Un anno da dimenticare per bond e azioni
Il 2018 è stato un anno difficile per quasi tutte le asset class e mercati. Dal più deludente al più performante, i fund selector passano in rassegna i settori top e flop e indicano su cosa puntare nel 2019.
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Dic – Gen 2019 |

Pil sopra le medie storiche, ma utili probabilmente sotto pressione nel 2019. Con i buyback che potrebbero segnare livelli record mentre l’M&A frena per via dell’incertezza. Focus Risparmio ne ha parlato con Andrea Rossetti, senior financial analyst di Tendercapital. “Le stime economiche mirano a una crescita nel prossimo biennio per Ue e Usa al di sopra del trend di lungo periodo, rispettivamente di 1,5% e 1,8% anno su anno – dice Rossetti – Il contesto inflazionistico rimane positivo in entrambe le aree, sebbene più arretrato in Europa. Negli States l’inflazione è in linea con il target fissato dalla Fed e giustifica la fase di money tightening in atto. Le pressioni al ribasso della componente energetica sono favorevoli per il reddito reale dei consumatori e dovrebbero quindi sostenere la spesa privata e la domanda nel 2019”, aggiunge Rossetti, che si aspetta che margini e utili societari possano essere influenzati negativamente “dalla pressione sugli input produttivi, in particolare materie prime e lavoro”.
Ma c’è un altro trend che potrebbe manifestarsi sul mercato globale, ed è il ritorno dei buyback. “Il buyback è una forma di remunerazione storicamente più utilizzata in Usa rispetto all’Ue in cui la remunerazione dei c-level è spesso collegata agli utili. Ma poiché lo share buyback aumenta gli Eps, puramente per una ragione di accounting attraverso una riduzione del numero di azioni in circolazione, e sostiene il prezzo dell’azione a parità di valutazione, diventa attrattivo per il management quando l’azione è sottovalutata e non si manifestano altre opportunità di impiego della liquidità”, spiega l’analista. “Le attuali valutazioni di mercato segnalano multipli in area Ue inferiori rispetto alla media storica degli ultimi 3 anni e dell’attuale ciclo e potrebbero giustificare un aumento del buyback. Inoltre, una maggiore incertezza sul contesto macroeconomico e un’aspettativa di rialzo dei tassi di interesse potrebbe ridurre gli investimenti con ritorno positivo delle società e favorire quindi forme alternative di impiego del capitale. In Usa, i dati evidenziano come già nel 2018 i livelli di share buyback abbiano toccato nuovi massimi nell’attuale ciclo, anche per effetto della corporate tax e del rimpatrio dei capitali all’estero, soprattutto da parte dei player tech”, continua Rossetti.
Valutazioni e la liquidità ancora presente sui mercati sono fattori che alimentano l’M&A. Ma su fusioni e acquisizioni potrebbe prevalere infine l’effetto negativo generato dalla volatilità. “L’attuale fase di incertezza macroeconomica, dettata da una continuazione della trade war e l’insorgere di rischi sul tema Brexit e Italia, potrebbe porre un freno al settore nel 2019. Nel 2018 l’apparato regolatorio di vari Paesi è intervenuto in vari deal talvolta rallentando e bloccando operazioni cross-country. L’incertezza genera volatilità che risulta negativa per il comparto M&A”, conclude Rossetti.
