Mercati del credito, ritorno al 2018
Verlé (Carmignac): "L'attuale contesto favorisce gli stock picker obbligazionari. E poiché la dispersione è destinata a protrarsi, prevediamo di mantenere un profilo di rischio prudente"
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Il titolo del tormentone del grande batterista partenopeo Tullio De Piscopo, “Andamento lento”, ben rappresenta la situazione delle economie globali in questo momento, così come il movimento dei mercati finanziari di settimana scorsa, secondo Giordano Beani, head of multi-asset fund solutions Italy di Amundi Sgr. Infatti, chiarisce, “l’andamento delle principali economie mondiali è ancora ‘lento’ come hanno testimoniato la settimana scorsa il Fmi e la Bce. A poco è valsa la pubblicazione della produzione industriale. L’atmosfera di cautela nell’Eurozona è stata poi ulteriormente alimentata dalle minacce di Trump, mentre rimane ancora assai ingarbugliata la vicenda Brexit”.
Ecco dunque le previsioni per settore. Beani parte dell’azionario: “Nonostante le revisioni al ribasso delle stime sulla crescita mondiale da parte del Fmi, il peggioramento del deficit italiano, il rincaro del prezzo del petrolio mentre si sono riaccese le ostilità in Libia, l’ennesima proroga alla Brexit e le minacce di Trump sui dazi, questa volta nel settore aerospaziale, questa settimana i mercati azionari sono saliti benché frazionalmente (Msci World +0,5%). I listini azionari sono saliti a partire da gennaio e, a eccezione del Giappone, sono ritornati più o meno sui livelli di settembre. Il rally è stato favorito dal tono di gran lunga più accomodante delle banche centrali e dal rilassamento iniziale delle tensioni tra Stati Uniti e Cina, ed è stato accompagnato da un brusco rerating dei multipli. Il rally, per proseguire, avrà però bisogno di altre argomentazioni”.
Quanto alle obbligazioni governative, spiega, “i rendimenti dei Treasury decennali Usa e dei bund decennali tedeschi sono saliti di alcuni punti base, e le rispettive curve si sono appiattite. Lo spread tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi è rimasto invariato, mentre il rendimento dei titoli di Stato decennali britannici è rimasto complessivamente invariato. In occasione della riunione di aprile della Bce, il presidente Draghi ha inviato un messaggio prudente, non escludendo la possibilità di un ulteriore allentamento della politica monetaria se le condizioni macroeconomiche non miglioreranno nei prossimi mesi. Questi due fattori hanno contribuito a esercitare una pressione ribassista sui rendimenti dei titoli di Stato”.
Diversamente, continua, “gli spread delle obbligazioni societarie sono rimasti nel complesso stabili nel corso della settimana, in un contesto di mercato primario piuttosto attivo e dove non sono giunte notizie di rilievo né dalla riunione della Bce, né dagli ultimi verbali del Fomc. Dal confronto tra i fattori che guidano il mercato del credito Usa e quello europeo escono vincitrici le obbligazioni denominate in euro che beneficiano di valutazioni prossime al valore equo, di un indebitamento minore e di fattori tecnici più forti in un contesto caratterizzato da una caccia più serrata al rendimento”.
Venendo ai tassi di cambio, Beani osserva che “nel corso della settimana il dollaro si è leggermente svalutato nei confronti dell’euro. La corona norvegese è stata una delle valute che ha messo a segno la miglior performance rispetto al biglietto verde. L’inflazione è stata superiore alle attese e quindi è aumentato il rischio di una stretta monetaria da parte della banca centrale norvegese. Tra le valute dei mercati emergenti, il peso messicano si è apprezzato nei confronti del dollaro Usa, ma la volatilità rimane piuttosto alta e strettamente legata alla retorica sul commercio. Il nostro scenario di base di una stabilizzazione della crescita mondiale implica un euro più forte, sempre che non si concretizzino i timori di una recessione negli Stati Uniti. A breve termine il biglietto verde rimarrà favorito rispetto all’euro e perderà un po’ di slancio solo a partire dal terzo trimestre 2019, quando verranno meno alcuni dei fattori temporanei che sostengono il dollaro USA. Riteniamo che le valute dei mercati emergenti possano ancora rivalutarsi sul dollaro nel corso del 2019, ma sarà cruciale rimanere selettivi”.
Infine, le materie prime. “Il calo delle forniture da parte dei Paesi Opec e la riduzione della produzione da parte dell’Arabia Saudita e la contrazione delle esportazioni dal Venezuela e dall’Iran sono i principali elementi che spingono al rialzo le quotazioni del greggio, in aumento per la sesta settimana consecutiva – conclude l’esperto -. La quotazione dell’oro è rimasta inferiore ai 1.300 dollari l’oncia. Su scala mondiale, i metalli di base hanno ritracciato dell’1% questa settimana, mentre i metalli industriali hanno dato prova di buona tenuta. La crescita economica continua a favorire le materie prime. Ipotizziamo ancora un range di 55-65 dollari al barile per il Wti nonostante il forte rimbalzo recente dovuto soprattutto al taglio della produzione da parte dell’Opec e alla stabilizzazione dell’economia. L’allentamento delle condizioni finanziarie e la fine della riduzione del bilancio da parte della Fed dovrebbero sostenere l’oro nel 2019, mentre la solidità del dollaro rimane il principale ostacolo potenziale”.
