Scribot (Ofi AM): “Convertibili per battere l’incertezza”
Boom di emissioni sui bond "ibridi". Per l'esperta un'ottima opzione per gli investitori in tempi incerti, perché combinano il meglio del mondo azionario e di quello obbligazionario
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Con il BTP decennale che rende intorno allo 0,6% e la scadenza a cinque anni che oscilla intorno allo zero, è ormai calato il sipario su quelli che una volta erano considerati porti sicuri. Si spiega così la corsa alle emissioni ibride e perpetue, nella consapevolezza che oggi anche gli ex-BOT people considerano la possibilità di alzare l’asticella del rischio.
“Le obbligazioni convertibili sono dei titoli corporate con un’opzione incorporata che fornisce agli investitori la possibilità di convertire l’obbligazione con un certo numeri di azioni a un prezzo di conversione prestabilito”, spiega Francesco Lomartire, responsabile di Spdr Etfs per l’Italia (State Street Global Advisors). “Comportandosi in maniera simile a un’obbligazione, quando il prezzo del titolo azionario sottostante scende e più come un’azione quando il titolo sottostante sale, le convertibili offrono un potenziale cuscinetto durante le turbolenze dei mercati azionari, e contemporaneamente permettono di catturare potenziali aumenti del mercato azionario”. Proprio queste caratteristiche le pongono su un livello intermedio di rischio tra le due principali asset class.
L’enorme liquidità immessa dalle banche centrali tiene eccezionalmente bassi i tassi e limita fortemente i rischi di default aziendali. Questo, combinato con la fame di rendimento, ha portato lo spread sui titoli investment grade europei sotto l’1% e gli high yield intorno al 3,5%. “In questo scenario gli ibridi offrono un’alternativa interessante sia per gli investitori istituzionali e in molti casi anche per quelli non professionali”, osserva Filippo Napoletano, responsabile gestione fondi obbligazionari di Finint Investments Sgr. Che si sofferma soprattutto sugli emittenti finanziari. “Oggi un titolo AT1 (Additional Tier 1) ha un rendimento in termini di spread di circa tre volte quello di un titolo T2 di una stessa banca e di circa due volte rispetto a un titolo BB corporate. A mio avviso l’investitore in titoli perpetui bancari è ben compensato per l’extra rischio che si prende scendendo nella capital structure”.
Ovviamente è necessario conoscere bene quali sono i rischi ai quali ci si espone investendo in titoli ibridi perpetui bancari. In caso di bail-in dell’istituto emittente, i titoli vengono cancellati oppure trasformati in equity quando l’indicatore di patrimonializzazione Cet1 è inferiore a certi livelli. C’è poi la possibilità di estensione della maturity nel caso in cui non vengano richiamati dall’emittente alla data di call. E in alcuni casi, ricorda ancora Napoletano, potrebbe non essere pagato il coupon. “Eventualità che si verifica qualora si passi al di sotto dei minimi regolamentari di capitale o qualora non ci siano fondi distribuibili disponibili a copertura dei pagamenti”. Delle tre eventualità, quella con la probabilità più elevata è la seconda. “Quando il rendimento di mercato dei titoli è più alto rispetto al tasso di reset della cedola aumenta la probabilità che il titolo non venga richiamato alla data di call”, spiega Napoletano. “Per limitare al massimo questo rischio è necessario selezionare solo titoli che hanno un back-end elevato (tasso di reset del coupon alla data call, ndr)”.
Alla luce delle loro caratteristiche, questi prodotti possono costituire una piccola parte dei portafogli. “Grazie alla bassa correlazione con le obbligazioni sensibili ai tassi d’interesse e a un rendimento più elevato di un indice obbligazionario aggregato, le convertibili possono servire come complemento a un’allocazione obbligazionaria core per aumentare la diversificazione del portafoglio e potenzialmente aumentare i rendimenti”, conclude Lomartire.
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