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Il Wealthtech, quel ramo del Fintech che si occupa delle applicazioni tecnologiche e digitali nell’industrial della gestione del risparmio e dei patrimoni, è fra gli ambiti più promettenti dell’intero ecosistema italiano di startup e piccole aziende che si occupano di innovazione nei settori dell’intermediazione bancaria, assicurativa e finanziaria più in generale.
È quanto rileva l’indagine “Fintech waves – The italian Fintech ecosystem” realizzata da EY e dal Fintech District – presentata oggi contestualmente alla prima edizione dell’Italian Insurtech Summit, organizzato da IIA – dalla quale emerge come l’innovazione digitale stia modellando i settori finanziario, bancario e assicurativo italiani, complici anche lo sviluppo e l’introduzione negli ultimi anni di una serie di iniziative, regolamenti e incentivi per promuovere la crescita della community Fintech (dall’istituzione dell’Agenzia per l’Italia Digitale alla più recente introduzione, prevista dal Decreto Crescita, di un sandbox per facilitare lo sviluppo del fintech, passando per la PSD2).
Il panorama italiano delle Fintech è guidato dalle startup di Crowdfunding (71), seguito dalle startup che si occupano di Data Analytics, Machine Learning e Artificial Intelligence (35) e dalle Fintech che offrono pagamenti smart (34).
Il Wealthtech, con le sue 19 società, rientra fra i primi dieci rami – per numerosità di popolazione – del Fintech, subito dietro alle startup che offrono servizi di Lending (30) e Insutech (28) ma prima di Cybersicurezza (18 società) e Capital Markets e Trading (16 società).
Dall’analisi realizzata da EY e dal Fintech District si evidenzia che fra le aree su cui puntare per il futuro le Wealthtech, abilitate dall’AI, saranno la rivoluzione nel settore del Wealth & Asset Management.
“L’ecosistema italiano del fintech avrà opportunità di crescita rilevanti a patto che adotti un approccio di coopetizione, cioè di competizione e cooperazione allo stesso tempo, facendo leva sui modelli di open finance che coinvolgano i diversi player del settore dei Financial Services”, commenta Andrea Ferretti, markets financial services & Fintech italian leader di EY.
Secondo le analisi numeriche condotte, emerge come il valore mediano degli investimenti raccolti da ciascuna startup si attesti in Italia sui 700 mila euro, con le Fintech in vantaggio rispetto alle Techfin (il 46% delle FinTech ha raccolto più di 1 milione di euro contro il 21% delle Techfin). Il 95% delle startup italiane ha una post-money valuation superiore a 1 milione di euro. Inoltre, la maggior parte delle startup (circa il 70%) ha come obiettivo, per il prossimo round di finanziamento, investitori istituzionali, in particolare fondi di Venture Capital internazionali.
Dall’analisi realizzata da EY e dal Fintech District si evidenzia che, nonostante gli investimenti nel settore Fintech in Italia siano ancora in ritardo rispetto a quanto accade in altri Paesi europei (nel 2019 il Paese ha attirato solo il 2% del capitale totale investito in Fintech in Europa, mentre Regno Unito e Germania hanno attratto rispettivamente il 50% e il 19% degli investimenti), di recente il gap ha iniziato a ridursi, grazie allo sviluppo di condizioni favorevoli e alla crescente collaborazione tra operatori tradizionali e startup. I finanziamenti alle startup italiane del Fintech sono cresciuti a un Cagr di oltre il 60% dal 2016 al 2019, che ha registrato il record dei 261 milioni di euro. Per quanto attiene all’anno in corso, nonostante le difficoltà registrate su scala globale a causa dell’avvento del Covid-19, l’ecosistema Fintech italiano ha mostrato importanti segnali di resilienza, anche da un punto di vista di accesso a nuove fonti di finanziamento. In particolare, le principali attività di fundraising nell’arco dei primi 8 mesi del 2020 hanno raggiunto la cifra di 90 milioni di euro.
“La sfida più importante per le startup in Italia è quella di essere in grado di pensare con una visione globale, sfruttare economie di scala e divenire così più attrattive per grandi gruppi e fondi esteri. La rapida crescita dell’ecosistema italiano Fintech è sicuramente un segnale positivo e dovrebbe esserlo anche per tutti quegli investitori che desiderino cogliere le migliori opportunità prima di altri. Molti imprenditori stanno già attirando qui talenti di livello e, per quanto riguarda i capitali, crediamo sia solo una questione di tempo”, chiosa Alessandro Longoni, head of Fintech District.
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