Koesterich (Blackrock): scommettere sulla ripresa? “Meglio Usa che Europa”
Il portfolio manager del più grande gestore al mondo spiega le ragioni che lo portano a preferire i titoli di Stato americani su quelli del Vecchio continente
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Mercati incerti in apertura di una settimana decisiva per l’Eurozona alle prese con il coronavirus. Ma se gli indici del Vecchio Continente viaggiano deboli e contrastati, in realtà la tensione è altissima. Gli occhi degli investitori sono infatti tutti puntati sull’evento principale della settimana, il Consiglio europeo, in programma giovedì 23.
Al centro della video-discussione dei capi di Stato e di governo dell’Unione, le indicazioni fornite dall’Eurogruppo il 9 aprile scorso per affrontare la crisi scatenata dalla pandemia, e soprattutto le modalità di finanziamento del “Recovery Fund” che la Commissione dovrebbe gestire per cercare di stimolare la ripresa. L’obiettivo dell’Italia è che si opti per gli Eurobond, ma la chiusura di Germania e Nord Europa lo rende molto difficile da raggiungere.
Strettamente connesso all’appuntamento europeo è l’altro evento clou della settimana, in calendario per il giorno successivo, venerdì 24, quando S&P aggiornerà il suo rating sull’Italia, al momento fissato a ‘Bbb’, appena due tacche sopra il livello spazzatura. Da segnalare che lo scorso ottobre l’agenzia Usa aveva modificato da stabile a negativa la prospettiva per il nostro Paese, lasciando quindi presagire un possibile futuro downgrade. Ecco perché i tecnici di S&P saranno molto attenti all’esito del Consiglio europeo e in particolare al volume del nuovo scostamento di bilancio che il governo si appresta a presentare al Parlamento insieme al nuovo quadro macroeconomico del Def.
“Delude per ora l’assenza di coesione, con le perduranti diatribe tra la fazione dei Paesi del Sud Europa, che chiedono a gran voce l’emissione di Eurobond, e quella dei Paesi del Nord Europa, fermi oppositori di qualsiasi forma di condivisione del rischio – commenta Andrea Delitala, head of euro multi asset di Pictet Am -. Ad oggi, quindi, il bicchiere appare mezzo vuoto, nonostante le massicce manovre annunciate la settimana scorsa dall’Eurogruppo, che superano complessivamente i 500 miliardi di euro. Tra di esse, è sicuramente apprezzabile il programma contro la disoccupazione, del valore di 100 miliardi di euro, che vede per la prima volta il mercato del lavoro come target esplicito di politiche comunitarie”.
“A questo punto, per sperare in misure più collettive non resta che attendere, con fiducia, l’esito del Consiglio Europeo del 23 aprile, confidando sul fatto che le forze che spingono per una maggiore solidarietà ed integrazione, emerse di recente anche in Germania, prevalgano su quelle di segno opposto, centrifughe sempre in agguato quando si tratta di destinare risorse – prosegue Delitala -. D’altronde, nel mondo che ci verrà restituito dalla pandemia di Coronavirus, meno globalizzato e più localizzato, sarà ancora più necessario collaborare tra paesi limitrofi ed interdipendenti. Quindi, per l’Unione Europea mostrare unità di intenti e muoversi verso una maggiore integrazione (unione bancaria, unione fiscale e unione dei mercati) diventerà un problema esistenziale”.
Sul fronte positivo, per l’esperto di Pictet Am c’è il nuovo Quantitative Easing della Bce che contribuirà a rendere sostenibile il debito pubblico dei Paesi della regione. “Oltre a calmierare il costo di tale debito, con i suoi acquisti l’istituto centrale riduce il rapporto debito/Pil dei singoli Stati in media del 23% circa, portandolo non lontano dal 60% tracciato come linea guida nel Trattato di Maastricht – sottolinea -. Per quanto riguarda l’Italia, tale rapporto, attualmente prossimo al 137% del Pil, scende fino al 116% circa una volta depurato della quota di debito detenuta dalla Bce.
Cosa ne sarà di questo debito, ammette Delitala, è ancora difficile da capire. “Se si arriverà ad una maggiore integrazione, si potrebbe ipotizzare che venga reimmesso nel mercato attraverso una mutualizzazione sotto forma di Eurobond, ma solo dopo il suddetto processo di riforme istituzionali comunitarie”, conclude.
