A caccia d’inflazione con il nuovo BTP Italia
“Un’occasione anche per i portafogli Fixed income in ottica di mantenimento fino a maturity del titolo”
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L’ultima asta di Btp italiani è passata alla storia per aver raggiunto una domanda storica di oltre 100 miliardi di euro. Un successo che Angelo Drusiani, gestore obbligazionario di Banca Albertini Syz, spiega con l’appetibilità del rendimento che caratterizza i Btp, soprattutto rispetto agli strumenti similari emessi dai ministeri del Tesoro dell’Eurozona.
Ma se il rapporto rischio/rendimento che caratterizza i titoli del Tesoro italiano è ora particolarmente apprezzato – e lo è stato sempre, anche in momenti difficili dal punto di vista finanziario, come quello attuale – quali saranno le prospettive future?
Il futuro dei titoli di Stato italiani è legato soprattutto alla politica economica e finanziaria che il nostro Paese mette in atto. Ciò che i mercati non amano è l’assenza di interventi, da parte dei vari esecutivi che si sono succeduti negli ultimi anni, volti a invertire la tendenza che vede il debito pubblico italiano salire costantemente. Naturalmente, questa strategia non può essere attuata ora, alla luce delle forti difficoltà che la gran parte dei Paesi del globo, compresa l’Italia, incontreranno a livello economico e finanziario nei prossimi mesi. I mancati interventi a riduzione del debito pubblico, da parte di chi ha governato l’Italia, rappresentano l’aspetto più difficile da superare affinché gli investitori internazionali si convincano che, nel corso dei prossimi anni, il valore complessivo del debito stesso possa evidenziare annualmente una tendenza a diminuire, ancorché non rilevante inizialmente.
La conseguenza immediata e futura è che gli interventi esterni, quali quelli posti in essere dalla Bce, sono certamente importanti, ma non sufficienti a ridurre l’alea di costante incertezza che caratterizza il debito pubblico italiano.
I mesi appena trascorsi evidenziano fantasia nella raccolta di capitali da parte del Tesoro italiano. Fino ad ora, la strategia ha ricalcato quella precedente, in materia di caratteristiche degli strumenti collocati. Sono tornate le aste dei Bot con durata flessibile, già utilizzati in passato, ma da tempo abbandonati. Soprattutto, in ossequio alla necessità di richiamare capitali ingenti, sono state proposte aste in date non tradizionali, con risultati eccezionali. Ora, probabilmente, l’emittente governativo italiano potrebbe ricorrere a strumenti tradizionali, ma con scadenza particolarmente lontana, una volta accertati costi in materia di rendimenti da offrire ai possibili sottoscrittori (fondi pensione, in primis): parliamo di nuovi cinquantennali.
Un’alternativa, forse interessante ma poco utilizzata anche da società private, potrebbe essere l’emissione di prestiti obbligazionari con la possibilità di convertire il capitale investito in azioni in cui lo Stato abbia una partecipazione rilevante, come, ad esempio, per il gruppo Fs o Enel o altri ancora. Si può pensare anche a collocamenti di valore molto elevato, riservati a grandi banche o assicurazioni internazionali. Emissioni che non troverebbero, una volta collocate, attività nel mercato secondario.
Un giudizio negativo da parte di un’agenzia di rating, cui non segua una riduzione del livello del rating stesso, potrebbe avere un effetto temporaneo di modesto aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, con conseguente calo delle loro quotazioni, in particolare per le emissioni con durata medio-lunga. La riduzione del rating accentuerebbe gli effetti, con cadute delle quotazioni anche sensibili, per le emissioni di durata decennali e superiori. A tal proposito, è opportuno ricordare che se il mercato ipotizza il rialzo di un punto dei rendimenti di mercato, il valore di scambio di un’emissione con durata decennale scende di circa 7,5-8 punti. Presumibilmente, Fitch non dovrebbe intervenire, in una simile situazione, sul livello dell’affidabilità, ma nulla è scontato.
Difficilmente il costo della raccolta del Tesoro scenderà, anche a fronte di interventi del tipo ipotizzato da parte degli organismi Ue. Il livello del debito aumenterà in misura importante e, di conseguenza, gli investitori pretenderanno tassi superiori. Gli aiuti esterni, in definitiva, non avranno che effetti temporanei e di valore contenuto.
