Ghilotti (Equita): “Esg non ancora adottati da tutti nelle valutazioni”
Secondo uno studio della società non sempre le Sgr riescono a implementare l'analisi di sostenibilità nelle strategie a causa dell'assenza di criteri condivisi
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Si parla sempre più spesso di investimenti Esg, con un’attenzione che nella maggior parte dei casi si concentra sulla “E” di environmental (ambientale) e sulla S di social. Ma quanto è importante la governance? “È davvero la base di tutto, perché le aziende possono avere valori e obiettivi orientati alla sostenibilità, ma senza una buona governance non è possibile realizzare questi obiettivi”, afferma Sara Carvalho de Oliveira, ESG analyst di Sycomore Asset Management.
La prima cosa da valutare, prosegue Carvalho, è come sono organizzati tra di loro i poteri (esecutivo, governativo e di supervisione): capire se nel modello è dominante il Cda, il top management o gli azionisti, se i poteri sono bilanciati, se sono previsti dei “contropoteri”. “Il modello che cerchiamo è quello in cui ci sono meccanismi di prevenzione dei rischi, in cui i poteri sono più bilanciati ed effettivamente separati”, spiega Carvalho. Se i consiglieri non hanno competenze o livelli di indipendenza adeguati per sfidare il management, o i poteri sono concentrati in una persona o in un gruppo, il modello è più rischioso.
A livello teorico, ci sono due modelli principali di governance: uno incentrato sugli azionisti, in cui il governo societario vuole consentire agli azionisti di assicurarsi che il management agisca per massimizzare il valore delle azioni; e uno che invece include altri stakeholder, come i dipendenti e soggetti esterni alla società provenienti dalla società civile. “Noi – prosegue Carvalho – promuoviamo il secondo modello, che si sta gradualmente diffondendo, poiché punta alla condivisione del valore in modo equo tra tutti gli stakeholder”.
Carvalho specifica anche che se pure un’azienda rispetta gli standard e le best practices di una buona corporate governance, “questi criteri da soli non bastano. Per questo è importante avere un dialogo diretto con l’azienda per comprendere come effettivamente il Cda dia seguito al suo ruolo di supervisione sul management, nonché approfondire altri aspetti come le politiche di remunerazione e di dividendo”.

Rodolfo Fracassi, amministratore delegato e co-fondatore di MainStreet Partners, ricorda che nell’universo Esg sta crescendo il peso dei fondi generalisti rispetto a quelli tematici. “In un quadro del genere, è evidente che la “g” di governance diventi un fattore trasversale che deve essere sempre presente”. Un fattore che però può diventare un’arma a doppio taglio: “da un lato – spiega Fracassi – è un must, perché senza una buona governance una società non riesce a esprimere performance anche sul tema specifico, ed è esposta a crisi e scandali. Dall’altro, dato che l’attenzione alla governance è spesso stata integrata nell’analisi finanziaria tradizionale, questo può spingere molti a cercare di impacchettare come ‘sostenibili’ degli investimenti che non lo sono”.
Per questo, l’analisi non deve limitarsi alla bontà del modello di governance ma verificare se nel suo ambito “siano importanti i fattori ambientali e sociali e l’interesse per tutti gli stakeholder. È essenziale che ci sia un mandato forte da parte degli azionisti in una direzione di sostenibilità”, precisa Fracassi.
L’esperto ricorda che questo fattore è importante anche per le performance: una ricerca di Banor Sim in collaborazione con il Politecnico di Milano su 536 obbligazioni quotate in Europa evidenzia infatti performance migliori per i titoli ad alto rating Esg, percepiti come meno rischiosi da parte degli investitori. “Il dato interessante è che la componente principale di questo ‘premio di prezzo’ è determinata proprio dal fattore governance, perché l’interesse principale di un investitore in obbligazioni è evitare l’insolvenza dell’impresa: buone pratiche di governance vengono quindi percepite come il fattore più efficace per evitare comportamenti opportunistici dei singoli e scarsa trasparenza nella gestione delle pratiche aziendali”, spiega Fracassi.
Una ricerca de La Financière de L’Echiquier sull’analisi delle performance di borsa di circa 500 aziende in nove anni (2010 – 2019) conferma che gli investimenti in imprese ad alto punteggio Esg consentono di conseguire performance superiori rispetto a quelle che si classificano come mediocri. “Tra le tre variabili, la governance risulta la più influente: il portafoglio con la valutazione di governance più bassa genera la performance peggiore”. “Anche uno studio di McKinsey & Company ha concluso che gli investitori sono disposti a pagare un premium per società con alti standards di governance”, conclude Fracassi.
