La Fed dovish mette le ali agli Emergenti
Per gli esperti Ubp, una Fed espansiva elimina il timore di costi di finanziamento globali più elevati e favorisce una minore volatilità dei costi di finanziamento
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In un clima generale positivo, sembra profilarsi qualche timore sui mercati emergenti, come il rischio che le turbolenze in Turchia contagino altre economie e la possibilità che il dato in calo delle vendite al dettaglio anticipi un forte rallentamento dell’economia. Ma gli esperti predicano ottimismo sull’area, che dovrebbe essere sostenuta dalla debolezza del dollaro e da fondamentali migliori rispetto al passato.
È vero che la crescita delle vendite al dettaglio nei mercati emergenti è crollata dal 6% al 4% negli ultimi sei mesi. Masul dato, spiega Patrick Zweifel, chief economist di Pictet Asset Management, pesano in particolare i dati sulle vendite di auto, che sono calate in Cina, Turchia e Argentina, ma mostrano tuttavia un solido rialzo negli altri Paesi. “In Pictet Am non siamo eccessivamente preoccupati per il rallentamento in queste tre economie”, obietta Zweifel, citando una serie di ragioni a sostegno di questa posizione.
Innanzitutto, “in Cina il governo ha ridotto le tasse sui redditi delle famiglie e l’Iva. Insieme allo stimolo monetario attuato, questa iniziativa sostiene i consumi. Le vendite al dettaglio cinesi, escludendo le automobili, hanno iniziato a crescere nuovamente. In Argentina e Turchia, il crollo che sfiora il -50% delle vendite di auto è stato la conseguenza di un brusco aumento dei tassi di riferimento, in quanto i governi di entrambi i Paesi hanno perso il controllo dell’inflazione”, argomenta Zweifel. Secondo l’esperto si tratta di eventi sostanzialmente isolati e che non rappresentano un rischio per l’universo emergente nel suo complesso, tanto è vero che la crescita delle vendite di automobili si è già ripresa. Per Pictet Argentina e Turchia non rappresentano un pericolo per gli altri emerging markets e in Cina non si prevede un hard landing, soprattutto se come sembra i negoziati con gli Stati Uniti sul commercio avranno un’evoluzione positiva.
E anche sul resto dei Paesi emergenti c’è ottimismo, grazie al fatto che i consumi delle famiglie sono strettamente legati al mercato del lavoro, che a sua volta mostra segnali positivi e un basso tasso di disoccupazione per i mercati emergenti nel loro complesso. “L’unica preoccupazione è la crescita stentata degli stipendi reali, crollata dal 6,8% al 3,3% tra giugno 2012 e novembre 2018”, a causa di un’elevata inflazione determinata dai crolli delle valute, ammonisce Zweifel. “Ma il trend dell’inflazione è in fase di inversione, suggerendo che si è trattata di una scossa momentanea e che gli stipendi reali riprenderanno ad aumentare, a vantaggio della spesa delle famiglie”, aggiunge. Per questi motivi, in Pictet si continua a essere fiduciosi sulla resilienza dei mercati emergenti, nonostante l’andamento incerto delle vendite al dettaglio.
Questo quadro appare di sostegno per l’asset class del debito emergente. Degroof Petercam, nella sua asset allocation mensile, indica il debito in valuta locale dei mercati emergenti tra le asset class su cui puntare. “Per questa classe di attivi lo scenario rimane positivo grazie all’atteggiamento più accomodante delle banche centrali (la sospensione temporanea dell’aumento dei tassi da parte della Fed e le politiche espansive della Banca popolare cinese), ma anche grazie a valutazioni attraenti. Ad aiutare è anche la situazione politica sempre più stabile in paesi emergenti come Brasile e Messico”, si legge nella nota.
