Emergenti verso la stabilizzazione
Non solo trade war: dalla Cina all’Argentina, aumentano le tensioni politiche. Come muoversi
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Niente paura per le valute emergenti: anche se il fantasma delle trade war continua a rappresentare una spada di Damocle, gli esperti mostrano un cauto ottimismo, sia alla luce del nuovo corso accomodante della Fed – che dovrebbe sostenere quei Paesi con ampio indebitamento in dollari – sia perché proprio sulle tensioni commerciali si registra una “de-escalation”. Senza contare che all’interno di questa asset class si trovano molte divise interessanti su cui investire, alla luce del miglioramento dei fondamentali o perché sono a sconto. “Mentre l’instabilità e le tensioni commerciali spingono alla prudenza e rendono meno chiare le prospettive per le valute dei mercati emergenti, noi di Brandywine Global individuiamo alcune delle opportunità più interessanti proprio tra le economie in via di sviluppo”, commenta Anujeet Sareen, portfolio manager del team Global Fixed Income di Brandywine Global (affiliata Legg Mason).
Per Sareen la valuta che in questo momento è più attraente e ben supportata dai fondamentali è il peso messicano. “Il Messico ha di recente registrato il più grande avanzo delle partite correnti dalla fine degli anni ’80. Le bilance commerciali nell’industria manifatturiera e nel settore dei servizi sono solide come non lo erano da vent’anni, e i tassi di interesse nominali e reali rimangono elevati sia in termini assoluti sia relativi (rispetto agli Stati Uniti e ad altri mercati emergenti)”, argomenta Sareen. Inoltre, la banca centrale del Messico – da tempo guidata da una policy conservatrice – vanta una reputazione credibile sull’inflazione, ben contenuta attorno al 3%, mentre l’attuale amministrazione pone una forte enfasi sul mantenimento di un avanzo fiscale primario. “I principali rischi per il Messico – ammonisce però Sareen – sono la debolezza della produzione energetica e del bilancio annuale del gruppo petrolifero statale, Pemex”.
L’esperto punta i fari anche sul rublo, ritenendo la Russia uno dei Paesi meglio strutturati in termini di politica monetaria e fiscale, con un’inflazione contenuta e avanzi fiscali e delle partite correnti. Una combinazione rara tra gli emergenti, che “significa che la Russia non dipende dal capitale straniero”. Ma per Brandywine, tra le valute interessanti ce ne sono anche due che molti hanno considerato di recente (o considerano ancora) off limits, ovvero il peso argentino e la lira turca. “Entrambe le valute si sono fortemente indebolite nell’ultimo anno e come risposta i tassi di interesse domestici sono aumentati notevolmente. Di conseguenza, anche i saldi con l’estero sono decisamente migliorati”, spiega Sareen, ricordando tuttavia che l’esposizione debitoria con l’estero e i rischi politici interni rimangono elevati in entrambi i Paesi.
All’interno dell’Europa, i fari sono puntati su corona ceca e fiorino ungherese. “La disoccupazione in Repubblica Ceca è ai minimi storici, vicina al 2%, e il contesto di aumento dei salari e dell’inflazione spinge la banca centrale verso una politica monetaria più restrittiva. Il bilancio delle partite correnti recentemente pubblicato è stato il più alto mai registrato. Anche il fiorino ungherese è sottovalutato, ma un limite per questa valuta è l’atteggiamento troppo accomodante della banca centrale, date le attuali dinamiche salariali e di inflazione”, conclude Sareen.
Sulle valute emergenti in generale sono ottimisti anche gli esperti di Barclays. “Con una marginale riduzione delle tensioni commerciali Usa-Cina, una minore probabilità di Brexit a Halloween e l’allentamento da parte della Fed, il contesto complessivo dovrebbe sostenere le valute emergenti”, si legge in una nota. In Barclays c’è ottimismo sul real brasiliano. È vero che ulteriori tagli dei tassi da parte della Banca centrale, limiterebbe l’upside della moneta, ma la nota spiega che il mercato si aspetta la possibilità di interventi aggressivi e prezza già una riduzione di 25 punti base a ottobre, quindi “un ciclo prudente di tagli sosterrebbe la valuta”. Bene anche l’outlook per il dollaro taiwanese, che finora ha beneficiato delle tensioni commerciali Usa-Cina.
