Brexit, Johnson stravince le elezioni britanniche. I mercati brindano
Probabile la chiusura dell’accordo con Bruxelles entro il 31 gennaio. Borse e sterlina in rialzo. Anche se, come sottolineano gli operatori, le incertezze restano. I commenti
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Archiviata l’incognita delle elezioni britanniche, ora la strada è in discesa per la Brexit. Secondo gli esperti la rimozione di un importante elemento di incertezza dovrebbe rassicurare i mercati, come dimostrerebbe anche la corsa della sterlina dopo il risultato favorevole ai Tory di Boris Johnson. “Queste elezioni hanno portato una vittoria sorprendentemente netta per il Partito Conservatore. Di conseguenza, ci aspettiamo che il Regno Unito lasci l’Unione Europea come programmato il 31 gennaio 2020, utilizzando l’accordo di uscita attuale”, commenta Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist di Schroders, aggiungendo che i rapporti commerciali, le frontiere e sostanzialmente ogni altro aspetto delle future relazioni con l’UE dovranno essere negoziati in seguito.
“Dal punto di vista degli investitori, le elezioni sono state cruciali per due motivi. Innanzitutto, perché le politiche di Corbyn e McDonnell erano fortemente anti-investitori: basta pensare alle nazionalizzazioni, agli espropri effettivi dei beni, alle tasse straordinarie e a un aumento delle imposte societarie. Gli investitori, inclusi i fondi pensione, le persone fisiche e i fondi di beneficenza ne avrebbero sofferto”, commenta James Clunie, head of Strategy Absolute Return di Jupiter Asset Management. In secondo luogo, prosegue “c’era un’enorme incertezza tra individui e imprese a causa di un governo di minoranza inefficace prima delle elezioni. Ciò ha raffreddato il sentiment e le attività economiche”.
Ovviamente poi c’è il tema della Brexit, sul quale una possibile ascesa dei laburisti di Jeremy Corbyn avrebbe potuto rimescolare ancora una volta le carte in tavola. Ma ora secondo una nota di Allianz Global Investors la vittoria dei conservatori dovrebbe finalmente porre fine all’impasse parlamentare, spianando la strada al Regno Unito per lasciare l’UE il 31 gennaio e permettendo a entrambe le parti di iniziare a negoziare i termini delle loro future relazioni commerciali.
Certo, fanno notare gli esperti di Allianz GI, “è possibile che una relazione commerciale soddisfacente tra il Regno Unito e l’Unione Europea non venga negoziata prima della fine del periodo di transizione nel dicembre 2020”. Un’uscita “no-deal” sviluppata seguendo i criteri del Wto che lascerebbe aperte molte domande sulle future relazioni del Regno Unito con il suo principale partner commerciale, l’UE. “Se le dispute commerciali dovessero aumentare, potrebbero causare impatti economici per entrambe le parti”. Ma per Allianz GI le azioni del Regno Unito potrebbero evidenziare un “relief rally”, che potrebbe premiare soprattutto le azioni a bassa e media capitalizzazione. “Da quando Johnson è diventato primo ministro a luglio, le mid-cap britanniche hanno sovraperformato quelle europee di circa il 6%, e crediamo che un altro 10% sia possibile”, si legge nella nota. Ma anche se la performance delle società a maggiore capitalizzazione dovrebbe essere influenzata negativamente da una sterlina più forte, “riteniamo che una parte delle azioni large-cap britanniche potrebbe rimbalzare”, in particolare banche, immobili, tabacco e pharma.
Sul fronte valutario, gli esperti di Allianz GI pensano che la sterlina inglese potrebbe rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi se vi fosse la certezza circa i tempi e i termini di un accordo commerciale post-Brexit. “Al contrario, se la possibilità di un’uscita “no deal” dovesse riemergere – per quanto improbabile – questo risultato potrebbe impattare il tasso di cambio e contenere l’eventuale ripresa”.

Per Tim Graf, responsabile Macro Strategy EMEA di State Street Global Markets, “ci sono poche possibilità che le performance della sterlina migliorino ancora. Il nostro purchasing power parity-based valuation framework prevede che il fair value del cambio tra sterlina e dollaro si attesterà a 1,3340, mentre quello tra euro e sterlina a 0,8670”.
Invece Paras Anand, head of Asset Management Asia Pacific di Fidelity International ritiene che il rally della sterlina dopo il voto “potrebbe essere un altro segnale che il lungo periodo di sovraperformance del dollaro USA nel contesto dei mercati valutari sta per finire”, un aspetto che dovrebbe produrre effetti sui mercati globali, e in particolare sugli emergenti. Inoltre, la vittoria dei conservatori dovrebbe portare a una maggiore spesa. “Johnson, in particolare, ha un track record nel sostegno agli investimenti in progetti infrastrutturali su larga scala”. A prima vista, osserva Anand, l’esito di una rapida elezione nel Regno Unito dovrebbe avere scarsa rilevanza per i mercati globali, ma “in un contesto che potrebbe rivelarsi una svolta più significativa nella politica economica e nella leadership di mercato, gli investitori farebbero bene a prestare maggiore attenzione”.
Anche per Tristan Hanson, multi-asset fund manager di M&G Investments, il significato più importante della vittoria di Johnson è la previsione di un assetto politico molto più business-friendly di quello che si sarebbe concretizzato con i laburisti, e quindi favorevole al mercato azionario. “Il Regno Unito lascerà l’Ue a gennaio e – cosa importante – con un accordo, e anche se potrebbero esserci incertezze sul tempismo e sulla portata dell deal commerciale definitivo con l’Europa, il premier Johnson sarà meno vincolato dalla fazione del partito favorevole alla hard Brexit”, spiega Hanson, convinto anche lui che l’elezione porterà bene a sterlina e azioni britanniche, mentre “i gilts britannici appaiono assai poco attraenti nel confronto, oltre che vulnerabili a ogni revisione di lungo termine dell’outlook sui tassi di interesse”.
