Tre settori dell’economia che non si riprenderanno facilmente dalla crisi coronavirus
Turismo, banche e società petrolifere: la pandemia ha lasciato segni tangibili su questi tre comparti. Le riflessioni dello strategist di Schroders
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A causa della crisi da coronavirus e degli effetti che la pandemia ha avuto sull’economia reale mondiale i gestori patrimoniali stanno progressivamente diminuendo la loro quota di investimenti nel settore bancario. Questa tendenza è particolarmente acuta in Europa, dove l’esposizione degli asset manager al settore creditizio nel primo trimestre 2020 ha toccato un minimo storico.
Il calcolo è contenuto nel report European Banks: confidence lost, stilato dalla società di ricerca Copley Fund Research, specializzata nel settore dell’asset management e fondata da Steven Holden, ex trader di Morgan Stanley e Citigroup.
Fonte: ‘European Banks: confidence lost’, Copley Fund Research
Secondo lo studio, l’esposizione aggregata dei gestori attivi globali verso le banche europee – già in declino dal 2018 –fra gennaio e marzo è scesa all’1,12%, il livello più basso mai registrato e “al di sotto del range medio che storicamente è stato fra l’1,5 e il 2,6%”.
“Gli asset manager globali stanno spostando gli investimenti dal settore bancario europeo poiché preoccupati dal deterioramento delle condizioni finanziarie per imprese e famiglie, un effetto diretto della pandemia Covid-19 sull’economia reale”, spiega Holden, Ceo di Copley FR.
E infatti quello bancario è fra i settori più sorvegliati da economisti e strategist delle case d’investimento, preoccupati dalla prospettiva di vedere la redditività messa a dura prova dal permanere di bassi tassi di interesse per un periodo prolungato. “Teniamo conto anche del rischio di default delle società debitrici, sia nuove che esistenti, aumentato a causa dell’impatto della recessione e della perdita di posti di lavoro”, spiega a FocusRisparmio Azad Zangana, senior european economist & strategist di Schroders.
La schiera di asset manager diffidenti verso il comparto creditizio è in aumento: secondo Copley FR solo il 61,7% dei 406 fondi analizzati è esposto al settore bancario europeo, in calo rispetto al 77% di febbraio 2018. Negli ultimi sei mesi il settore ha registrato deflussi netti per 981 milioni di dollari.
La sorpresa riguarda i nomi delle banche verso cui i gestori internazionali mostrano maggior diffidenza. Dalla classifica elaborata dalla società di Holden emergono soprattutto i nomi di istituti bancari inglesi e olandesi, il cui peso nei portafogli dei fondi è sceso, rispettivamente, del 2,2 e del 3% negli ultimi sei mesi. A pesare su queste percentuali sono soprattutto due società: Hsbc e ING Group.
“Hsbc è diventata una vera patata bollente nei portafogli: ogni trimestre registriamo una nuova ondata di chiusure sulle posizioni aperte da parte dei gestori azionari”, dice Holden. Secondo la ricerca, solo il 9% dei 406 fondi attivi censiti dall’analisi ha un’esposizione su Hsbc, una percentuale che solo sette anni prima, nel 2013, arrivava al 40%. Fra le altre banche europee colpite dalla crisi di sfiducia degli investitori ci sono BNP Paribas e Santander.
L’aggregato delle banche italiane perde posizioni all’interno dei portafogli dei fondi per l’1,7%, al pari delle svedesi e delle austriache.
Il consueto report annuale che analizza il mercato delle Npe (Non performing exposure, formula che comprende sia i crediti deteriorati – Npl – sia le inadempienze probabili – Utp) delle banche italiane, stilato dalla società di consulenza Pwc e pubblicato questa settimana, mostra che l’attuale pandemia avrà un impatto significativo sul trend positivo che il settore bancario aveva imboccato dal 2015 in avanti: Pwc si aspetta tra i 60 e i 100 miliardi di euro di nuovi inflow di Npe nei prossimi 18 mesi.
Nell’edizione di giugno 2020 del report – “Ready to Face the Crisis” – Pwc mette sotto la lente gli Utp, che ammontavano a oltre 60 miliardi (di cui l’82% è concentrato nelle prime dieci banche) prima della crisi da Covid-19: “saranno l’asset class più colpita dalla pandemia: decine di migliaia di piccole/medie imprese e ditte familiari saranno a rischio”.
“Le banche e l’industria del servicing sono sicuramente più attrezzati oggi rispetto al passato per affrontare la crisi. L’impatto della pandemia sarà rilevante. Sarà, quindi, importante trovare soluzioni sistematiche per permettere a banche, investitori ed imprese di far ripartire l’economia nazionale”, sostiene Pier Paolo Masenza, financial services leader di Pwc, alla luce del dibattito sui futuri impatti della pandemia sul mercato Npe.
Sul piano delle soluzioni sistematiche, il governo sembra essersi mosso per tempo. Pwc sottolinea che oltre a istituire una moratoria sui crediti al fine di “congelare” i portafogli in bonis ed evitare nuovi inflow di Npe nel brevissimo termine, “gli interventi dell’esecutivo danno tra l’altro la possibilità alle banche di usufruire, a determinate condizioni, di un credito di imposta su operazioni di cessione di Npe al fine di incentivare nuove cessioni”.
La voce contrarian. Non per tutti i gestori il settore bancario è da evitare, specie se si parla di financial debt e non di equity. Per Edmond de Rothschild Asset Management, ad esempio, le banche oggi rappresentano “la soluzione alla crisi” che stiamo vivendo.
Per Julien de Saussure, fund manager financial debt di EdR AM, a metà marzo le banche europee hanno beneficiato di una prima ondata di allentamento normativo stimato in 120 miliardi di euro di capitale secondo il Meccanismo di vigilanza unico, cui si aggiungono i dividendi del 2019 destinati alle riserve per un valore di oltre 30 miliardi di euro.
“A fine aprile, con la stagione delle trimestrali ben avviata, l’autorità di vigilanza europea ha annunciato una seconda serie di misure di allentamento: l’annullamento di una parte degli effetti dell’IFRS 9 in termini di accantonamenti, l’attuazione di due misure volte a smorzare l’impatto di Basilea IV ed il trattamento prudenziale favorevole degli asset tangibili per il software. Queste misure non sono quantificate, ma alcune banche hanno effettuato stime di circa 50 punti base in più in termini di CET1”.
