Orchard (T. Rowe Price): “Europa dell’Est, quante opportunità sull’obbligazionario emergente”
5 giugno 2018
di LA REDAZIONE
3 min
I bond emergenti dell’Europa orientale rendono tanto, ma vale la pena correre il rischio? “I mercati obbligazionari emergenti più piccoli e meno sviluppati offrono opportunità incommensurabili sul lungo termine” spiega Ken Orchard, co-gestore del fondo T. Rowe Price Diversified Income Bond.
Una conoscenza approfondita può fare la differenza quando si investe nei mercati del debito locale, soprattutto nei paesi più piccoli e meno sviluppati. Dedicare del tempo per conoscere a fondo le dinamiche economiche e politiche di un paese può generare opportunità di investimento interessanti, che altri potrebbero perdere non avendo le risorse necessarie ad analizzare adeguatamente il mercato.
Ken Orchard, cogestore del fondo T. Rowe Price Diversified Income Bond, T. Rowe Price.
“Per esempio dal 2014 abbiamo una posizione lunga sui titoli di stato della Serbia, uno dei tanti paesi dell’Europa centrale ed orientale con un’economia piccola e ben diversificata, con una elevata correlazione al ciclo economico e monetario dell’Unione Europea”, spiega Ken Orchard, cogestore del fondo T. Rowe Price Diversified Income Bond, T. Rowe Price.
“Alcuni di questi paesi sono in fasi avanzate di sviluppo economico: Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia, per citare degli esempi, sono vicini ai livelli dei paesi europei occidentali in quanto a reddito e inflazione e, di conseguenza, presentano titoli di Stato con rendimenti relativamente contenuti”.
Altri paesi dell’area tra cui appunto la Serbia, spiega il money manager, sono meno sviluppati e storicamente hanno avuto tassi di inflazione più elevati, anche se stanno gradualmente passando ad assetti istituzionali più vicini al modello dell’Europa occidentale.
“Quando abbiamo iniziato a comprare il debito della Serbia, nel 2014, le obbligazioni di breve termine rendevano attorno al 12%, significativamente di più di tutti gli altri paesi dell’area.L’inflazione era da poco scesa rispetto ai livelli a doppia cifra visti in precedenza, ma i dubbi su quanto ciò fosse sostenibile nel tempo non permisero ai rendimenti di diminuire. Inoltre, ulteriori pressioni rialziste sugli yield arrivavano dai timori sull’ampio deficit di bilancio del paese e dall’incertezza relativa all’impegno in materia di riforme”.
Tuttavia, ricorda il gestore, a seguito di un’approfondita ricerca sul terreno e di diversi incontri con membri del governo serbo, con la comunità delle imprese locali, con l’UE e il FMI, “ritenemmo che le prospettive per la crescita economica del paese erano solide e che i rendimenti dei titoli di stato erano troppo elevati, e decidemmo di investirvi. Non era la prima volta che agivamo in tal modo”, rammenta Orchard.
“Nel 2012 investimmo nei titoli di stato romeni. All’epoca, l’inflazione nel paese era relativamente elevata e il debito scambiava su rendimenti alti (attorno al 6,5% per il decennale rispetto al 3,5% per la Polonia): la Romania stava ancora riprendendosi dagli effetti della crisi finanziaria globale del 2008-2009 e della crisi del debito sovrano dell’Eurozona del 2011.
“Tuttavia, per noi l’economia romena era, in effetti, in larga parte stabile e il gap inflattivo era destinato a ridursi. Ciò avrebbe permesso alla Banca centrale di tagliare i tassi di interesse. Il debito del paese perciò offriva una buona opportunità di investimento, che cogliemmo”.
Dall’epoca degli investimenti del fondo T. Rowe Price Diversified Income Bond in Romania e Serbia, i rendimenti dei bond di entrambi i paesi sono scesi considerevolmente e le due posizioni in portafoglio hanno generato ritorni molto forti, spiega il gestore.
“Abbiamo in gran parte chiuso la nostra posizione sulla Romania, ma siamo ancora investiti in Serbia, dove il decennale è ancora attraente su basi relative grazie a un rendimento del 5% rispetto a un’inflazione sotto il 2% sin qui nel 2018. Riteniamo che il rendimento serbo possa scendere di ancora 50-70 punti base, movimento che potrebbe richiedere un altro anno di tempo per avvenire”.
In seguito a ciò, potrebbero esserci ulteriori opportunità. Alcune potrebbero riguardare paesi con mercati obbligazionari di buone dimensioni, ma a rischio relativamente elevato, “come il Kazakistan e l’Ucraina”, afferma Orchard. Altre opportunità potrebbero riscontrarsi in paesi a più basso rischio e mercati obbligazionari più piccoli (e quindi più complessi per gli investimenti) “come Georgia e Armenia. Monitoriamo con attenzione questi ed altri paesi, con incontri regolari con i governi, le banche centrali, le organizzazioni internazionali e le imprese. Come le nostre posizioni in Romania e in Serbia hanno dimostrato, la profonda comprensione del mercato locale ha un valore incommensurabile quando si investe nei mercati obbligazionari di paesi più piccoli e meno sviluppati”, conclude il gestore.
Valute, azioni e obbligazioni dei mercati emergenti sono sempre più sotto pressione, con il dollaro che resta un fattore chiave. Ma secondo i fund manager queste asset class offrono ancora buone opportunità di valore relativo.
“Non è saggio possedere un’ampia concentrazione di un’asset class la cui performance dipende così tanto da un unico compratore”. Amanda Stitt, Head of Fixed Income Product Specialists di Legg Mason, suona l’allarme in vista del tapering Bce.
Paul Greer, gestore debito e forex emergente di Fidelity International, esamina le opportunità del reddito fisso delle economie emergenti con un focus sulle differenze di rischio e rendimento tra le varie asset class.
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