Un anno da dimenticare per bond e azioni
Il 2018 è stato un anno difficile per quasi tutte le asset class e mercati. Dal più deludente al più performante, i fund selector passano in rassegna i settori top e flop e indicano su cosa puntare nel 2019.
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“Il 2019 sarà un anno burrascoso per i mercati mondiali”. Ne sono convinti gli esperti di State Street Global Advisors: “Gli Stati Uniti approfitteranno degli ultimi benefici derivanti dalle misure di stimolo fiscale, ma con un aumento dei rischi di downside a causa delle difficoltà legate ai dazi doganali. Sebbene il nuovo anno sembri favorire gli Usa, gli investitori potrebbero potenzialmente trarre vantaggio dall’assunzione di un posizionamento più difensivo con l’aumentare dei rischi nella fase finale del ciclo. Con l’emergere di nuove opportunità altrove, gli investitori dovrebbero inoltre essere preparati e riposizionati su altre regioni”. Emergenti su tutti.
“Riteniamo – proseguono gli analisti – che le vendite massicce sui mercati emergenti, dovute a un effetto trascinamento, abbiano creato alcune interessanti opportunità di acquisto. Mentre le valutazioni delle azioni degli emergenti sono a grandi linee nelle media del 2003, le loro valutazioni relative rispetto agli altri mercati emergenti sono ai minimi storici. In particolare i settori di questi mercati legati ai consumi e alla tecnologia sono molto più convenienti degli stessi segmenti sui mercati sviluppati. Per quanto riguarda le obbligazioni e le valute degli emergenti, anche il netto calo del 2018 ha portato a valutazioni relative interessanti”.
Mentre per quanto riguarda la Cina gli esperti di State Street spiegano: “pensiamo che gli investitori dovrebbero prendere in considerazione un’allocazione diretta nelle azioni cinesi che combini un’esposizione sia onshore che offschore per gestire meglio il rischio”.
Tornando al portafoglio, in generale, da State Street consigliano un posizionamento difensivo per ottenere migliori risultati. “In mezzo a tante incertezze geopolitiche e politiche gli investitori dovrebbero prendere in considerazione strumenti altamente liquidi per investire in modo più opportunistico, in particolare negli Stati Uniti dove i Treasury a tre mesi stanno rendendo più del dividend yeld S&P 500. E’ venuto il momento di aggiungere flessibilità ai portafogli e diversificare a livello geopolitico e settoriale. Ricercate titoli difensivi che proteggano dal rischio di downside e prendere in considerazione la copertura delle esposizioni valutarie. Sebbene la corsa del toro continui, conclude il market outlook 2019, in questo momento la costruzione di solide difese aiuterà a gestire la volatilità e l’incertezza legate alla fine del ciclo”.

Un capitolo a parte riguarda l’Italia (State Street prevede una crescita del Pil dello 0,5% nel 2019) che costituisce un fattore di rischio per l’Eurozona ma non ancora di contagio. Come spiega Lori Heinel, vice responsabile globale per gli investimenti di State Street “la situazione italiana crea stress in tutto il Vecchio continente”.
Gli fa eco Frédéric Dodard, responsabile Emea Strategie Multi Asset che sottolinea come “il rischio sia reale, ma ancora non si è concretizzato”. Entrando nello specifico Heinel spiega che le possibilità di contagio rimangono latenti perché tra i Paesi dell’Eurozona esiste “una forte interconnessione a livello bancario. Gli istituti francesi, tra bond societari, bancari, Titoli di Stato e derivati, sono i più esposti dell’area Euro, e per una quota rispetto al Pil pari a circa il 15 per cento. Seguoni le banche di Spagna, Olanda, Svizzera e Germania”.
Detto ciò Dodard ritiene che, per chi ha il sangue freddo per affrontare il rischio politico dello Stivale, sia “conveniente investire nei Btp italiani visto che l’attuale rendimento va oltre di circa un punto percentuale rispetto al valore del rendimento ‘ripulito’ dai rischi politici e considerati i fondamentali del Paese, calcolato intorno all’1,8%”.
