Fondi alternativi ‘grimaldelli’ per accedere ai mercati privati
4 dicembre 2019
di Roberta D’Apice
2 min
Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Ottobre – Novembre 2019 |
Assogestioni si muove per individuare le possibili strade da percorrere al fine di soddisfare l’interesse degli investitori non professionali a partecipare a FIA di diritto italiano che investono in private asset
Roberta D’Apice, direttore del settore legale di Assogestioni
Negli ultimi tempi sta crescendo l’interesse da parte degli investitori non professionali a partecipare in fondi che investono prevalentemente in c.d. private asset, ossia in attività non quotate sui mercati finanziari (aziende private, immobili, infrastrutture, crediti), in grado di assicurare livelli di rendimento accettabili a fronte di una ridotta volatilità, nonché di fornire un contributo allo sviluppo dell’economia reale.
A livello europeo, il legislatore consente l’accesso di investitori non professionali a specifiche tipologie di FIA (Fondi di investimento alternativi) che investono in private assets (i fondi EuSEF, EuVECA ed Eltif), secondo approcci diversi: gli EuSEF e gli EuVECA possono essere sottoscritti da investitori non professionali che si impegnino a investire almeno 100mila euro e dichiarino per iscritto di essere consapevoli dei rischi connessi all’impegno o all’investimento previsto, mentre la partecipazione agli Eltif da parte di investitori non professionali è possibile per un importo aggregato che non superi il 10% del portafoglio di strumenti finanziari del medesimo investitore, con un importo minimo iniziale pari a €10.000, purché ricevano una consulenza adeguata. Gli EuSEF e gli EuVECA, così come gli Eltif, sono tenuti al rispetto di alcune limitazioni all’investimento del patrimonio.
In Italia, l’accesso da parte di investitori non professionali a fondi di diritto italiano che investono in private asset può realizzarsi attraverso la partecipazione a FIA chiusi retail ovvero a FIA riservati. Mentre nel primo caso la partecipazione di un investitore non professionale al FIA chiuso non incontra vincoli normativi in termini di importi minimi di sottoscrizione, nel secondo caso l’accesso dell’investitore non professionale è condizionato alla sottoscrizione di un importo complessivo iniziale non inferiore a cinquecentomila euro, potendo il FIA riservato (a differenza del FIA chiuso retail) investire il proprio patrimonio senza vincoli normativi.
Di recente, peraltro, il legislatore nazionale ha riconosciuto la possibilità di un investitore non professionale di partecipare ad una SIS, e cioè un FIA chiuso retail costituito in forma di SICAF, avente come oggetto esclusivo l’investimento diretto del patrimonio in PMI non quotate che si trovano in fase di sperimentazione, costituzione e avvio dell’attività, seppur nel rispetto di alcune condizioni individuate dal legislatore (tra cui, ad esempio, il divieto di utilizzare la leva finanziaria).
Al fine di soddisfare pienamente l’interesse degli investitori non professionali a partecipare a FIA di diritto italiano che investono in private asset, in una survey inviata ai propri associati lo scorso luglio Assogestioni ha individuato alcune possibili strade da percorrere: (i) rivedere le condizioni di accesso degli investitori non professionali ai FIA italiani riservati; (ii) rendere più flessibili le regole di investimento dei FIA italiani retail.
Entrambe le soluzioni prospettate sono state valutate non solo alla luce di quanto previsto dal legislatore europeo e dalle legislazioni nazionali di altri Stati Membri, ma anche tenendo in considerazione sia il tema della liquidabilità dei fondi sia i “nuovi” presidi introdotti dalla MiFID II in tema di product governance e valutazione di adeguatezza. Sulla base dei risultati della survey, Assogestioni presenterà al Mef e alle Autorità di vigilanza una proposta di revisione della disciplina nazionale di riferimento.
I vantaggi dei private asset sono diversi. Il primo è la possibilità di generare un rendimento che non risente delle variazioni dei prezzi di Borsa e che ha poca correlazione con l’andamento dei mercati quotati
Assisteremo alla nascita di prodotti ibridi, con un diverso equilibrio tra liquidabilità del fondo e dell’investimento sottostante. E il ruolo dei consulenti nel gestire il cambiamento «educando» i clienti sarà sempre più determinante
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