Perché dopo la crisi tornano centrali i modelli di valutazione
I gestori rispolverano gli indicatori di bilancio per valutare gli investimenti azionari, ma non tutti forniscono lo stesso risultato. Ecco i modelli da usare nella fase post-coronavirus
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Più titoli growth di elevata qualità, meno debito dei Paesi periferici europei e più oro. E’ questo il portafoglio antivirus secondo gli esperti di Carmignac, che vedono le prospettive a medio termine appese alla prosecuzione del fragilissimo equilibrio messo in piedi da banche centrali e governi.
Quanto all’azionario, a detta degli analisti, negli ultimi sette giorni i mercati sono stati abbastanza resilienti perché le azioni politiche per contrastare il virus sono ancora in corso e vi sono state rassicurazioni sulla possibile riduzione delle misure di lockdown. Ma c’è stato anche un piccolo cambiamento nelle dinamiche interne: il rally non è stato trainato solo dai titoli growth e difensivi, ma anche dai settori ciclici, tra cui banche, automotive e industria, di gran lunga i settori che hanno registrato le peggiori performance da inizio anno ad oggi, e continuano a farlo, insieme al comparto dell’energia, a seguito del pesante calo di due settimane fa. Sovraperformance dei settori ciclici e dei titoli value che ha portato l’azionario europeo a registrare le stesse performance di quello statunitense.
Per quanto riguarda il reddito fisso, gli esperti Carmignac segnalano di aver aumentato gli investimenti in maniera selettiva ma allo stesso tempo significativa. “In tema di debito periferico in Europa, invece, l’Ue non sta ancora facendo abbastanza – si legge nel report -, per cui i maggiori interventi devono essere effettuati dalla Bce che sarà costretta a fare di più, a partire da un aumento delle dimensioni e della durata del Pepp, che deve superare gli attuali 750 miliardi e andare oltre la soglia della fine dell’anno, con l’obiettivo di tenere sotto controllo gli spread sovrani. Questo dovrebbe accadere presto, ma nelle ultime settimane abbiamo ridotto in via cautelare la nostra esposizione al debito periferico”.
Per gli analisti, in questa seconda fase dei movimenti del mercato, essenzialmente guidati dal sentiment, per via della mancanza di visibilità concreta, dati attendibili o prospettici, e a causa di massicce iniezioni di liquidità, i fattori tecnici prendono il sopravvento sull’analisi fondamentale. “Negli ultimi giorni della scorsa settimana, alcuni livelli di resistenza sono stati superati, motivo che ci ha spinto a incrementare leggermente la nostra esposizione azionaria. Tuttavia non prevediamo di aumentare ulteriormente il nostro profilo di rischio, visto che la nostra interpretazione fondamentale della situazione non è cambiata”, chiariscono evidenziando comequesto da un lato spieghi il crescente disallineamento tra i mercati azionari e la realtà economica e dall’altro indichi un rischio di nuova instabilità.
La crisi legata al coronavirus non solo sta dando vita a un nuovo scenario per i mercati, ma per gli esperti Carmignac sta anche mettendo in luce la fragilità del sistema dove i tassi di interesse sempre più bassi hanno favorito la continua crescita della leva finanziaria: “Si è raggiunto un equilibrio unico nel suo genere: finché le banche centrali sono riuscite ad evitare la recessione grazie al continuo sostegno monetario, gli asset di rischio hanno potuto continuare a crescere, alimentati dall’offerta permanente di liquidità da parte delle banche centrali. La crescita dei mercati azionari e del credito, e anche del settore immobiliare, ha alimentato un effetto positivo in termini di ricchezza, che a sua volta ha sostenuto la spesa dei consumatori, soprattutto negli Stati Uniti”.
Questo tipo di equilibrio presenta però due problemi: il sostegno delle banche centrali non può mai venire meno, come visto nel 2018, altrimenti ci sarebbe una rapidissima inversione del trend economico e un sell-off degli asset di rischio, favorendo la recessione; questo equilibrio instabile potrebbe crollare se dovesse presentarsi una qualsiasi forte recessione che le banche centrali non sarebbero in grado di contrastare. “Con la crisi innescata dalla diffusione del coronavirus è stato proprio così”, affermano, sottolineando come in questo contesto, l’iniziale tensione del mercato azionario nel periodo febbraio-marzo è ampiamente giustificabile ed era altrettanto inevitabile che banche centrali e governi raddoppiassero il supporto all’economia. “I policymaker faranno davvero di tutto per mantenere in piedi il castello di carte. Ecco perché abbiamo assistito al grande rimbalzo del mercato azionario da metà marzo”.
In sintesi, dunque, le valutazioni di mercato sono più costose rispetto ai massimi dello scorso febbraio, nonostante l’orizzonte di crescita economica sia chiaramente inferiore a quello di tre mesi fa. Inoltre i mercati ritengono che l’intervento illimitato dei policy maker possa risolvere o aggiustare questo disallineamento. In altre parole, la parte dell’equazione relativa all’approvvigionamento di liquidità è considerata abbastanza potente da giustificare multipli di valutazione molto più elevati degli asset di rischio e, naturalmente, favorisce i settori non ciclici.
“Il punto cruciale della questione è essere consapevoli del fatto che le prospettive a medio termine si basano sulla continuazione di un equilibrio molto fragile sostenuto dai policy maker – avvertono -, per cui le valutazioni degli asset di rischio possono rimanere elevate in quanto c’è un’idea diffusa secondo cui le prospettive economiche a medio termine rallenteranno molto, ma non avranno né carattere recessivo né inflazionistico, fattore che giustificherà un’offerta monetaria sufficiente a sostenere le valutazioni”.
Per gli esperti bisogna comprendere che, da un lato, più continua a persistere uno scenario con crescita estremamente bassa e più aumentano le possibilità di una recessione in caso si verifichi un evento dirompente e, dall’altro, più i policy maker devono far di tutto per colmare il divario tra i prezzi degli asset e la realtà economica, più i mercati saranno tentati di testare la loro credibilità. “Questo comporta un rischio di instabilità, che si può trasformare anche in rischio di instabilità valutaria – aggiungono -. Ecco perché abbiamo aumentato la nostra esposizione all’oro nel nostro portafogli”.
“La comprensione di questo orizzonte di crescita lenta, nella migliore delle ipotesi, spiega due cose: in primo luogo il fatto che nei nostri portafogli azionari preferiamo titoli growth di elevata qualità, con un flusso di cassa positivo e un’elevata visibilità secolare. In particolare i disruptor dell’universo tecnologico stanno effettivamente guadagnando quote di mercato in questo contesto, fattore che spiega anche perché ci aspettiamo che di tanto in tanto l’instabilità del mercato minacci questo fragile sistema. Questi fattori sono alla base della nostra gestione del rischio molto cauta. A nostro avviso, la gestione passiva dei fondi non è più una soluzione per nessuno”, concludono.
