“Il ruolo della Federal Reserve così com’è non sarà sostenibile”
Secondo gli esperti di K2 Advisors, il programma di Qe della Fed ha finito per distorcere i prezzi degli asset.
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La trasformazione da falco a colomba del presidente della Fed Jay Powell è ormai una certezza. Il motto è, e resta, “lower for longer”. Uno schema di gioco, quello dei tassi bassi a lungo, quanto mai certo in questa fase economica in cui il Coronavirus ha sparigliato le carte minacciando l’economia mondiale. Questo anche se “i tagli dei tassi d’interesse possono fare ben poco per combattere lo shock economico potenzialmente immediato causato dal virus”, spiega Michael Metcalfe, responsabile Macro Strategy di State Street Global Markets sottolineando però che “possono contribuire a ridurre una spirale potenzialmente negativa che dall’economia reale tocca i mercati finanziari e torna nuovamente all’economia reale.
D’altra parta, spiega Metcalfe “ è in arrivo una recessione globale. Le stime sulla crescita globale sono già crollate (appena sotto il 3%). E l’azione da parte della Fed all’inizio dell’anno significa che quando si manifesterà un’eventuale recessione (allo stato attuale sembra più opportuno utilizzare il quando e non il se) sarà probabilmente poco profonda e di breve durata”.
Guardando al futuro, dunque, “dal chiaro segnale lanciato dalla decisione del 3 marzo si evince che, qualora non dovesse essere così, possiamo aspettarci un ulteriore forte allentamento da parte della Fed e anche un’azione di QE. Data la tempistica della decisione, annunciata a margine della conference call del G7, supponiamo che le altre banche centrali fossero già state informate, magari per dare loro il tempo di preparare la propria risposta nei prossimi giorni” aggiunge Metcalfe.
E se la Fed è stata la prima a esporsi dando il la alle altre banche centrali. A muoversi è stata anche la Boe: La Banca d’Inghilterra ha tagliato i tassi di interesse di 50 punti base portandoli allo 0,25% dal precedente 0,75 per cento.
“E crediamo che quello della banca centrale statunitense non sia l’unico supporto politico che i mercati riceveranno questo mese”, conclude State Street. Gli occhi sono già puntati al 18 marzo quando la Fed si riunirà e potrebbe tagliare per la seconda volta in un mese i tassi di interesse.
Ma come rilevato anche da State Street questo forse non questo basterà. “L’azione rapida e coordinata delle banche centrali finora non si è rivelata sufficiente perché la crisi questa volta non è finanziaria ma prettamente economica. Pertanto, la politica monetaria risulta lacunosa perché può solo sostenere i mercati ma non fornire quel trigger che in altri momenti si è rivelato idoneo per permettere una ripresa a V” aggiunge Carlo De Luca, responsabile Gestioni patrimoniali, Gamma Capital Markets. Ecco allora che c’è attesa (ma relativa ) anche per le decisioni della Bce di oggi 12 marzo. Secondo Goldman Sachs “è improbabile che agisca in modo così aggressivo come le altre banche centrali a causa dello spazio politico limitato e la previsione è che chieda una forte risposta fiscale a livello di Eurozona”. Si stima il varo di un pacchetto di misure che comprenda, in primo luogo, una riduzione del tasso sui depositi di 10 punti, un intervento per migliorare l’attrattiva delle iniezioni di liquidità – attraverso i TLTRO – per fornire liquidità al sistema bancario e creare incentivi per i prestiti alle Pmi e infine un aumento degli acquisti di attività a 40 miliardi di euro al mese fino alla fine del
2020, mantenendo gli attuali vincoli del programma. Ma Goldman Sachs si aspetta anche che in prospettiva la Bce allenti i limiti del suo programma di QE.
