Per il gestore bisogna guardare al Roce per trovare aziende di qualità in cui conviene investire. Europa meglio degli Usa. Ecco chi ha retto bene la crisi
Raphaël Moreau, gestore di Amiral Gestion
Aziende di qualità ad un prezzo favorevole. È una delle poche ripercussioni positive del coronavirus da cogliere al volo, secondo Raphaël Moreau, gestore di Amiral Gestion, che a FocusRisparmio.com rivela di concentrarsi sul Roce per scegliere le società migliori su cui puntare e di preferire l’Europa e il Giappone agli Usa.
Ma in generale, secondo il gestore, non è necessario intonare nessun de profundis, né per le aziende più colpite dalla crisi come quelle con un capitale circolante negativo né per quelle di piccola e media dimensione alle prese con il problema liquidità. I governi sono intervenuti e interverranno ancora per sostenere la ripresa, l’importante è individuare i nomi giusti.
Qual è il vostro outlook sull’asset class Azionario dopo la tornata di risultati del primo trimestre?
“L’azionario rappresenta il 40% del nostro fondo flessibile Sextant Grand Large, la maggior parte di questo fa riferimento ad Europa e Asia (dove il Giappone è il Paese principale), con un’esposizione molto limitata verso gli Stati Uniti (principalmente Berkshire Hathaway). I mercati europei scambiano in linea con le loro valutazioni storiche, con una dispersione elevata tra aziende costose e a buon mercato. In quest’ultima categoria troviamo opportunità eccezionali, selezionando aziende di alta qualità, talvolta leader mondiali nei settori di riferimento. Talvolta possono essere ad un prezzo favorevole perché si trovano in mercati maturi o ciclici. Tuttavia, sono in grado di generare abbondante liquidità nel corso dei cicli economici”.
Quanto tempo vi aspettate ci vorrà per una ripresa a pieno regime della supply-chain globale e dell’economia?
“La supply chain rappresenta sempre più di rado un problema. Un punto centrale è stato dato dal fatto che tutto il mondo occidentale ha attuato il lockdown contemporaneamente. Ora, anche la ripartenza avverrà con una tempistica simile, anche se vi saranno senza dubbio diversi problemi per le aziende, ci aspettiamo che la ripresa delle attività vada relativamente bene”.
Qual è l’impatto in termini di working capital e su quali settori pensate la crisi stia gravando di più?
“Con il lockdown, le aziende più colpite sono le società con un capitale circolante negativo (come le compagnie aeree e il commercio) che vengono ‘finanziate’ dai propri clienti. In linea generale i governi dovrebbero aiutarle a colmare il divario garantendo un finanziamento temporaneo”.
Su quale indicatore di bilancio ponete maggior focus quando valutate un’azienda in cui investire? Un esempio di azienda virtuosa che ha retto bene la crisi?
“Ci concentriamo sul ROCE (Return On Capital Employed), che mette a confronto i profitti generati con il capitale necessario per ottenerli. Hellofresh (fornitore di kit per i pasti) ha performato molto bene negli ultimi 18 mesi, registrando una crescita massiccia grazie all’accresciuta redditività del settore. Il recente periodo di lockdown infatti è stato un incredibile driver per questo settore, con le persone costrette a rimanere a casa. Dopo aver ceduto le nostre posizioni legate ai produttori di ricambi auto nel 2016 e nel 2017, siamo tornati troppo presto nel settore, alla fine del 2018. Il mercato dell’auto sta attraversando la sua crisi peggiore, ma siamo fiduciosi ad esempio della resilienza di Plastic Omnium (leader mondiale di paraurti), data la qualità dell’azienda e il bilancio solido”.
Siete preoccupati dal fatto che la crisi di liquidità delle aziende, soprattutto le Pmi, possa protrarsi nel tempo o aggravarsi?
“I governi sono stati estremamente reattivi e hanno approvato misure che riducono notevolmente le esigenze di cassa per le aziende. Investiamo in imprese che presentano modelli di business collaudati e bilanci solidi, per cui non siamo troppo preoccupati per queste ultime. Ci aspettiamo anche che i governi avviino programmi a sostegno dell’attività una volta che la situazione sanitaria si sarà stabilizzata. Potrebbe essere più difficile per le aziende i cui modelli di business non sono stati collaudati e che dipendono dalle iniezioni di capitale proprio per sopravvivere”.
Qual è la vostra valutazione del settore dello shale-oil americano? Ci sono opportunità a vostro avviso?
“La rivoluzione dello shale oil in Nord America ha strutturalmente ridotto il potere del cartello Opec probabilmente per molto tempo. Tuttavia, il petrolio rimarrà a lungo una commodity essenziale. Non siamo molto esposti ai produttori, ma abbiamo posizioni in una raffineria molto efficiente (Motor Oil in Grecia) e un’attività di stoccaggio (Rubis in Francia)”.
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