Cresce l’attesa per la Fed. Ma c’è troppo ottimismo
29 luglio 2019
di La Redazione
2 min
Il mercato ha aspettative troppo elevate: tassi giù dell’1% in 12 mesi. La Sindrome di Parigi è in agguato
Gero Jung, chief economist di Mirabaud Am,
Cresce l’attesa per la riunione del 30-31 luglio del Fomc. Sotto la pressione di Donald Trump, la Fed potrebbe tagliare i tassi di interesse almeno di 25 punti base. Anche se c’è chi è pronto a scommettere su una sforbiciata più ampia, di 50 punti base. Le attese del mercato sono addirittura per una riduzione di un punto percentuale nei prossimi 12 mesi. Ma a conti fatti, guardando anche gli ultimi dati macro, non sembrerebbero esserci le condizioni per un taglio. Almeno in questa tornata di luglio.
Secondo Gero Jung, chief economist di Mirabaud Am, la Fed adotterà un approccio simile a quello di Alan Greenspan nel 1998. Un taglio, ora, e poi basta: “Ci aspettiamo un taglio dei tassi di 25 punti base al prossimo meeting Fomc e prevediamo che lo scenario più probabile sia one and done. Continuiamo a credere che, fondamentalmente, una riduzione dei tassi non sia giustificata. Per esempio, dopo la precedente riunione del Fomc del 19 giugno, i dati relativi al mercato del lavoro, all’inflazione Cpi e alle vendite al dettaglio, sono tutti migliorati”.
Oltre al recente miglioramento dei dati economici, l’esperto di Mirabaud Am osserva anche che l’inflazione Pce core, l’indice preferito dalla Fed, pur rimanendo a livelli bassi, è frenata principalmente dalla debolezza dei prezzi dei servizi finanziari, che probabilmente sarà un fenomeno temporaneo: “Considerato il chiaro segnale da parte dei funzionari, un taglio dei tassi sembra rientrare nella politica della Fed, anche se scartiamo l’ipotesi di un taglio di 50 punti base ed escludiamo ulteriori riduzioni dei tassi in futuro. Questo scenario potrebbe però essere modificato se si concretizzassero i rischi di ribasso legati al commercio e agli sviluppi globali, come sottolineato dal presidente Jerome Powell durante la sua testimonianza al Congresso”.
Il mercato, dunque, potrebbe rimanere deluso dalle mosse future della Federal Reserve. E gli investitori potrebbe essere sopraffatti dalla Sindrome di Parigi, come fa notare Nick Samouilhan, solutions strategist Emea di T. Rowe Price: “Ringalluzzito dall’economia più debole e dalla narrativa accomodante dei politici, il mercato ha creato la sua visione romantica: una Fed che ridurrà i tassi ben quattro volte entro i prossimi 12 mesi. Ma le cose potrebbe non essere andare così; e la colpa non sarà della Fed”.
E un approccio meno accomodante della Federal Reserve avrebbe ripercussioni sia sul mercato azionario sia su quello obbligazionario. Per questo, più che al possibile taglio dei tassi nei prossimi giorni, bisognerebbe prestare attenzione alle parole di Powell e allo scenario futuro di politica monetaria. In caso di una Fed meno colomba, meglio correre ai ripari. “Una potenziale strategia potrebbe essere quella di investire in asset denominati in dollari, dato che la delusione potrebbe portare a un rafforzamento della divisa Usa, e i mercati in effetti inizierebbero a prezzarli al rialzo in relazione alle loro aspettative”, conclude Samouilhan.
Le banche centrali stanno fornendo sostegno agli asset rischiosi, ma i mercati potrebbero sottovalutare i rischi per la crescita. “In questo contesto, gli spread del reddito fisso sono la nostra asset class preferita”. La view di NN IP
Secondo gli esperti Robeco, le banche centrali sosterranno le bolle degli asset ancora per un certo periodo. E gli investitori devono avere la capacità di passare velocemente da un orientamento ribassista ad uno rialzista
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