Nel 2020 il risparmio degli italiani è aumentato di 82 miliardi
L’incertezza frena la ripresa e fa schizzare gli accantonamenti. 66 miliardi in più sono detenuti in forma liquida. Ko i consumi: -1.831 euro a testa. Il report Confcommercio-Censis
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Tornare a spendere, per viaggiare soprattutto, ma anche risparmiare di più così da garantirsi una riserva di sicurezza e per le emergenze. Sta tutta in questi due dati la reazione degli italiani a un anno di pandemia e lockdown intermittenti, che li ha evidentemente lasciati con la voglia di tornare alle vecchie abitudini spensierate ma con un’ancora di salvezza in caso di nuove criticità.
È quanto emerge dall’edizione primavera 2021 dell’Osservatorio semestrale di Anima Sgr, realizzato in collaborazione con Eumetra, che ha l’obiettivo di analizzare i comportamenti finanziari e le abitudini di risparmio delle famiglie italiane. La rilevazione è stata condotta nel mese di marzo, a un anno esatto dunque dall’inizio della pandemia, su un campione di 1.030 adulti “bancarizzati”, cioè titolari di un conto corrente e con accesso al web, rappresentativo di circa 35 milioni di persone (52% uomini e 48% donne), di cui il 50% è anche investitore.
Superati molti mesi di restrizioni, alla luce delle recenti riaperture e dell’inizio della bella stagione, dalla ricerca risulta evidente un significativo balzo dei progetti legati alla possibilità di poter viaggiare e andare in vacanza: rispetto ad ottobre 2020 si passa dal 29% al 38% per i bancarizzati e dal 30 al 39% per gli investitori. Resta fermo, inoltre, per tutti il progetto di risparmiare sia per le emergenze (per entrambi i gruppi oltre il 50% del campione) che per accumulare una riserva di sicurezza (si passa dal 24% al 33% per i primi e dal 33% al 39% per i secondi). Tra l’altro, il 57% dei bancarizzati e il 75% degli investitori ha risposto di riuscire a risparmiare con costanza.
Voglia si sicurezza, nonostante le previsioni sul futuro si siano fatte meno grigie. Diverso, invece, il discorso sul presente: il sentiment, complice le diverse ondate della pandemia, è peggiorato e, pertanto, per il 74% dei bancarizzati e il 68% degli investitori, il contesto si conferma “grigio”. Tra l’altro, l’86% dei bancarizzati e l’82% degli investitori ritiene che la vicenda del Covid-19 avrà un impatto negativo sulla situazione economica domestica non soltanto oggi ma almeno nel “medio termine”. Guardando però al futuro prossimo, ovvero alla situazione economica dell’Italia tra un anno, si riduce il fronte dei pessimisti, che per i bancarizzati rappresenta il 45% e per gli investitori il 36% e che cala ulteriormente prendendo in esame la propria situazione personale rispetto ad un anno fa.
Un trend di maggior fiducia soprattutto da parte di chi nonostante la pandemia è riuscito a risparmiare e magari anche ad investire e che ora si sente più sicuro e tranquillo nel caso di eventuali eventi non previsti (il fronte dei pessimisti si riduce al 41% dei bancarizzati e al 30% degli investitori). I dati, poi, migliorano ancora, in prospettiva, viaggiando con la mente tra un anno: si scende rispettivamente al 29% e al 23%. Per quanto riguarda, infine, la solidità finanziaria del proprio patrimonio personale, dal 39% dei bancarizzati e dal 55% degli investitori viene giudicata molto/abbastanza solida.
Come già riscontrato in occasione della rilevazione autunnale del 2020, la pandemia ha cambiato anche la percezione dei rischi considerati più gravi e questo vale sia per tutti gli intervistati, con percentuali abbastanza allineate. In particolare, le pandemie, insieme alle malattie infettive, si presentano oggi in vetta alla classifica (tra l’altro, rispetto ad ottobre 2020 si sale dal 63% al 68% per i bancarizzati e dal 60% al 67% per gli investitori); subito dopo, al secondo posto, il rischio di disoccupazione e di recessione; seguono, in ordine di gravità, shock finanziari, cambiamento climatico e disastri naturali.
Nonostante i timori, l’indagine conferma anche questa volta la resilienza della propensione ad investire: il 60% dei bancarizzati e l’80% degli investitori ha dichiarato che se oggi avesse dei soldi da investire punterebbe su prodotti finanziari (rispetto ad un 29% e 28% rispettivamente che sceglierebbero immobili).
Altro effetto del Covid è l’aumentata sensibilità e attenzione delle persone e delle aziende verso comportamenti più virtuosi sul fronte della sostenibilità. In particolare, evidenzia l’indagine, si sta assistendo ad un incremento della consapevolezza di come gli impatti climatici del pianeta possano incidere negativamente sia sulla salute pubblica che sulle economie di tutto il mondo. Il 70% dei bancarizzati e il 66% degli investitori ritiene, infatti, ritiene che un’azienda che si definisce “sostenibile” debba occuparsi di rispetto dell’ambiente e non inquinare; debba impegnarsi nella lotta al cambiamento climatico (per il 42% e il 44%) e al tempo stesso rispettare i dipendenti e proteggere i posti di lavoro (38% e 39%).
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