Barron (Lgim): “In cinque anni vedo una moria di prodotti indicizzati Esg”
L’idea è esposta nel corso dello Spring investment update della casa di gestione. “Dall’ultimo controllo risulta che vi siano più indici che titoli azionari”
5 min
Il climate change è ormai questione centrale per gli investitori. E lo dimostra il fatto che gli asset manager includono ormai il rischio climatico in 4 decisioni di investimento su 5. Lo certifica l’ultima indagine Esg condotta dal team Multi-Manager Research di Aviva Investors, che ogni due anni raccoglie le opinioni su temi sociali ambientali e di governance di un’ampia gamma di società di gestione responsabili di un patrimonio di 32.000 miliardi di sterline.
Stando al sondaggio, l’80% degli asset manager incorpora “sempre” o “spesso” il rischio climatico nelle decisioni di investimento, mentre solo il 2% ha dichiarato di non averlo “mai” incluso nel proprio processo decisionale. Non solo. Quasi tre società su cinque (il 58%) affermano che la pandemia ha accelerato l’adozione di investimenti Esg da parte degli investitori, in quanto le aziende rispondono alla maggiore pressione da parte degli investitori retail e istituzionali a considerare i rischi ambientali e sociali, nonché alle opportunità più ‘green’ prodotte dagli interventi di ripresa dal Covid-19. Solo il 7% ritiene, al contrario, che la pandemia non abbia fatto da propulsore.
“Gli asset manager stanno chiaramente evidenziando che i combustibili fossili e le industrie ad alta emissione di carbonio avranno un ruolo ridotto nei portafogli in futuro, con l’87% dei gestori intervistati che prevede un’esposizione strutturalmente inferiore in queste aree – sottolinea Cameron Falconer, senior manager research analyst di Aviva Investors -. Più sorprendentemente, gli asset manager sostengono che il cambiamento climatico è già ben integrato nelle pratiche di investimento. Se questo è davvero il caso, i selezionatori di fondi dovrebbero richiedere maggiori prove e trasparenza su come i rischi fisici, così come le opportunità e i rischi derivanti dalla transizione verso un mondo a basse emissioni di carbonio, vengono valutati e riportati”.
Secondo Dara White e Kyle Bergacker, rispettivamente responsabile globale azioni mercati emergenti e analista senior investimenti responsabili di Columbia Threadneedle Investments, gli investimenti responsabili hanno maggiori possibilità di generare alfa e di esercitare un impatto positivo nei mercati emergenti. “In questi Paesi, le aziende hanno molto più margine di miglioramento e gli investitori riescono a influenzare il cambiamento con maggiore facilità, per il bene loro e della società – affermano -. I mercati emergenti fanno maggiore affidamento sulle risorse naturali e utilizzano imprese manifatturiere ad alta intensità di manodopera, per cui le opportunità di miglioramento sono molto più numerose”.
Per i due esperti esiste un’enorme gamma di imprese di ‘qualità’ sia in termini di criteri Esg che di investimenti in generale nei mercati emergenti, che hanno a cuore gli interessi degli investitori, dei dipendenti e della società; gestiscono il capitale in modo responsabile e si caratterizzano per una buona governance societaria. È dunque essenziale individuarle per non confonderle con le mele marce e per farlo è necessaria l’analisi dei dati. “Anche se un’azienda non pubblica dati statistici, è comunque possibile ottenere informazioni raccogliendo dati rilevanti mediante l’apprendimento automatico, considerando ad esempio i galloni di acqua utilizzati, o i rifiuti pericolosi prodotti – osservano White e Bergacker -. Se è vero che i dati disponibili sui mercati emergenti sono meno di quelli pubblicati nei paesi sviluppati, le informative aziendali stanno aumentando rapidamente in risposta alle pressioni esercitate dai governi e dai grandi investitori come i fondi sovrani e i fondi pensione”.
Tra i temi su cui i due esperti si stanno concentrando c’è la tecnofinanza, interessante perché favorisce l’inclusione finanziaria. “Tra i nomi più noti figurano Alipay e Tenpay, il duopolio dei pagamenti in Cina, ma anche StoneCo e PagSeguro, in Brasile operano nel settore dei pagamenti digitali – aggiungono -. Per quanto riguarda le energie rinnovabili, Paesi come la Cina e l’India stanno adottando queste tecnologie su vastissima scala. Le società attive nel solare e nell’eolico possono contare su grandi quantità di consumatori potenziali. Inoltre, la Cina ha versato miliardi di dollari a sostegno dei veicoli elettrici e risulta all’avanguardia su questo fronte. Ravvisiamo inoltre opportunità nelle aziende del settore della formazione, dal momento che i servizi formativi online sono molto richiesti in quanto offrono maggiori possibilità ai bambini nelle aree rurali”.
Per Francesco Lomartire, responsabile di SPDR ETFs per l’Italia, i dati dimostrano che nel settore del credito la strategia Esg è da preferire. “Sul fronte dei flussi – evidenzia -, continuano a registrarsi flussi positivi nel credito investment grade, in particolare nelle strategie corporate Esg. Questo trend è stato spinto dal cambiamento sociale, dalle nuove regole e da una migliore comprensione delle performance delle strategie Esg poiché emergono sempre più elementi che provano come un approccio Esg possa aiutare sia a ridurre la volatilità che a migliorare le performance nel lungo periodo”.
L’esperto sottolinea come la performance attribution dimostri che la strategia Esg è in grado di ridurre la volatilità e migliorare le performance nel lungo termine. “Durante la crisi del Covid abbiamo osservato come le società con punteggi Esg più elevati si siano rivelate in genere più stabili – afferma -. Nel periodo della crisi che va dalla fine del 2019 alla fine di marzo 2020, l’indice Bloomberg SASB US Corporate ESG Ex-Controversies Select ha registrato una performance di -205.9bp contro quella dell’indice Bloomberg Barclays US Corporate di -363.4bp”.
Per Lomartire, la performance attribution suggerisce dunque che i risultati divergenti siano stati per lo più generati dall’asset allocation. “Ciò ha senso dato che i settori del segmento obbligazionario corporate che hanno registrato i peggiori risultati sono stati l’energia e i trasporti, entrambi settori in cui l’indice Bloomberg SASB US Corporate ESG Ex-Controversies Select ha un peso sostanzialmente inferiore rispetto all’indice principale”, conclude.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.
