MiFID II, si sciolgono i nodi
La Direttiva “è una conferma del nostro sistema, del nostro meccanismo, della nostra figura professionale”. È il messaggio di Luca Frumento, consulente legale Anasf, alla platea di Consulentia.
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“MiFID II non è una minaccia, bensì un’assunzione di responsabilità che affida ai consulenti un ruolo fondamentale per il buon funzionamento del sistema finanziario. Non dobbiamo temere la maggiore trasparenza commissionale che ci viene richiesta”. A un mese dall’entrata in vigore della direttiva europea che chiama i consulenti al salto di qualità più impegnativo, il presidente dell’Anasf Maurizio Bufi esorta la platea di professionisti del risparmio riunita a Roma per la quinta edizione di Consulentia ad assumere un ruolo da protagonista del cambiamento in atto nel mercato del risparmio gestito, tra innovazione tecnologica ed evoluzione normativa.
“Ultimo giudice del buon operato è il cliente, quindi il mercato”, sottolinea Bufi. Guardando ai numeri del 2017 dell’industria italiana del risparmio gestito, con una raccolta in aumento del 75,3% su base annua riconducibile in larga parte al lavoro delle reti, i segnali che provengono dai clienti sono di conferma e di fiducia, “ma nulla è immutabile”, ricorda il presidente Anasf. “La fiducia va guadagnata ogni giorno e con il supporto delle istituzioni, mentre riceviamo segnali sempre più contraddittori dal legislatore e dal regolatore, che non sempre hanno saputo cogliere la nostra specificità”.
Un’osservazione che trova conforto nell’analisi di Francesco Boccia, presidente della Commissione bilancio della Camera dei deputati e deputato PD. “MiFID II sta aprendo le porte a un mondo completamente cambiato”, in cui gli obblighi di comunicazione alla clientela e gli obblighi connessi agli investimenti “aprono uno spazio tra le regole da cui veniamo e il modello su cui dovremo lavorare” che ruota intorno al confronto con l’innovazione del fintech.
Il convegno inaugurale trasmesso in diretta sul nostro canale YouTube
MiFID II, senza fintech “occasione persa”
“La rivoluzione digitale in corso ha stravolto la catena del valore anche nel mondo finanziario, il legislatore non può e non deve girare la testa dall’altra parte”, afferma Boccia. Una sfida da affrontare e vincere, ma che allo stesso necessita di un adeguamento del modello di regolamentazione volto a “garantire il risparmio anche in un mondo che spesso il risparmio non lo garantisce più. Altrimenti la direttiva MiFID II e il regolamento MiFIR rischiano di essere un’occasione persa. Attuare la MiFID II senza valutare gli effetti del fintech non ha molto senso. Va messo tutto nello stesso recinto regolatorio”.
Boccia ha dunque esortato i futuri decisori che emergeranno dalle elezioni del 4 marzo a “utilizzare il lavoro dei consulenti per vincere la sfida del digitale, a tutela dei risparmiatori e di una catena del valore equa”. Da sottolineare anche il «mea culpa» su Poste Italiane: “Come classe dirigente abbiamo sbagliato a pensare che potesse fare la banca. La concorrenza va rispettata, Poste non dovrebbe occuparsi di finanza ma concentrarsi sui pacchi. Il prossimo contratto di servizio, che sostituirà quello in scadenza nel 2019, dovrà considerare questo aspetto”.

Regole chiare e uguali per tutti: questo il monito di Bufi, che raccoglie l’assist di Boccia: “Chi fa la banca deve rispettare le regole del mercato, senza scorciatoie”, afferma il presidente Anasf. “Siamo professionisti che creano valore in un mercato ormai maturo come quello del risparmio gestito. La pressione normativa che fa da cornice, i driver di competitività e di costo sono tutti elementi che determinano un ridimensionamento dei margini”. Bufi chiede che il ruolo dei consulenti venga tutelato per rispondere alla doppia sfida della MiFID e dei robo-advisor, un cambio di paradigma “che impone al consulente un supplemento di qualità per il suo lavoro, che deve essere adeguatamente remunerato. I consulenti finanziari hanno interesse allo sviluppo del mercato del risparmio gestito, ma non a qualsiasi costo”.
Nel suo intervento il presidente dell’Anasf prende di mira anche le reti: “Dalle società mandanti abbiamo ricevuto segnali a volte forti, a volte deboli, a volte nulli. Ci aspettiamo messaggi chiari, proposte equilibrate e condivise. Avvertiamo il bisogno che si metta mano alle strutture, le reti devono aprirsi a nuovi modelli, anche associativi, che garantiscano il ricambio generazionale. Non vedo investimenti sui giovani”, sottolinea Bufi. E sui margini, dati in diminuzione da molte analisi sui possibili impatti della MiFID, aggiunge: “Settore, società e ogni singolo consulente dovranno fare i conti con una riduzione dei margini a tutti i livelli. Dobbiamo aumentare la produttività, le reti devono cambiare organizzazione, la riduzione dei margini non deve ricadere solo sui singoli consulenti, ma anche sugli azionisti”. In chiusura, mano tesa al legislatore a tutti i livelli, comunitario e nazionale: “Siamo pronti al confronto nel merito su tutti i temi rilevanti per colmare lo spazio tra regole e realtà della professione”.
