Dalla Bce altri 600 miliardi per il bazooka Pepp
Francoforte batte le attese e quasi raddoppia il programma di acquisti, allungandone la durata fino a giugno 2021. Mercati soddisfatti. Euro su, cala lo spread
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Oggi gli applausi sono tutti per Christine Lagarde. Quasi inesistenti infatti le note stonate nel coro unanime di approvazione dei gestori che benedicono il nuovo maxi intervento della Bce. E stamane i mercati viaggiano in deciso rialzo, con lo spread che si mantiene a 172 punti mentre continua a correre l’euro.
“Poiché il Recovery Fund europeo non avrà nessun impatto tangibile sui paesi membri più deboli prima del 2021, era fondamentale che la Bce intervenisse adesso sul Pepp, sia in termini di dimensioni che di durata. Ha agito come previsto e questo rappresenta un ulteriore sollievo per gli spread sovrani di questi paesi e per l’euro”, commenta Didier Saint-Georges, membro del comitato strategico di investimento Carmignac.
Per Azad Zangana, senior european economist and strategist di Schroders, la portata dell’aumento el quantitative easing ha sorpreso i mercati ed ora “è diventato evidente che i programmi di Qe della Bce ora vengono utilizzati per finanziare i governi, con una tendenza ad aiutare gli Stati membri penalizzati dai mercati per via delle loro deboli dinamiche a livello di debito”. “Di conseguenza – sostiene -, ci sono buone possibilità che la Bce espanda ed estenda ulteriormente i suoi programmi più avanti”.

Sottolinea la possibilità di ulteriori aperture da parte di Francoforte anche Patrice Gautry, chief economist di Union Bancaire Privée, secondo cui l’aumento delle dimensioni del Pepp è stato determinato chiaramente per acquistare tempo, e per attendere la metà del 2021 che offrirà più chiarezza sulla situazione dell’economia e dei mercati: “Se gli acquisti aumenteranno ulteriormente o manterranno l’alta velocità di maggio, potrà essere possibile assistere ad un altro aumento del fondo”, spiega.

“Per quanto riguarda la sentenza della Corte costituzionale tedesca – prosegue l’economista – Francoforte ha spiegato che è compito del governo e del Parlamento tedesco rispondere direttamente e che la Bce è sotto la giurisdizione della Corte di giustizia europea e dovrebbe rimanere pienamente indipendente; questo è chiaramente un freno a quelle prime ampie reazioni iniziali che si verificarono dopo la decisione della Corte tedesca, e mette pressione più sul lato politico che su quello finanziario. La Bce sembra quindi assicurare grandi possibilità di rifinanziamento, dato che l’approvazione politica formale del nuovo Recovery Fund potrebbe richiedere più tempo, secondo la Commissione Europea, e quindi la Bce è pronta ad affrontare tempi duri e ad assicurare mezzi di rifinanziamento per un lungo periodo di tempo per sostenere le economie e i mercati”.
Quanto alla Corte tedesca, anche Ulrike Kastens, economist di Dws, mette in evidenza come la presidente Lagarde abbia sottolineato più volte l’analisi costi-benefici delle decisioni monetarie della Bce. “Ciò non altera la posizione della banca centrale, ben motivata, secondo la quale essa è soggetta solo alla giurisprudenza della Corte di giustizia europea (e non ai singoli tribunali nazionali, compresi quelli del più grande Stato membro dell’Eurozona). Tuttavia – fa notare -, la conferenza stampa di Lagarde suggerisce che il verdetto tedesco avrà effetti indiretti. In particolare, segna un passo significativo verso una maggiore trasparenza, che in realtà potrebbe essere piuttosto utile per aumentare l’efficacia della politica monetaria”.
“Se avesse continuato al ritmo di acquisto osservato finora – osserva Oliver Blackbourn, multi-asset portfolio manager di Janus Henderson Investors -, la Bce avrebbe esaurito le sue disponibilità all’interno del Pepp in autunno. A meno che gli acquisti non vengano accelerati, ldovrebbe ora essere in grado di continuare ad acquistare fino all’inizio del 2021. Questo è importante, in ultima analisi, come segnale che la Bce si impegna a stimolare l’economia per tutto il tempo necessario. Suggerisce inoltre di non preoccuparsi eccessivamente dell’interferenza della Corte costituzionale tedesca nei programmi di allentamento quantitativo”.
Un aspetto importante secondo Blackbourn, è che il persistente ritornello di Mario Draghi sulla necessità di stimoli fiscali sembra essere stato finalmente ascoltato dai governi europei. “La Germania ha aumentato il suo pacchetto di stimolo mercoledì, seguendo a ruota l’ambizioso piano della Commissione Europea per un più ampio stimolo dell’Ue – chiarisce -. La Bce non deve più assumersi la responsabilità di risollevare da sola la crescita europea e l’inflazione”.
Anche Paul Diggle, senior economist di Aberdeen Standard Investments, vede la possibilità concreta di ulteriori misure. sulla base dell’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche. Ma l’economista pone l’accento sul fatto che “il risultato è che il mix di politiche monetarie e fiscali in Europa sta finalmente iniziando ad essere all’altezza della situazione, mentre i dati ad alta frequenza suggeriscono che è siamo giunti a un punto di inversione al rialzo dell’attività economica”.
“Le misure ad alta frequenza dell’attività economica europea si stanno ora indirizzando verso l’alto – assicura – e si prospetta un periodo di rapida crescita. Pensiamo ancora che il rimbalzo non compenserà tutta la contrazione iniziale, il che significa che vi sarà una perdita permanente di produzione rispetto alla tendenza pre-crisi e rimaniamo preoccupati per i rischi della seconda ondata a livello di contagi. Ciononostante, i tasselli potrebbero andare al loro posto aprendo il passo a un periodo di migliore performance dell’economia e dei mercati europei”.
Quanto ai mercati per David Zahn, head of european fixed income di Franklin Templeton, “l’estensione al programma di acquisto di obbligazioni sarà di grande aiuto per i mercati obbligazionari europei, in particolare gli spread periferici. I mercati si aspettavano ampiamente che la Bce aumentasse il programma da 250 a 500 miliardi e l’aumento di 600 miliardi ha assicurato che la BCE rimarrà in prima linea per il 2021”.
Qualche critica arriva invece da Wolfgang Bauer, fund manager del public fixed income team di M&G Investments, sul tema faklen angel. L’esperto infatti approva l’azione della Lagarde ma sottolinea come questa abbia “tirato il freno” sulla flessibilità per quanto riguarda la qualità del credito degli acquisti di bond societari. “Nel meeting odierno, il presidente Lagarde ha chiarito che la Bcenon è pronta a oltrepassare il Rubicone, quando si parla di acquisti di bond con rating inferiore all’Investment Grade, almeno per ora – puntualizza -. Considerando il forte rally degli spread sul credito high-yield europeo rispetto ai livelli di marzo (l’iTraxx Xover è sceso di oltre 700 punti base a circa 375pb) potrebbe essere il momento di ridurre l’esposizione e realizzare un po’ di profitti. L’assenza del supporto tecnico legato agli acquisti della Bce potrebbe rendere questa classe di attivi vulnerabile a qualsiasi peggioramento della crisi Covid-19 o a dati macroeconomici peggiori delle attese”.
