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Oggi è stato colmato solo il 58% del gap con gli uomini in campi come la partecipazione alla forza lavoro, il salario e i ruoli manageriali. E negli ultimi anni, il divario si è nuovamente allargato. Poche le quote rose anche nella gestione dei fondi. Ma aumenta l’impegno delle case di investimento.
Il portafoglio dei fondi si tinge di rosa, ma nelle imprese, comprese quelle finanziarie, le donne sono ancora troppo poche, raramente ricoprono ruoli manageriali e spesso sono pagate meno. C’è un divario tra l’aumento di strumenti del risparmio che integrano la gender diversity e i risultati dell’ultimo rapporto The global gender gap del World Economic Forum, sulle disparità tra uomini e donne in campi come la partecipazione alla forza lavoro, il salario e i ruoli di comando.
Lo studio rivela che solo il 58% del gap di partecipazione economica tra i due generi a livello globale è stato chiuso, ma ancor più sconcertante è il fatto che il divario sia tornato ad allargarsi negli ultimi due anni e sia oggi al livello peggiore dal 2008. Su 144 paesi, tredici hanno coperto più dell’80% della disparità e 18 meno del 50%. I due terzi sono sotto la media. L’Italia è tra questi e si posiziona al 118esimo posto, tra Cile e Angola. Secondo le stime del World Economic Forum, di questo passo ci vorranno più di 217 anni per chiudere completamente il gap globale tra uomini e donne nel settore economico.

Le altre disuguaglianze
L’Economic participation and opportunity index è uno dei sotto-indici che formano il Global gender gap index e misura le disuguaglianze nella partecipazione alla forza lavoro, quelle salariali e di reddito, la presenza delle donne in ruoli manageriali e professionali rispetto agli uomini. Gli altri sotto-indici riguardano l’istruzione, la salute, gli incarichi parlamentari e ministeriali. Se mettiamo insieme tutte le componenti, risulta che a livello mondiale il gap complessivo da coprire per arrivare alla totale parità è del 32%, in leggero aumento rispetto al 2016 (31,7%). Nel 2017, il divario è cresciuto in 82 paesi contro appena 60 in cui è sceso.
L’Europa occidentale è la regione dove le disuguaglianze sono mediamente più basse (25%), tuttavia è anche quella dove ci sono grandi differenze tra le nazioni. Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia progrediscono verso l’eguaglianza, mentre Italia, Grecia, Cipro e Malta hanno ancora un gap superiore al 30%. L’anno scorso, nel Belpaese si è allargato il divario negli stipendi tra i generi ed è sceso il numero di donne con incarichi ministeriali, generando un ampliamento delle disparità per la prima volta dal 2014.
Secondo il World Economic Forum, la ragione della crescita del gender gap a livello globale è nel prolungato periodo di stagnazione, che ha determinato un calo dell’occupazione per tutti, ma in modo più accentuato per le donne. Per contro, il reddito da lavoro è aumentato, tuttavia gli uomini ne hanno tratto maggior beneficio. Il triste quadro è completato dal fatto che solo il 22% delle posizioni manageriali è in mano al gentil sesso e il trend non è a favore di quest’ultimo.
Pochi gestori-donna
Nel settore degli investimenti, uno studio di Morningstar su 56 paesi rivela che le donne sono poco rappresentate. Dal 2008 al 2016, la quota rosa di gestori si è mantenuta intorno al 12%. La notizia positiva è che hanno più probabilità di trovare impiego in alcuni segmenti in espansione dell’industria del risparmio, primi fra tutti quello delle strategie passive, inclusi gli Etf (Exchange traded fund) e dei fondi sostenibili. Nel dettaglio, una donna ha il 36% di probabilità in più di un uomo di gestire uno strumento indicizzato e il 24% in più nel caso di uno socialmente responsabile.
Questi dati rivelano che le società di gestione possono fare molto di più per chiudere il gap tra uomini e donne al loro interno, coerentemente con il loro impegno per aumentare le quote rosa nelle aziende in cui investono e con le recenti decisioni di lanciare prodotti che prendono a riferimento indici di gender diversity.