Crescita e commodity, segnali incoraggianti dalla Cina
"Il miglioramento delle rilevazioni Pmi globali e dei dati cinesi hanno creato migliori prospettive per la domanda complessiva di materie prime". La view di NN Investment Partners
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Nessuna recessione all’orizzonte. Parola di Esty Dwek, head of global market strategy del team Dynamic solutions di Natixis Investment Managers, secondo cui anche se i dati continuano ad essere eterogenei, ci sono alcuni evidenti segnali di ripresa nell’economia globale. “Ci aspettiamo che la crescita si stabilizzerà nei prossimi trimestri – spiega l’esperta -, guidata da una stabilizzazione negli Stati Uniti e in Cina, dove i dati indicano già dei miglioramenti. La produzione rimane debole a livello globale, ma i servizi, il mercato del lavoro e i consumi resistono. Inoltre le misure di stimolo mirate in Cina, così come le condizioni finanziarie più favorevoli negli Stati Uniti grazie all’atteggiamento dovish della Fed, si stanno traducendo in un miglioramento delle prospettive. L’Europa sembra ancora debole, ma anche in questo caso, i servizi rimangono solidi e la produzione potrebbe cambiare marcia in un contesto migliore a livello globale”.
A sostegno della sua tesi, la Dwek cita anche la finalizzazione dell’accordo commerciale Usa-Cina che “rimane sulla buona strada”, nonostante le preoccupazioni circa la sua applicazione e per il fatto che Trump potrebbe spostare poi il mirino sul settore auto europeo. Persino la Brexit non spaventa più di tanto in vista delle elezioni Ue del 22 maggio, grazie alle quali la May potrebbe portare a casa un accordo, oppure in caso di un ritardo molto significativo. In tutto questo si inseriscono la Fed e la Bce, che secondo l’esperta resteranno “ferme per tutto il 2019”, e i prezzi del petrolio che nel medio termine dovrebbero frenare in seguito a un aumento della produzione da parte dell’Opec e a una crescita globale più moderata.
Di qui le prospettive di mercato. Per la Dwek, la ripresa dei mercati azionari continua, anche se a un ritmo più lento rispetto all’inizio dell’anno. “I mercati si sono orientati verso una prospettiva di crescita più ottimistica – spiega -, sostenuta da Banche centrali accomodanti e da miglioramenti nei rapporti commerciali Usa/Cina. Ciononostante, sono probabili correzioni a breve termine così come una maggiore volatilità, anche se nei prossimi mesi i mercati ottenessero migliori performance, poiché permangono numerosi rischi (crescita europea, Brexit, tetto massimo del debito Usa). Riteniamo inoltre che un sostegno fondamentale da una crescita dignitosa degli utili sarà necessario per sostenere il rally in corso. Per ora, tuttavia, gli afflussi sono stati timidi, per cui rimane molta liquidità a margine dopo aver mancato il rally, il che dovrebbe contribuire a mantenere le correzioni relativamente lievi e di breve durata”.
“I rendimenti del Treaury si sono stabilizzati intorno al 2,55% dopo l’inversione temporanea della curva dei rendimenti – prosegue l’esperta -. Se un’inversione rappresenta in generale un segnale inquietante, non tutte le inversioni della curva dei rendimenti hanno portato a recessioni, e di solito il tempo con cui si concretizzano è di 12-18 mesi. Inoltre, l’inversione è stata di breve durata, quindi, nonostante vada monitorata, per ora non siamo preoccupati. Continuiamo ad aspettarci un ampio range-trading, anche se potrebbe verificarsi una certa pressione al rialzo dei rendimenti qualora la crescita migliorasse e l’inflazione aumentasse costantemente in presenza di prezzi dell’energia più elevati. Anche se la duration non aggiunge molto in termini di rendimento, siamo meno preoccupati di aggiungere gradualmente duration ai portafogli con strategie difensive più fondamentali e difensive in base a come si muoverà più avanti nel ciclo”.
Quanto agli spread di credito, questi “continuano a restringersi, dato che la domanda di rendimento persiste in un contesto di rendimenti globali più bassi sulla scia dell’ultimo ritracciamento. Per quanto riguarda l’investment grade statunitense, non ci aspettiamo che i rendimenti torneranno ai minimi del 2018, ma l’high yield ha un ulteriore potenziale di contrazione a causa del rimbalzo dei prezzi del petrolio e di un graduale miglioramento delle prospettive di crescita. Continuiamo a cercare strategie absolute return flessibili, in grado di adattarsi all’evoluzione delle condizioni di mercato”.
Insomma, conclude la Dwek, “è poco probabile che la complessità del contesto di investimento venga meno, aspetto che ci fa apprezzare strategie più flessibili absolute return, in grado di diversificare i portafogli. Infatti, poiché le aspettative di rendimento per le asset class tradizionali sono inferiori alla media, le strategie alternative continuano ad avere spazio per contribuire a colmare il gap. Ci aspettiamo che gli asset di rischio continuino a rendere meglio (e conserviamo la nostra esposizione). Potrebbe non essere il momento di aggiungere troppo rischio, ma non pensiamo che sia neanche quello di eliminarlo completamente”.
