Usa, le occasioni non sono finite
"I multipli del mercato americano sono in linea con le medie storiche: il p/e è a 16,2 nei 12 mesi e gli utili nel range 5-8%. Le azioni non sono a sconto, ma l’economia resta solida e nuovi rally sono possibili
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Fed e rallentamento globale giocano a favore degli Stati Uniti. Ne sono convinti gli esperti di Legal & General Im, secondo cui il ciclo Usa potrebbe durare più a lungo di quanto previsto. “Sei mesi fa ritenevamo altamente probabile che nel corso del 2019 si sarebbero manifestati segnali di allarme per l’economia degli Stati Uniti – spiega Tim Drayson, head of economics di Legal & General Im -. I nostri indicatori di recessione aggiornati, invece, per quanto si tratti pur sempre di aspetti di carattere predittivo, sembrano più positivi di quanto non avessimo previsto per l’inizio del 2020”.
Che cosa è cambiato? Innanzitutto la posizione della Federal Reserve. “I tassi sono stati lasciati invariati prima di quanto ci aspettassimo. Sarebbe facile attribuirne la responsabilità all’aumento della volatilità del mercato verso la fine dell’anno scorso: a nostro avviso, invece, il principale motivo risiede nell’outlook più morbido sull’inflazione”.
Insomma, il ciclo Usa potrebbe durare più a lungo. Per tre motivi. “Innanzitutto – spiega l’esperto -, la crescita globale si è indebolita con la performance deludente della Cina. Quindi le pressioni legate ai prezzi delle importazioni sono in gran parte assenti. In secondo luogo, la crescita degli Stati Uniti è rallentata. Non disastrosamente, ma abbastanza per ridurre il rischio di surriscaldamento dell’economia. Infine, le previsioni sull’inflazione sono inaspettatamente diminuite. Questo aspetto è cruciale, poiché probabilmente eserciterà una pressione al ribasso sul comportamento dei prezzi e dei salari”.
“Se guardiamo ai venti indicatori di recessione che monitoriamo per gli Stati Uniti, possiamo constatare come il minor rischio di un aumento dell’inflazione e il percorso più morbido dei tassi di interesse rendano di fatto meno probabile nel giro di poco tempo una crescita repentina dei costi del debito privato”, prosegue Drayson. “In questo momento sembrano esserci minori rischi di una sovraproduzione e di investimenti non redditizi che porterebbero a un aumento delle scorte o ad un rapido deterioramento del deficit di finanziamento delle imprese. Ciò, a sua volta, renderà le banche probabilmente più disposte, in futuro, a continuare a prestare denaro”.
Dunque l’esperto chiarisce: “Perché avvenga una recessione di solito è necessario un aumento dell’inflazione, per costringere la Fed a frenare, oppure occorrono un errore di politica, eccessi nel settore privato o lo scoppio di una bolla dei prezzi degli asset. Nessuno di questi fattori sembra presente in questo momento. Certo, c’è sempre il rischio di un grande shock esogeno”.
“Gli Stati Uniti – è la conclusione – hanno anche a che fare con battaglie dentro al Congresso per quanto riguarda il tetto del debito. Ma se si riusciranno a evitare grandi fattori di disturbo, è probabile che il ciclo sia destinato a continuare. Storicamente è sempre stato difficile progettare un atterraggio morbido negli Stati Uniti (riportando la crescita intorno al potenziale, che stimiamo approssimativamente all’1½%), ma con lo svanire degli stimoli fiscali nel 2020 questa sta diventando la nostra previsione di riferimento”.
