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Il magnate cinese ha lasciato il controllo del ramo fintech di Alibaba sotto le pressioni delle autorità di Pechino, che lui aveva criticato aspramente nel 2020 (ottenendo lo stop della quotazione dai regolatori)
Finisce l’era di Jack Ma nella galassia Alibaba. Il magnate cinese, al secolo Mǎ Yún, che aveva già fatto un passo indietro dalla “Amazon asiatica” da lui co-fondata nel 1999 con un gruppo di amici, ha ceduto anche il controllo di Ant Group, spin-off tecno-finanziario di Alibaba, nel quadro di un’ottimizzazione della governance e della ristrutturazione della società. “Nessun azionista, da solo o congiuntamente con altri soggetti, avrà il controllo di Ant Group” dopo il completamento dell’adeguamento, ha affermato la società in un comunicato. Il gruppo Ant è proprietario della maggiore piattaforma di pagamento al mondo, Alipay, che serve oltre 1,3 miliardi di utenti e 80 milioni di commercianti, ed è il secondo maggiore gruppo di servizi finanziari a livello globale.

Ant, le cui attività spaziano dal credito al consumo alla distribuzione di prodotti assicurativi, ha dichiarato che Ma e altri nove dei suoi principali azionisti hanno accettato di non agire più di concerto nell’esercizio dei diritti di voto e di votare solo in modo indipendente. Il board, che oggi conta otto componenti, inserirà un quinto amministratore indipendente, in modo che gli indipendenti rappresentino la maggioranza dell’organo direttivo.
Ma, che ha criticato aspramente le autorità di regolamentazione di Pechino e le banche statali poco prima della prevista Ipo di Ant alla fine del 2020, da due anni è sottoposto a forti pressioni da parte dello Stato cinese. Le critiche avevano innescato una stretta regolamentare delle autorità sulle società tecnologiche e avevo finito per far naufragare la stessa Ipo, mettendo nei guai anche la società madre Alibaba, che venne sottoposta a un’indagine per sospetto monopolio.
Il tycoon era stato a lungo la superstar del business cinese, guadagnandosi la fama di guru degli affari che era riuscito a trasformare una società creata con un gruppo di amici in un conglomerato da oltre 500 miliardi di dollari. E questa fama lo aveva portato a esporsi di fronte all’opinione pubblica, sostenendo il rinnovamento economico del suo Paese. In particolare, nell’ottobre 2020, Ma aveva parlato a una conferenza bancaria di Ant Group criticando le politiche di regolamentazione del governo cinese in materia finanziaria. Ma queste esternazioni gli erano costate care, attirando le ire di Pechino che aveva bloccato la quotazione della società all’ultimo minuto, e costringendolo da allora a eclissarsi dalla vita pubblica.
Ora che Ma è fuori dai giochi, torna in auge l’ipotesi di una mega quotazione di Ant. Il valore del gigante fintech è stimato tra i 150 e i 200 miliardi di euro, e il percorso verso la Borsa dovesse riprendere porterebbe la più grande Ipo della storia (nonché una notevole iniezione di capitali nelle casse di Alibaba). Tuttavia, secondo il Financial Times, gli azionisti dovranno pazientare ancora un po’. Un portavoce di Ant ha dichiarato comunque che al momento non ci sono piani per un’Ipo, e che il gruppo vuole concentrarsi sul miglioramento del business.
Ma è comunque un fatto che lo Stato cinese stia allentando un po’ la stretta sul gruppo, anche alla luce delle difficoltà dell’economia. Ad esempio, la piattaforma commerciale Alibaba ha recentemente ottenuto l’autorizzazione a raccogliere ulteriori capitali per la sua divisione di credito al consumo. Un segnale che potrebbe indicare in futuro anche un ammorbidimento nei confronti dei vecchi progetti di quotazione di Ant. .
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