Come costruire un portafoglio nell’era dei tassi zero
Le ricette dei fund selector per produrre rendimenti contenendo i rischi includono diversificazione, posizioni sull'azionario, incursioni sui segmenti più attraenti del reddito fisso
4,30 min

Sebbene per ora sia difficile stabilire gli impatti economici del lockdown globale, gli economisti iniziano a fare previsioni, per stimare il grado di contrazione dell’attività economica. Al di là delle cifre, al momento c’è un’unica certezza: nel 2020 l’enorme crisi sanitaria che il mondo sta vivendo sarà seguita da una recessione globale. Le domande si concentrano ora sulla gravità di tale recessione e sulle modalità della ripresa che ci si attende.
“A differenza di quanto avvenuto durante le crisi precedenti, governi e banche centrali questa volta hanno reagito rapidamente e con forza: ad esempio, la Bce e la Fed hanno varato un quantitative easing illimitato. Presto si aprirà il dibattito sui costi di questa situazione, sulla sostenibilità del debito e sul modo di gestire questi deficit eccezionali”, afferma Jean-Luc Hivert, head of La Française Am, secondo cui i mercati hanno ovviamente compreso la sfida che il mondo si trova a fronteggiare.
“Tutte le asset class ne sono state colpite e l’asset allocation si è fatta più complessa, mentre la mancanza di liquidità a volte ha complicato il lavoro dei gestori di portafoglio – fa notare Hivert -. Dovremo rivedere gradualmente le nostre previsioni economiche per essere in grado di aggiustare la valutazione delle asset class, i cui parametri sono, in alcuni casi, cambiati radicalmente”.
D’altra parte, come fanno notare, Maud Minuit e François Rimeu, rispettivamente head of total return and fixed income e head of total return and cross asset, l’economia globale è sospesa e nessuno sa quanto potrà durare questa situazione. “Alcune banche di investimento statunitensi prevedono un calo della crescita annualizzata nel secondo trimestre compreso fra il 25% e il 30%: una diminuzione tripla rispetto al peggior calo della storia americana – evidenziano -. Senza dubbio possiamo immaginare che l’Europa vada incontro a uno choc equivalente con un -20%”.
Questi dati impressionano soprattutto se si guarda, come sottolineano i due esperti, agli effetti senza dubbio ancora maggiori nelle industrie più colpite, come quella dei casinò (-95% di ricavi), dello sport (-80%) e degli hotel (-75%). La recessione globale, oggi, non è più una possibilità ma quasi una certezza. Le autorità, dapprima moderate nella risposta, ora sembrano aver preso il problema molto sul serio da metà marzo.
Quanto alle misure fiscali, per Minuit e Rimeu le banche centrali hanno adottato alcune misure che ricordano i momenti più duri del 2008. “La Bce ha messo in piedi un aggressivo programma di acquisti. Esso potrebbe anche discostarsi dai requisiti di ‘capital key’ e modificare i propri limiti, se necessario. Se consideriamo inoltre la possibilità che i singoli Paesi facciano ricorso alle Omt (con meno vincoli che in passato), l’azione di Francoforte ci pare credibile e rappresenta un segnale forte sulla capacità di azione per qualsiasi paese sotto uno ‘stress fiscale’”, affermano.
La Fed ha abbassato i propri tassi a – 0,25%. Poi, dapprima ha annunciato che avrebbe ripreso il programma di quantitative easing acquistando 700 miliardi di dollari di bond governativi Usa; quindi lo ha reso illimitato, senza vincoli di portata. Inoltre ha riportato in vigore diversi meccanismi di prestito per ridurre i rischi per l’economia (Cpff, per l’acquisto di commercial papers, Pdcf per fornire liquidità alle banche che erano primary dealers, ecc). Inoltre, e forse si tratta della misura più importante secondo i due esperti, ha fornito linee di swap quasi illimitate a tutte le banche centrali per soddisfare la domanda esponenziale di dollari. Le altre principali banche centrali hanno adottato misure simili, abbassando i tassi e/o aumentando i programmi di buyback (è il caso di Regno Unito, Svizzera, Giappone, ecc).
“Generalmente parlando, dopo un periodo di incertezza, questi annunci mostrano che le autorità monetarie faranno tutto il possibile per assicurare la sopravvivenza del sistema: forniture di liquidità e allentamento delle condizioni di finanziamento per banche, governi e, sia pur indirettamente, aziende” prosegue l’analisi.
Passando alle misure fiscali, Minuit e Rimeu fanno notare come i governi abbiano annunciato misure fiscali mai viste prima sebbene la mancanza di una risposta europea coordinata sia un’occasione persa, tutti i Paesi europei si sono detti pronti a fare tutto il possibile per sostenere l’economia e a fornire aiuti di ogni genere alle aziende. Lo stesso vale per l’altra sponda dell’Atlantico e della Manica.
“Negli Usa dal 13 marzo, il governo federale ha adottato diverse misure per combattere il declino della crescita. La dichiarazione dello stato di emergenza (50 mld di dollari), le proroghe alle scadenze fiscali (300 mld in credito), e soprattutto l’annuncio, secondo un consigliere della Casa Bianca, che al Senato si sarebbe raggiunto un accordo su un enorme piano di stimoli fiscali – spiegano -. Siamo molto vicini al cosiddetto ‘helicopter money’, specialmente considerando che il Tesoro americano potrebbe emettere bond cinquantennali (mai visti prima) per finanziare questo stimolo, e che la Fed ne sarà probabilmente il principale acquirente”.
“In Germania, cosa sinora inimmaginabile, i tedeschi hanno recentemente annunciato misure importanti”, proseguono i due esperti, che evidenziano come per la Francia è molto difficile fornire un dato su tutte le misure annunciate, che però sono molto sostanziose: un recovery plan da 45 mld di euro, scadenze per contributi sociali, tagli fiscali, garanzie per i prestiti alle pmi, ecc.
“Non è improbabile che nelle prossime settimane possano venire presentati altri pacchetti di stimoli, con un mantra che pare condiviso dalla maggior parte dei nostri governi: whatever it takes. Per noi è impossibile conoscere con esattezza il futuro della crisi, ma queste azioni diverse avranno un impatto di lungo termine per tutti i mercati finanziari: un impatto di cui bisogna tenere conto per poter analizzare correttamente le condizioni attuali di tali mercati”, concludono Minuit e Rimeu.
