Turismo, banche e società petrolifere: la pandemia ha lasciato segni tangibili su questi tre comparti. Le riflessioni dello strategist di Schroders
Azad Zangana, senior european economist & strategist di Schroders
Diversi Paesi iniziano a porre fine alle politiche di lockdown e le economie si avviano verso la ripartenza, ma questo binomio sembra non valere per tutti i settori allo stesso modo.
Mentre le quotazioni azionarie delle società tecnologiche e digitali corrono sia negli Usa sia in Europa, sono almeno tre i settori che in questa fase dei mercati non stanno godendo in maniera analoga del momentum positivo delle Borse.
Fra questi spiccano l’industria dei viaggi e del turismo, il settore finanziario – in primis le banche – e le società energetiche.
“L’industria dei viaggi e del turismo sarà probabilmente tra quelle maggiormente colpite dalla pandemia da Coronavirus, soprattutto perché le restrizioni sui viaggi potrebbero perdurare per qualche tempo anche dopo la riapertura delle economie, e per via dei timori legati ai viaggi prolungati senza un adeguato distanziamento sociale”, spiega a FocusRisparmio Azad Zangana, senior european economist & strategist di Schroders.
Per l’economista è probabile che il settore presenti un eccesso di capacità per un certo periodo di tempo, con conseguenti tagli al personale e licenziamenti. “Le aziende strategicamente rilevanti, come le compagnie aeree, saranno probabilmente oggetto di salvataggi da parte dei governi, verosimilmente in cambio di partecipazioni azionarie. Sono plausibili anche le fusioni, anche se le autorità monitoreranno attentamente i rischi di eccessiva concentrazione dei mercati”.
Oltre a viaggi e turismo, anche il settore bancario risentirà del permanere di bassi tassi di interesse per un periodo prolungato. Occorre poi tener conto del “rischio di default delle società debitrici, sia nuove che esistenti, è aumentato a causa dell’impatto della recessione e della perdita di posti di lavoro”.
Infine, un altro settore in difficoltà è quello delle società petrolifere, per le quali è plausibile un’ondata di chiusure e fusioni. Zangana sostiene che a differenza di altri produttori, tali società non possono interrompere la produzione, a causa della natura stessa del processo di estrazione del petrolio. “Di conseguenza – chiosa lo strategist – negli ultimi mesi sono state accumulate notevoli scorte, che hanno fatto collassare il prezzo sui mercati all’ingrosso ben al di sotto del livello di profittabilità per molti. Potrebbero volerci anni per smaltire le scorte, in quanto la domanda probabilmente rimarrà contenuta a lungo”.
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