Il loro ciclo sembra essersi concluso. Ora è arrivato il momento di puntare sul value, trattato a sconto su molti mercati
Eoin Maher, fundamental analyst, equities presso Unigestion
Potrebbe essere tornato il momento dei titoli value, dopo l’amore, piuttosto duraturo, del mercato per i growth? Sì, secondo i gestori. “Per credere nel perpetrarsi della sovraperformance del growth rispetto al value nel medio termine – dice a Focus Risparmio Eoin Maher, fundamental analyst, equities presso Unigestion – bisogna ignorare un fattore che ha mostrato una sovraperformance statistica nel lungo periodo, nonostante stia attualmente scambiando a un prezzo più basso del solito, e altresì ignorare completamente il concetto di mean reversion, credendo, al contrario, che un fattore composto in gran parte da azioni prezzate alla perfezione continuerà a mantenere queste caratteristiche in un contesto di inasprimento della politica monetaria e di maggiore incertezza”.
Yoram Lustig, Responsabile delle Soluzioni Multi-Asset, Emea, T. Rowe Price
Insomma, continuare a puntare sulla crescita è un esercizio abbastanza utopico. “Nei 10 anni successivi alla crisi finanziaria, i titoli growth, in particolare quelli del settore tecnologico, le cosiddette Faang, hanno superato di gran lunga quelli value, traendo sostegno da un certo numero di fattori specifici all’attuale ciclo economico – ricorda Yoram Lustig, Responsabile delle Soluzioni Multi-Asset, Emea, T. Rowe Price – Ma sul lungo termine, l’investimento orientato al valore dovrebbe produrre migliori risultati rispetto a quello orientato alla crescita. Poiché i titoli value vengono acquistati a un prezzo inferiore rispetto al valore intrinseco, l’idea è che tale prezzo finirà col convergere con il valore”.
Intanto, la fine del ciclo che ha favorito i growth sembra preannunciata da alcuni fattori. “Negli Stati Uniti, la sovraperformance delle azioni growth rispetto ai titoli value sta raggiungendo livelli che non si vedevano dal 2000”, precisa Maher. Che sostiene che “la differenza tra una buona società e un buon titolo sta nel prezzo. Da un’analisi dell’attuale valore di scambio di alcuni titoli growth-oriented è possibile percepire che il mercato prospetta loro una strada molto lunga e lineare. Al contrario, il value è scambiato allo sconto più elevato per la crescita dai tempi della bolla delle dot-com dei primi anni 2000”.
Ma non è solo una questione di prezzo: “nell’ultimo decennio, la combinazione unica di bassi tassi di interesse, rally dei titoli tecnologici, valutazioni favorevoli e ciclo economico hanno creato le condizioni ideali per i titoli growth”, precisa Lustig. Ma ora il ciclo sembra concluso. “I tassi negli Stati Uniti stanno risalendo e le valutazioni non favoriscono più i titoli growth. È probabile che a un certo punto il ciclo economico entri in recessione e i titoli tecnologici, tipici growth, potrebbero perdere slancio a causa delle elevate valutazioni e della regolamentazione, mentre i titoli finanziari, tipici value, potrebbero registrare un migliore andamento grazie all’irripidimento della curva dei rendimenti e alla deregolamentazione. In definitiva, i titoli value potrebbero tornare alla ribalta”, conclude il gestore di T. Rowe Price.
Lo rivela la sesta edizione del Global Sovereign Asset Management Study, il report annuale di Invesco sul comportamento di investimento condotto tra 126 tra investitori sovrani e responsabili delle Banche Centrali di tutto il mondo
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