Facebook è poco social(mente) responsabile
Lo scandalo dei profili rubati mette in primo piano i rischi, non solo di reputazione, delle aziende che prendono con leggerezza la protezione dei dati dei clienti.
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Dopo anni di crescita e rialzi da capogiro i FANG hanno mollato la presa sul mercato azionario. L’acronimo che nel gergo della finanza identifica le quattro sorelle del tech americano – Facebook, Amazon, Netflix e Google – in inglese significa anche “zanna”, ma in seguito alle ricadute del caso Facebook-Cambridge Analytica questi titoli hanno decisamente perso mordente.
Le azioni di Facebook sono crollate di oltre il 13%, Alphabet (la holding a cui fa capo Google) e Amazon hanno perso rispettivamente il 5% e il 10% e il Nasdaq ha subito cali per oltre il 6,5%, tanto che gli analisti parlano ormai di tech backlash, anche alla luce del fatto che il settore tecnologico potrebbe trovarsi ad affrontare un ambiente giuridico-politico sempre più ostile, con una stretta della regulation già allo studio in Usa ed Europa.
Attenzione, però: i modelli di business costruiti negli anni dai giganti dell’IT sono molto più solidi di quanto il consenso degli osservatori stia dando loro credito. Consenso che, spesso, risulta essere eccessivamente concentrato sulle performance delle società di maggiori dimensioni, finendo per trascurare società di media o piccola capitalizzazione dal grande potenziale di crescita in quanto molto innovative e in corsa per la leadership della propria nicchia di mercato.
“È compito dei gestori di fondi offrire ai propri clienti qualcosa in più del semplice acquisto dei grandi nomi del tech”, spiega a Focus Risparmio David Older, capo dell’azionario di Carmignac e senior fund manager responsabile per l’esposizione dei fondi globali di Carmignac ai settori IT, comunicazioni, media e internet statunitensi.
Con la sua esperienza come gestore senior dell’azionario Usa con una forte attenzione ai settori media e tecnologici, qual è la sua opinione sul settore azionario tecnologico? Quali sono le prospettive per i FANG nel 2018? Prevede ulteriori guadagni? Oppure, come ha scritto Bloomberg, un ulteriore indebolimento di questi titoli?

Per anni, i FANG hanno beneficiato dell’effetto disruption che hanno apportato al mercato. Il ritmo di crescita molto più elevato rispetto ad altri settori, la capacità di generare cassa e la stabilità degli utili sono stati premiati dai mercati durante un contesto prolungato di bassa crescita strutturale.
Oggi il settore deve fare i conti con una serie di domande che sono state sollevate in merito alle modalità di raccolta e utilizzo dei dati da parte di alcune società, con particolare riferimento alla vendita di pubblicità targetizzata. Facebook e Google, aziende che derivano larga parte dei proventi dal business pubblicitario, ne stanno risentendo. Solo il tempo ci dirà con certezza se modifiche alla governance interna o le future decisioni intraprese sul piano normative avranno un impatto sostanziale sul loro potenziale di crescita degli utili. Dal canto nostro resteremo vigili, ma ad oggi riteniamo questo scenario improbabile.
Per quali ragioni?
A nostro avviso il consenso continua a sottostimare la dinamica dei ricavi pubblicitari, che consente a Facebook di offrire un ritorno sull’investimento senza eguali nel mercato pubblicitario. Dopo il calo del titolo Facebook scambia a sconto rispetto ai multipli di mercato, con spazi per un apprezzamento che stimiamo fino al 35%.
In futuro, le aziende che possono crescere rapidamente generando il minor debito possibile dovrebbero riprendere a sovraperformare. Ciononostante, va osservato che il numero di titoli ad alta crescita è significativamente diminuito negli ultimi anni. Se consideriamo l’indice S&P 500, nel 2002 il numero di società con una crescita del fatturato annuale superiore al 15% era tre volte superiore a quello oggi.
Un’altra minaccia per il mercato azionario potrebbe arrivare dalle tariffe di Trump. Quali effetti possono avere sul settore tecnologico?
Piuttosto che avere effettive conseguenze sull’economia, nel breve termine le tariffe di Trump stanno soprattutto creando market noise (distorsioni di mercato). Ciò detto, ha senso presumere che Trump proverà a preservare qualsiasi settore che possa direttamente influenzare il potere d’acquisto del suo elettorato. Di conseguenza, società tecnologiche come Apple con linee di assemblaggio basate in Cina saranno tutelate il più possibile dai potenziali effetti negativi legati ai dazi. Inoltre la nostra esposizione in Cina, legata principalmente alla tecnologia, si concentra sulle società che si rivolgono al mercato domestico. Tali partecipazioni non dovrebbero quindi essere influenzate dalle tariffe di Trump.
Complessivamente, in che modo le strategie azionarie di Carmignac modificheranno il posizionamento verso il settore tecnologico nel secondo trimestre del 2018?
Il settore tecnologico rimane al centro dei nostri investimenti. Ci siamo prefissati l’obiettivo di individuare le tendenze più promettenti, non solo all’interno dell’industria tecnologica bensì in qualsiasi settore interessato dalla rivoluzione IT.
La nostra esposizione al settore tecnologico è dunque estremamente diversificata in termini geografici, di business e capitalizzazione di mercato. Bilanciamo i grandi nomi del tech globale con alcune società di media capitalizzazione meno conosciute, in cui identifichiamo un potenziale che sfugge al consenso.
Ci fa degli esempi di titoli su cui state puntando?
C’è Splunk, leader di mercato nell’analisi delle operazioni IT e della gestione della sicurezza informatica, anche collegata alla gestione degli eventi. È un buon esempio di società scarsamente considerata dal mercato, in cui noi invece siamo investiti. Muovendosi in un mercato che il management stima valere 55 miliardi di dollari, Splunk ha intrapreso una transizione nel segmento dell’analisi dei dati commerciali che aprirà una nuova fase di crescita, consentendo all’azienda di raggiungere un tasso di crescita annuale di circa il 30% nei prossimi 3 anni.
Altre società tecnologiche statunitensi particolarmente promettenti le troviamo nel settore del gaming: per gran parte dei millennial americani compresi tra i 15 e i 35 anni i videogiochi costituiscono la principale forma di intrattenimento, a cui dedicano più tempo rispetto a Facebook.
Cosa vi piace del settore gaming?
Il nostro entusiasmo per le prospettive di crescita del settore è determinato dalla digitalizzazione in atto. L’industria sta passando da una logica basata sul numero di unità vendute a un modello basato su utenti, engagement e monetizzazione digitale.
Fino a pochi anni fa, le società generavano la maggior parte dei loro guadagni nei primi giorni successivi alla pubblicazione di un nuovo gioco. Oggi esistono nuove modalità per acquisire giocatori tramite smartphone, grazie alle app che possono integrare i videogame da console attraverso componenti aggiuntivi e acquisti in-app. Le società di sviluppo di videogiochi sono riuscite ad aumentare i livelli di engagement, con il risultato di una forte crescita sia degli utenti che della frequenza d’uso, generando entrate sempre più costanti. È dunque un settore meno esposto al ciclo e con solide prospettive di aumento dei margini. A fine 2017 il settore ha un valore di circa 100 miliardi di euro, con un tasso di crescita annuale del 9%, superiore a quello di altri segmenti dell’home entertainment come libri (6%) e musica e film (4%).
