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Secondo Bloomberg a rischio ci sono 150 miliardi di dollari. E per gli analisti il fallimento potrebbe essere decretato già a metà aprile
Che sia una “bancarotta artificiale” organizzata dai Paesi ostili, come accusa il Cremlino, o un default vero e proprio fa poca differenza: la situazione finanziaria della Russia è ormai una bomba a orologeria per i mercati. Il rublo è sottoterra, il debito del Paese è stato declassato da tutte le agenzie di rating, la recessione è una certezza e il crack pare solo questione di giorni. Insomma, quanto basta per tenere con il fiato spesso gli investitori, dal momento che il conto di una bancarotta di Mosca sarebbe pesantissimo. Solo l’Italia, stando al ministro dell’Economia Daniele Franco, rischia circa 19 miliardi, tra bond, prestiti bancari e investimenti in aziende.
Primo giorno cruciale è proprio mercoledì 16 marzo, quando scadranno 117 milioni di dollari di cedole di due bond: uno con scadenza 2023 e l’altro 2043. Dopo toccherà al 31 marzo quando il Mosca dovrà pagare altri 359 milioni di dollari su un bond al 2030 e al 4 aprile quando scade un’obbligazione da 2 miliardi di dollari. A causa delle sanzioni, la Russia non può più accedere a gran parte delle riserve estere della Banca Centrale e non può finanziarsi sui mercati. Se dunque Putin non pagherà i creditori avrà poi a disposizione 30 giorni di tempo per rientrare, fino al 15 aprile. Ma se non dovesse riuscire a saldare il conto neppure dopo questo periodo, allora scatterebbe l’insolvenza formale.
Con un decreto, il Cremlino ha deciso nei giorni scorsi che può ripagare in rubli il debito verso i creditori dei Paesi ostili, ovvero quelli che hanno adottato le sanzioni. Soldi di fatto bloccati visto che le sanzioni non permettono di cambiarli in dollari o in euro. Si tratterebbe quindi di un “default event” in grado di innescare una crisi finanziaria globale e fallimenti a catena fra istituzioni, aziende, investitori esposti. Le conseguenze, secondo gli analisti, sono imprevedibili. Stando a Bloomberg, dei circa 150 miliardi di dollari di debito pubblico e corporate in circolazione, circa 120 miliardi sono denominato nella valuta americana, mentre il resto è per la maggior parte in euro, e coinvolge appunto sia il governo sia colossi come Gazprom, Lukoil e Sberbank.
Nell’ultimo pacchetto di sanzioni, inoltre, l’Unione Europea ha proibito alle principali società di rating di valutare il debito sovrano russo e delle aziende del Paese con l’obiettivo di far salire la pressione economica sul Cremlino e azzerarne la capacità di finanziarsi. Per molti osservatori un default della Russia a questo punto è molto probabile e potrebbe esser decretato già intorno alla metà di aprile. Ed è possibile che il problema si allarghi ad altre posizioni debitorie di Mosca, che ha un’esposizione complessiva verso l’estero per quasi 500 miliardi.
A tremare sono in queste ore anche diversi colossi dell’asset management pesantemente esposti alla Russia, come BlackRock, Fidelity, Pimco e Capital Group. Ma non sono gli unici visto che il debito russo è nei portafogli e nei benchmark globali del reddito fisso, in quanto per la maggior parte valutato investment grade. Il che significa che l’impatto di una bancarotta di Mosca potrebbe avere effetti a catena su fondi pensione, fondazioni ed edowement.
“Sarà un default monumentale – ha affermato a Bloomberg Jonathan Prin, gestore di portafoglio di Greylock Capital Associates – In termini di dollari, sarà l’insolvenza dei mercati emergenti più impattante dai tempi dell’Argentina. In termini di più ampio impatto sul mercato, è probabilmente il default dei mercati emergenti più avvertito dalla Russia stessa dal 1998”. “Quando un default è lento e dovuto a una cattiva gestione delle politiche – ha aggiunto Siobhan Morden, strategist del reddito fisso di Amherst Pierpont -, è possibile ridurre l’impatto economico e contenere le perdite vendendo gradualmente le attività. Ciò che lo rende unico è che questo è uno shock molto improvviso che coglie tutti alla sprovvista”.
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