4 min
Ripresa economica, virus sotto controllo e banche centrali sono solo alcuni dei fattori che sostengono l’equity di Pechino. Che secondo i gestori promette molto bene
Investitori, go east. Sono parecchi i gestori che in questi giorni diffondono previsioni rosee sulla Cina e in particolare sul suo mercato azionario. Pechino è stata infatti la prima a subire lo shock della diffusione del Covid-19 ma ora ne sta guidando l’uscita, e anche il rischio di una seconda ondata per ora è sotto controllo. Motivo per cui l’equity in particolare sembra promettere molto bene.
Grazie alla riapertura delle attività produttive ed economiche in molti Paesi, a giugno gli asset di rischio hanno registrato una forte performance e l’indice Msci World ha messo a segno una crescita del 2,7%, con le azioni statunitensi che hanno continuato a guidare i mercati sviluppati. “L’Msci EmAsia è stato oggetto di minor clamore, anche se in crescita dell’8,2%, con le azioni cinesi, che rappresentano oltre la metà dell’indice, in aumento del 9%”, fanno notare gli esperti di SPDR ETFs, secondo cui sebbene i rendimenti siano già stati robusti dall’inizio della crisi, ci sono alcuni fattori che potrebbero supportare un’ulteriore crescita nei prossimi mesi.
Quanto ai timori di un secondo focolaio, per gli analisti SPDR ETFs l’epidemia è stata subito isolata e non sembra aver avuto alcun impatto sulla ripresa: lo slancio continua ad apparire forte con un Pmi Caixin superiore alle attese a giugno. “Anche la Banca popolare cinese ha contribuito ad alimentare la ripresa, con risposte politiche che si sono dimostrate prudenti ma accomodanti. La PBoC si è concentrata sul miglioramento delle condizioni di prestito per contribuire a rafforzare la fiducia delle imprese, lasciando anche spazio per ulteriori riduzioni dei tassi in futuro, se necessario”.
Certo i rischi non mancano, come l’aumento delle tensioni commerciali con Washington e di quelle geopolitiche alimentate dalle ulteriori restrizioni imposte a Hong Kong. Ma per gli esperti le nuvole all’orizzonte sembrano diradarsi: “Le ultime notizie sono più positive. Recentemente abbiamo visto i primi incontri tra Stati Uniti e Cina da gennaio, con entrambe le parti che descrivono i colloqui come costruttivi”.
Le brillanti performance dei mercati azionari cinesi a giugno non sorprendono neppure Fabrice Jacob, ceo di JK Capital Management Ltd., società parte del Gruppo La Française, secondo cui stando ai dati macro la Cina è all’avanguardia della ripresa insieme a Taiwan e alla Corea del Sud ed eventuali focali di coronavirus vengono ormai gestiti in maniera molto efficiente. Per l’esperto, dietro la corsa degli indici c’è anche l’iniezione di liquidità delle banche centrali occidentali, che sta trovando uno sbocco proprio verso i mercati emergenti. “Secondo Bloomberg – evidenzia Jacob -, gli investitori stranieri sono stati acquirenti netti di A shares cinesi continentali per 7,4 miliardi di dollari a giugno. Riteniamo che questo flusso di liquidità non si fermerà qui, dal momento che la Cina sta aprendo attivamente i propri mercati finanziari agli investitori stranieri: banche e assicurazioni ora possono controllare fino al 100% le proprie attività in Cina”.
E il quantitative easing di Fed e Bce non finirà certo presto secondo l’esperto, che si attende ulteriori iniezioni di liquidità: “Tutta questa liquidità deve trovare una destinazione, in un momento in cui i tassi di interesse nei Paesi sviluppati sono negativi o prossimi allo zero. I mercati emergenti, e specialmente i mercati cinesi, particolarmente liquidi e capitalizzati, ne sono i naturali beneficiari, insieme alle proprietà di lusso e ai pezzi da collezione. Dopo aver adottato una politica fiscale e monetaria prudente durante la pandemia, la PBoC ha mantenuto i tassi di interesse cinesi a un livello relativamente attraente: il bond governativo cinese a 10 anni rende attualmente 200 punti base in più del suo omologo statunitense e 330 punti base in più del suo omologo tedesco”.
Per Rob Mumford, investment manager del team emerging markets equity di Gam Investments, l’outlook dell’equity cinese rimane solido grazie a temi strutturali positivi: Pechino ha infatti il vantaggio di poter fare un balzo in avanti rispetto al retaggio delle infrastrutture tradizionali, favorendo un livello di crescita molto più rapido attraverso piattaforme online in diversi settori, dalla sanità alle rinnovabili. “Le previsioni per la crescita del Pil quest’anno sono a premio e anche guardando ad una potenziale ripresa l’anno prossimo il Fondo Monetario Internazionale prevede che la Cina crescerà ad un tasso doppio rispetto al resto del mondo. Ciò si riflette nel mercato azionario cinese, con previsioni di crescita degli utili per i prossimi anni a un premio significativo per il resto del mondo, mentre le valutazioni rimangono a sconto sempre per il resto del mondo”, sostiene Mumford.
Per l’esperto quindi, se permangono le sfide a breve termine, le prospettive per l’esposizione azionaria attiva della Cina restano forti, con i policymaker dietro le quinte con una significativa potenza di fuoco aggiuntiva per mitigare i rischi di ribasso. “La crescita globale e la scarsità di rendimenti nell’attuale e probabile era post-virus Covid-19 rendono la Cina più attraente che mai, a nostro avviso”, assicura.