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A differenza del 2015 oggi gli asset manager investono nei mercati della categoria Emergenti con maggior selettività
Rendimenti inesistenti e il rischio concreto del ritorno di un’inflazione galoppante allontanano gli investitori dai mercati dei Paesi sviluppati favorendo nuovi flussi d’investimento verso i mercati emergenti.
Questa volta però, a differenza del 2015, gli investimenti vengono guidati da maggior selettività rispetto alle aree geografiche emergenti del pianeta che, sebbene continuino a costituire un universo molto eterogeneo, possono essere raggruppate in grandi macro-aree.
“Se dovessimo riassumere l’andamento dei mercati azionari asiatici (Giappone escluso, ndr) nel 2020, potremmo dire che dopo le difficoltà, la volontà di vincere e l’ingegno umano hanno trionfato”, spiega Soo Nam Ng, responsabile azionario asiatico di Columbia Threadneedle Investments. Per l’esperto questo è forse un’interpretazione troppo ottimistica per un anno come questo, viste tutte le sofferenze causate dal Covid19 a livello mondiale, “ma non così tanto inverosimile se per tirare le somme ci basiamo sulla performance dei mercati azionari”.
Fonte: Annuario del risparmio gestito, FIDA
Come testimoniato dall’andamento annuale dei Fida Fund Index (FFI) elaborati dall’omonima società di rating e analisi, le categorie che hanno performato meglio lo scorso anno appartengono – con le rare eccezioni dell’azionario Usa e dei Paesi nordici – al comparto emergenti e più precisamente a quelli dell’area asiatica.
Nel 2020 l’economia cinese è cresciuta del 2,3% e il mercato azionario ha concluso con un guadagno superiori al 20%. Nessun’altra economia mondiale e Borsa valori al mondo, soprattutto quelle dei paesi sviluppati, ha eguagliato questi valori. Al contempo, il superindice Msci Asia-Pacific ha continuato ad aggiornare nuovi massimi storici.
Un rally a prova di Cina (e di tecnologia)
“La solidità dell’ecosistema digitale della Cina, fortemente rappresentato nell’indice cinese, ha contribuito a sostenere il ritorno a una crescita economica positiva nel secondo trimestre, quando la produzione ha iniziato a riprendersi una volta messa sotto controllo la diffusione del virus. Pertanto, per l’intero 2020 la Cina dovrebbe evidenziare un’espansione del 2%, superando di un ampio margine i paesi sviluppati”, commenta il fund manager.
Con la svolta digitale delle attività aziendali e dei consumi, le tecnologie hardware e software hanno guadagnato terreno, accelerando tendenze già in atto prima della crisi. “Il sottoindice del settore informatico ha quindi messo a segno una netta sovraperformance – spiega l’esperto – permettendo agli indici azionari di Taiwan e Corea di registrare a loro volta ottimi risultati”.
È importante sottolineare che questo approccio non implica un allontanamento del paese dalle reti di scambi globali, come dimostra la firma a novembre del Partenariato economico generale regionale (Rcep) guidato dalla Cina con i più rilevanti paesi del Sud-est asiatico, Corea del Sud, Giappone, Australia e Nuova Zelanda (clicca qui per un approfondimento).
Pechino sta altresì valutando se aderire o meno all’Accordo globale e progressivo per il Partenariato Trans-Pacifico (CPTPP), che ha sostituito il Partenariato Trans-Pacifico (TPP) in seguito al ritiro degli Stati Uniti sulla scia della strategia “America first” di Trump.
“Alcune delle maggiori economie mondiali, Cina e Corea del Sud in testa, sono state tra le prime ad essere colpite dalla pandemia, ma le efficaci strategie di contenimento del virus hanno consentito loro di recuperare fortemente quota e di posizionarsi favorevolmente per proseguire tale ripresa. Più in generale, i mercati emergenti stanno beneficiando dell’ondata globale di tagli dei tassi d’interesse e iniezioni di liquidità. Inoltre, queste economie godono di un maggior margine di manovra rispetto ai paesi sviluppati per aumentare l’entità dell’accomodamento in ragione dei tassi d’interesse reali più elevati”, aggiunge Dara White, responsabile globale azioni mercati emergenti di Columbia Threadneedle Investments.
“Al fine di cogliere tali opportunità continueremo a concentrarci sulle società dei mercati emergenti che si rivolgono ai consumatori nazionali. Individuiamo notevoli opportunità nei settori dei beni voluttuari, dell’informatica e dei servizi di comunicazione, dove il potenziale di crescita globale è molto promettente in quanto le imprese continuano a sviluppare prodotti e servizi in grado di soddisfare le mutevoli esigenze dei consumatori”, chiosa White.
Non solo Asia nel 2021
Per Gary Greenberg, head of global emerging markets per la divisione internazionale di Federated Hermes, la regione settentrionale dell’Asia non sarà l’unico bacino di performance. “L’economia globale dovrebbe imboccare la strada della ripresa nel corso del secondo semestre dell’anno, sulla scia della distribuzione di vaccini e un recupero della fiducia su scala globale, aiutando in primo luogo i produttori di materie prime come l’Indonesia, il Perù, la Russia e il Messico”.
Che i gestori credano sempre più nelle performance di questi mercati nel 2021 lo si vede anche nei processi di nomine interne. A gennaio Haiyan Li-Labbé è stata nominata cogestore di Carmignac Emergents insieme a Xavier Hovasse, responsabile azionario emergente. “Haiyan Li-Labbé e Amol Gogate rafforzano la nostra expertise in quest’area permettendoci di cogliere interessanti opportunità sul mercato azionario asiatico. Dal loro ingresso in Carmignac, Haiyan e Amol lavorano in stretta collaborazione con Xavier Hovasse e la loro promozione rappresenta per noi un passaggio naturale per potenziare le nostre capacità di investimento”, ha commentato David Older, a capo dell’intero team azionario.
La strada verso la ricerca del rendimento nel 2021 appare quindi segnata all’insegna dei mercati emergenti, che potranno anche far leva su un dollaro in affanno e sulla progressiva diffusione globale di un vaccino anti-Covid.
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