“Le tre asset class su cui puntare nel 2020”
Azionario globale, bond emergenti e credito investment grade: le ricetta di M&G Investments per il nuovo anno
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A ottobre si è verificato un irrigidimento della curva dei rendimenti. Nel dettaglio negli Stati Uniti, le ultime mosse della Federal Reserve hanno causato una diminuzione dei tassi a breve termine, mentre nel lungo periodo i rendimenti sono aumentati in scia alla riduzione dei rischi per la crescita economica. Nel frattempo le aspettative sull’inflazione a lungo termine si sono stabilizzate. In uno scenario del genere, Gero Jung, chief economist di Mirabaud Am, non ha dubbi: “Il minor rischio geopolitico dovrebbe far salire i rendimenti a lungo termine e a nostro avviso, l’irrigidimento della curva dei rendimenti dovrebbe proseguire, soprattutto per i rendimenti a lungo termine più elevati”.
Per quanto riguarda i mercati emergenti, Jung dice di mantenersi overweight sul debito sovrano in valuta forte. “A nostro avviso – chiarisce -, i rendimenti, confrontati a livello internazionale, restano interessanti e la fine del rally del dollaro contro le valute emergenti sta attirando flussi di denaro verso questa asset class. L’allentamento monetario di molte banche centrali dei mercati emergenti, reso possibile in particolare dalle politiche di aggiustamento di metà ciclo della Federal Reserve, sta supportando la crescita in quei Paesi, che dovrebbero vedere un ulteriore accelerazione il prossimo anno”.
Infine, in termini di rating sul segmento del credito, l’economista afferma di mantenere una view positiva sul debito sovrano portoghese e di essere più negativo su Hong Kong e Cile a causa dei recenti eventi locali. “Hong Kong in particolare è entrata in recessione nel terzo trimestre e sta subendo anche le ripercussioni del rallentamento economico cinese e le conseguenze della guerra commerciale tra Washington e Pechino. Al contrario, nonostante le prospettive più deboli per il Cile, rimaniamo sostanzialmente rialzisti sul debito sovrano di questo Paese, poiché i suoi fondamentali economici rimangono solidi”, conclude.
