In Italia sono aumentati risparmi e ricchezza
Il Credit Suisse: nel 2020 il tasso di risparmio è salito al 17,6%. La ricchezza per adulto è pari a 239mila dollari (+3,5%). Crescono milionari e ultra milionari a livello globale
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Nell’anno del Covid i super ricchi non hanno pianto, anzi. Grazie alla ripresa dei mercati, agli stimoli fiscali – e per quanto riguarda gli italiani, alla crescita del mercato immobiliare – gli High Net Worth Individual, i cosiddetti Hnwi, cioè coloro che hanno un patrimonio investibile di un milione di dollari o più, sono aumentati e hanno visto crescere i loro patrimoni. A certificarlo è il World Wealth Report 2021 di Capgemini, giunto quest’anno alla 25esima edizione, stando al quale i paperoni mondiali sono diventati più attenti ai loro investimenti e pongono sempre più attenzione e ai criteri Esg, puntando su un consulenza ibrida, cioè un mix di interazione digitale e diretta.
La popolazione globale degli Hnwi è cresciuta del 6,3% nel 2020, superando la soglia dei 20 milioni, mentre il loro patrimonio è aumentato del 7,6% e si avvicina agli 80.000 miliardi di dollari. Favorito dal rialzo dei mercati azionari e dagli stimoli introdotti dal governo, il Nord America ha superato l’area dell’Asia-Pacifico, diventando la regione leader nel 2020 sia in termini di numero che di ricchezza. In Italia, i multimilionari sono più di 300.000, cresciuti del 9,2% rispetto al 2019, con un patrimonio che ha raggiunto i 593 miliardi (+2,3%).
A trainare la crescita complessiva è stato il segmento ultra-Hnwi, aumentati del 9,6% e con un patrimonio cresciuto del 9,1%, mentre i milionari “next door” e quelli “mid-tier” hanno registrato numeri inferiori, con una crescita della popolazione intorno al 6% e della ricchezza di circa l’8%.
In Italia il fattore più determinante della crescita non è stato tanto l’andamento positivo dei listini quanto il boom dell’immobiliare, trainato durante il Covid dal desiderio di vivere in abitazioni più grandi e con un aumento dei valori in media del 5,2%.
Secondo il report, il più longevo del settore e uno dei più autorevoli in tema di wealth management, negli ultimi 25 anni gli Hnwi sono diventati più attenti ai loro investimenti e sono ora alla ricerca di migliori e più ampi servizi di consulenza. Con i player del settore tech che continuano ad affacciarsi all’universo della gestione patrimoniale, i wealth manager devono puntare sempre di più sulla tecnologia e su modelli di business iper-personalizzati. Se da un lato la pandemia ha provocato il terzo shock economico mondiale del 21° secolo, quanto appreso dalla bolla tecnologica del 2002 e dalla crisi finanziaria globale del 2008 evidenzia la tendenza degli Hnwi a gestire in autonomia i propri investimenti in un mercato rialzista, per poi richiedere nuovamente servizi di advisory durante le fasi di crisi e di volatilità di mercato.
Dall’indagine emerge che le innovazioni tecnologiche, il cambiamento delle dinamiche sociali, i nuovi player dell’ecosistema, la democratizzazione della gestione degli investimenti e l’ascesa di canali e asset digitali saranno determinanti per il successo o il fallimento delle società di wealth management. Gli Hnwi di oggi sono infatti interessati a modelli ibridi e cercano sempre di più un mix di interazione digitale e diretta: il 34% afferma di sfruttare attivamente i servizi delle WealthTech, mentre le società di gestione patrimoniale le considerano possibili alleate per potenziare competenze, reach e capacità di rispondere alle tendenze del mercato. Secondo la maggior parte degli intervistati, le due principali ragioni per collaborare con le WealthTech sono l’accesso a nuovi segmenti di clientela e la possibilità di offrire servizi nuovi ed esclusivi.
“Il settore del wealth management deve spingersi oltre i propri confini, per conquistare attenzione e fiducia dei clienti e soddisfare al meglio le esigenze di Hnwi abituati alla personalizzazione e ai vantaggi offerti dalle BigTech – sottolinea Monia Ferrari, financial services director di Capgemini in Italia -. Investire in tecnologia e competenze è fondamentale per le società di wealth management, dal momento che le WealthTech continuano a crescere e le BigTech stanno facendosi sempre più strada in questo mercato”.
Secondo gli esperti Capgemini, in un contesto di rapidi cambiamenti, le aziende di wealth management possono sviluppare modelli operativi agili e resilienti investendo in tecnologie come il cloud, le API e i microservizi. Sebbene il principale punto di forza del settore resti la sua reputazione in termini di competenza ed esperienza, sarà infatti sempre più necessario per le aziende incorporare insight basati sui dati nelle strategie di investimento e nel client engagement. La performance degli investimenti continuerà ad essere un elemento cruciale, ma le aziende dovranno anche concentrarsi sull’offerta di valore e sugli aspetti ambientali, sociali e di corporate governance (Esg).
La gestione patrimoniale era e continua ad essere un’attività basata sulle relazioni, e con una clientela in rapida evoluzione che include Hnwi millennial e della generazione Z, donne, famiglie non tradizionali e altri profili, le aziende devono formare la loro forza lavoro per soddisfarne aspettative e modelli di comportamento. Secondo il report, la strada da percorrere è quella di assumere un gruppo eterogeneo di consulenti, potenziarne le competenze digitali e riqualificare il personale esistente per lavorare con molte tipologie di clienti; il 63% dei consulenti intervistati ha tuttavia dichiarato di non essere soddisfatto degli sforzi della propria azienda nel fornire strumenti e formazione adeguati.
Le aziende di wealth management avranno anche bisogno di investire in strategie di iper- personalizzazione tipiche delle BigTech, nei cosiddetti “lifestyle ecosystem” e in interfacce intuitive per mantenere la loro rilevanza di fronte a una clientela Hnwi sempre più diversificata. I cambiamenti del settore e della clientela favoriscono la diversificazione nella gestione patrimoniale.
Con l’attuale impennata del mercato azionario, gli Hnwi stanno anche cercando di diversificare il loro portafoglio. Gli investimenti sostenibili sono in crescita, con il 43% degli ultra-Hnwi e il 39% di quelli sotto i 40 anni propensi a richiedere uno score Esg per i prodotti loro offerti. Il 72% afferma inoltre di aver investito in criptovalute e il 74% in altri asset digitali come domini web o app. Le SPAC (special purpose acquisition company) stanno diventando più popolari, mentre gli NFT (non-fungible token) stanno lentamente guadagnando credibilità. Anche l’aumento degli investimenti retail senza commissioni ha attirato l’interesse degli Hnwi, con il 39% che vorrebbe attività di trading prive di commissioni, un servizio attualmente non offerto dalle società di gestione patrimoniale a cui si rivolgono.
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