L’Europa dopo Merkel
La cancelliera lascerà la guida del suo partito e non si candiderà alle elezioni 2021. Gli equilibri del Vecchio Continente sono destinati a cambiare. Ora si guarda allo stress test delle elezioni europee
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Dic – Gen 2019 |
Dopo anni di tranquillità, da qualche mese lo spread è tornato a ondeggiare nell’area dei 300 punti. È anche vero che da qualche anno i rendimenti dei titoli di Stato italiani erano davvero bassi, se non negativi; quindi ci si chiede se ora questa fiammata dei rendimenti abbia portato nuove opportunità sui titoli di Stato, o se al contrario li abbia resi una forma di investimento da cui tenersi alla larga.

“A oggi il rischio di credito che vediamo sui governativi italiani non ci preoccupa particolarmente, ma ci preoccupa un ulteriore indebolimento delle condizioni politiche che potrebbero far aumentare lo spread”, commenta Francisco Rodriguez D’Achille, head of Institutional Business Development di Amiral Gestion. L’esperto argomenta che se è difficile prevedere le dinamiche politiche in parte responsabili dello spread, “quello che sappiamo per certo è che i tassi saliranno in Europa. Per questo motivo è meglio puntare su duration basse, non oltre i tre anni, meno esposte ai movimenti dei tassi”. Amiral Gestion in questo momento non sta acquistando titoli di Stato e preferisce focalizzarsi sui titoli corporate, soprattutto europei, che hanno un profilo di rischio/rendimento “più attraente rispetto ai titoli di Stato della stessa duration”, aggiunge Rodriguez D’Achille.
Anche Russell Silberston, head of Multi-Asset Absolute Return di Investec Am, dice di non avere posizioni attive sui titoli di Stato italiani. Ma reputa al contrario che il rialzo dei rendimenti sia un’opportunità di investimento. “Punteremmo ad acquistare ai livelli attuali perché pensiamo che, mentre il Consiglio europeo sta valutando di imporre le sue procedure per i disavanzi eccessivi, sembra improbabile che vengano imposte sanzioni monetarie, per il timore di scatenare un sentimento maggiormente avverso all’Ue in vista delle elezioni europee del prossimo anno. Se tutto questo porterà a un periodo di relativa calma, allora il rendimento dei titoli di Stato italiani potrebbe essere in effetti allettante”, argomenta Silberston, che suggerisce però di tenere presente il fattore delle perdite di capitale se i prezzi scendono ancora. E in ogni caso, reputa più sicure le scadenze brevi: “L’aspetto che davvero desta preoccupazioni negli investitori internazionali è il timore che i loro titoli vengano ridenominati dall’euro alla lira italiana. Il governo ha cercato di confermare il proprio impegno verso l’euro e l’Ue, ma, in una prospettiva decennale, gli atteggiamenti potrebbero cambiare”, conclude l’esperto.
