Gli esperti puntano sulle opportunità offerte dal biotech
L'espansione demografica guida il settore. L'attenzione si focalizza sulle tecnologie applicate alla genetica e sulla digital health, dove si registrano anche forti potenzialità sull'M&A
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I mercati finanziari hanno attraversato settimane difficili, caratterizzate da timori e speranze circa le vicende geopolitiche, dalla continua perdita di momentum dell’economia globale e dalla vana speranza di interventi risolutivi da parte delle grandi Banche Centrali mondiali. “In un contesto di ampliamento degli spread, di rinvio degli investimenti a causa delle maggiori incertezze e di crescente deterioramento del sentiment, anche fra i consumatori, la liquidità a buon mercato delle autorità monetarie da sola non può bastare. Le iniezioni di liquidità delle Banche Centrali portano all’esuberanza, che raramente è positiva”, avverte Hans-Jörg Naumer, director global capital markets & thematic research di Allianz Global Investors, secondo cui al momento non siamo ancora in questa fase, anche se è piuttosto evidente come i mercati azionari e obbligazionari viaggino su binari diversi. Insomma, la liquidità sembra distorcere i premi per il rischio.
Sul fronte azionario, sembra prevalere la speranza che le Banche Centrali riusciranno a scongiurare la recessione, mentre i rendimenti delle obbligazioni governative sono scesi in territorio decisamente negativo. “A livello globale oltre il 30% dei titoli governativi presenta tassi inferiori allo zero. Nell’area euro la percentuale sale al 60% e per i Bund quasi al 100%. Negli Stati Uniti la curva dei tassi è invertita, riflettendo le attese dei mercati per una recessione della prima economia mondiale nel corso del prossimo anno” osserva l’esperto, che sottolinea come per il momento si tratta comunque ancora un’ipotesi e che quindi gli sviluppi geopolitici restano il principale driver dei prossimi mesi.
“La regola generale è che ‘meno sabbia entra negli ingranaggi del commercio mondiale, meglio è’; per la congiuntura, per i mercati e per tutti noi – evidenzia -. Attraverso la fase di debolezza, i mercati azionari hanno trovato nuove fondamenta. Per lo meno il rapporto prezzo/utili dell’S&P 500 rispetto all’indice di volatilità è diminuito. E non è un brutto segno. In presenza di un’inflazione ancora positiva, benché contenuta, e del dilagare dei rendimenti negativi, combattere l’erosione del capitale è più difficile, ma secondo noi ne vale ancora la pena”.
Ecco quindi l’asset allocation secondo Naumer.
Azioni Europa. “Nel Vecchio Continente il rallentamento della crescita è sempre più evidente. In un contesto di rendimenti estremamente bassi o negativi, i dividend yield risultano interessanti. In ogni caso, potrebbe risultare opportuna una temporanea sottoponderazione”.
Azioni Usa.“Negli Stati Uniti si rilevano tuttora piena occupazione e crescenti pressioni salariali. I consumi sono solidi. Recentemente gli utili delle società quotate hanno evidenziato un incremento significativo, che è riconducibile a “financial engineering” e “fattori straordinari”. Una divergenza che richiede cautela. L’aumento delle valutazioni pesa sulle prospettive a medio termine per gli utili. Con l’affievolirsi degli stimoli fiscali, la situazione degli utili non appare più così rosea. Il giudizio sull’azionario Usa è ‘hold’”.
Azioni Giappone. “L’azionario nipponico mostra tuttora una correlazione negativa con lo yen, che evidenzia un andamento laterale rispetto al dollaro. La debolezza degli indicatori anticipatori dell’economia globale e nazionale pesano più che altrove, e anche il momentum su fatturato e utili si sta già indebolendo. Nel complesso, attualmente il mercato giapponese non presenta alcun vantaggio rispetto all’azionario globale”.
Azioni mercati emergenti. “Il Pil cinese rallenta su base tendenziale, un’evoluzione naturale in una fase matura del ciclo. L’inasprimento della guerra dei dazi potrebbe far deragliare l’economia e rappresenta il principale rischio per il periodo 2019-2020. Il governo e la Banca Popolare Cinese hanno adottato ampie misure di stimolo per raggiungere l’obiettivo di crescita del 6%. Il segmento presenta valutazioni interessanti, ma occorre adottare un approccio selettivo tra un Paese e l’altro”.
Esg. “La gestione dei patrimoni secondo i criteri Esg è sempre più diffusa. L’integrazione di questi principi nel processo di analisi dei titoli può migliorare il profilo di rischio-rendimento di un investimento grazie all’individuazione dei rischi. Ma è fondamentale agire per tempo”.
Obbligazioni Euro. “Ci si aspetta un taglio dei tassi europei a settembre, e la Bce potrebbe inoltre ricominciare ad acquistare titoli obbligazionari. L’abbondante liquidità dovrebbe contribuire a mantenere i rendimenti su livelli bassi o negativi. Nonostante questo le obbligazioni governative dei Paesi periferici dell’Eurozona sono ancora esposte a un aumento dei rischi politici (soprattutto l’Italia), nel quadro di valutazioni poco interessanti. La politica della Bank of England dipenderà dagli sviluppi sulla Brexit”.
Obbligazioni internazionali. I mercati obbligazionari sono influenzati dalla politica monetaria. Da inizio anno la Fed ha adottato toni fondamentalmente accomodanti. Non si possono tuttavia escludere delusioni. I rendimenti dei Treasury Usa a lunga scadenza dovrebbero rimanere stabili o evidenziare una lieve flessione. Dato il contesto, nei prossimi mesi i rendimenti governativi dell’area euro (Paesi core) e del Giappone potrebbero oscillare attorno agli attuali bassi livelli”.
Obbligazioni mercati emergenti. “L’asset class dovrebbe risentire di fattori ciclici e geopolitici, senza contare gli squilibri strutturali. La politica monetaria accomodante della Fed potrà fornire qualche supporto”.
Obbligazioni societarie. “Le obbligazioni investment grade e high yield potrebbero risentire del tipico contesto critico di fine ciclo. Le crescenti attese del mercato circa una ripresa del programma di acquisto titoli della Bce dovrebbero alimentare la domanda di obbligazioni corporate in euro. Ai livelli attuali i titoli high yield Usa e le obbligazioni societarie investment grade appaiono moderatamente sopravvalutati in ottica fondamentale. Lo stesso vale per il debito high yield in euro, anche se i premi “puri” per il rischio di credito e di liquidità sono indice di valutazioni relativamente neutrali delle obbligazioni societarie (investment grade) in euro rispetto ai titoli governativi”.
Valute. In base ai nostri modelli di equilibrio dei tassi di cambio nel lungo periodo, molte divise, soprattutto dei Paesi emergenti, sono tuttora decisamente sottovalutate rispetto all’usd in termini fondamentali. La sterlina britannica risente nettamente del sentiment sul fronte politico: più incerto è il contesto politico inglese, più la sterlina si indebolisce e viceversa. Quanto al renminbi cinese, la flessione evidenziata da inizio anno non è stata caratterizzata da un massiccio deflusso di capitali e dal calo delle riserve in valuta. Si prevede quindi che la Cina consentirà un graduale deprezzamento, evitando però forti oscillazioni”.
