Consob, stretta sulle partecipazioni alle società quotate
L’Autorità ha abbassato all’1 e al 3% le soglie per la comunicazione delle partecipazioni rilevanti nelle società quotate in Borsa
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“Non c’è stato nessun ritardo nell’esercizio dei nostri poteri”. Il presidente della Consob, Paolo Savona, rispedisce al mittente le accuse di non aver saputo intervenire con tempestività quando è scoppiata l’epidemia di coronavirus. E lo fa, davanti alle commissioni riunite Finanze e Attività produttive della Camera, ricostruendo i fatti.
“Potevamo intervenire solo se ci fosse stata la decisione congiunta dell’Esma” oppure nel caso in cui le quotazioni fossero scese sotto il 10%, chiarisce. “La sera stessa in cui questo effetto si è realizzato abbiamo preso provvedimenti, non c’è stato il minimo ritardo nell’intervento. Anzi riteniamo che sia nel caso di sospensione delle vendite allo scoperto sia nel caso di altri provvedimenti sulla disclosure delle variazioni azionarie abbiamo operato in 24 ore”.
Savona rivela anche di aver ricevuto “forti pressioni dall’interno del Paese” per chiudere tutte le contrattazioni di Borsa. “Ma la Consob – fa notare – non ha il potere di chiusura. L’unica chiusura in connessione con la crisi sanitaria è stata quella della Borsa di Manila, ma per due giorni. Fin dalle prime avvisaglie della crisi, Consob e Borsa Italiana sono intervenuti”.
E, a scanso di ulteriori critiche, precisa: “Non mi nascondo dietro leggi per prendere decisioni, ma rispetto le leggi”. Sulla chiusura delle contrattazioni non “avevamo spazi – ribadisce – per muoverci. La chiusura della borsa danneggia i piccoli risparmiatori. Ho citato l’esempio dei fondi comuni. Se i fondi devono vendere delle quote per rimborsare gli investitori e la Borsa è chiusa si creano dei seri problemi”.
L’ex ministro parla anche di golden power e dell’ipotesi di fusione di Borsa Italiana in Lse. “Quando abbiamo saputo, abbiamo scritto per chiedere due garanzie – racconta -: l’autonomia operativa e la crescita. Circa la proprietà non è di nostra competenza anche se siamo in stretto contatto con il Mef. Abbiamo chiesto a Lse, e ancora non ci è stato risposto, la costituzione di un gruppo congiunto di lavoro per definire nell’ambito di quell’accordo la garanzia su questi due punti”.
“Borsa italiana – aggiunge – è in grado di operare qualsiasi sia la sua collocazione. Se poi il governo vuole esercitare il golden power su questo tema può farlo”. In questo modo, specifica il presidente Consob è come dire “attenzione signori se non ci date l’autonomia operativa e la garanzia di crescita allora altre autorità interverranno e potreste trovare trovare altre complicazioni nel vostro disegno”.
Quindi, il messaggio all’esecutivo, che per Savona dovrebbe fare una lista delle società che considera strategiche e che potrebbero sottostare al golden power. “Per evitare possibili conseguenze dovute al fatto che alcune imprese abbandonano il listino e se ne vanno all’estero, tanto vale che il governo faccia lista società che considera strategiche”, conclude.
