Nell’industria crescono le collaborazioni fra emittenti e fornitori di indici. Si fanno largo le piccole società specializzate
L’exploit degli investimenti sostenibili ha inevitabilmente impatti anche sull’approccio commerciale degli index provider e degli asset manager, in particolar modo per quanto riguarda il mondo degli Etf e dei fondi passivi.
Secondo l’analisi mensile The Cerulli Edge – European Monthly Product Trends, i fornitori di indici stanno introducendo nuovi benchmark a tema Esg per andare incontro alla crescente domanda in questo settore. “Il rapporto tra fornitori di indici e gestori patrimoniali sta cambiando, con alcuni gestori che sviluppano benchmark su misura in collaborazione con altre società “, afferma Fabrizio Zumbo, direttore associato, European asset and wealth management research presso Cerulli Associates.
Andrea Favero, head of asset managers di BlackRock Italia
In un’intervista concessa a FocusRisparmio nel mese di dicembre, Andrea Favero, head of asset managers di BlackRock Italia, spiegava: “L’industria degli indici ha fatto enormi passi in avanti negli ultimi anni, siamo passati da quelli più semplici basati sull’esclusione fino ad arrivare a quelli più evoluti che utilizzano approcci best-in-class o advanced, questi ultimi dei veri e propri indici attivi”.
Nel 2020, l’index provider Msci ha stretto una partnership con uno dei principali asset manager per lanciare una nuova gamma di indici Esg e ha ampliato la sua partnership con una società di analisi e dati finanziari per lanciare tre gruppi di benchmark sostenibili nel reddito fisso. Inoltre, ha aggiunto otto indici a tema climatico progettati per aiutare gli investitori ad allineare i loro portafogli con gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima del 2015.
“Con il miglioramento della qualità dei dati e la tecnologia che semplifica l’elaborazione e l’analisi delle informazioni non finanziarie, i fornitori di indici stanno introducendo nuovi benchmark a tema Esg”, continua Zumbo.
Le nuove frontiere dell’Esg generano opportunità di crescita anche per gli index provider e agenzie di rating sostenibile di piccole dimensioni. In questo quadro si inserisce la strategia di crescita in questo settore attuata da Morningstar con l’acquisizione di Sustainalytics, ma c’è spazio anche per chi corre stand-alone come la tedesca Solactive che negli ultimi anni ha aggiunto nuovi indici e servizi attraverso partnership e investimenti in piccole imprese.
C’è anche il fenomeno osservato da Cerulli di quegli emittenti di grandi dimensioni che decidono di riportare in house le operazioni di creazione degli indici, con l’obiettivo di risparmiare i costi delle licenze pagate ai provider esterni e customizzare il più possibile i prodotti per i clienti finali. Secondo la società di ricerca e consulenza gli asset manager che avrebbero scelto di percorrere questa strada sono circa il 19%, anche se la percentuale di quelli che la stanno valutando come una possibile strada sale al 57%. Alcuni dei gestori con cui ha parlato Cerulli sono stati però più cauti sull’autoindicizzazione perché “sono in atto normative di benchmark per mitigare i conflitti di interesse”.
Se è vero – come rileva Morningstar – che Etf e prodotti Esg sono sempre meno cari, allora la loro unione deve giocoforza generare un investimento non solo redditizio in termini assoluti, ma anche relativamente poco costoso
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