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Il cda di Enasarco rinvia la discussione sul provvedimento al 9 giugno. Insorge ‘Fare Presto!’. E intanto preoccupa l’emorragia di iscritti
Tanto tuonò che non piovve. Almeno per ora. Dopo l’annuncio di due giorni fa del via libera di Enasarco alla possibilità di richiedere un anticipo fino al 30% del Firr, il Trattamento di fine rapporto di agenti di commercio e consulenti finanziari, ieri dall’ente previdenziale è arrivato il dietrofront.
Il consiglio di amministrazione ha infatti rinviato al 9 giugno la discussione in merito al provvedimento che avrebbe dovuto costituire un’immediata boccata d’ossigeno per gli iscritti in difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus. Tutto da rifare, insomma.
“Una grande delusione e, purtroppo, l’ennesima mancanza di rispetto perpetrata ai danni di agenti di commercio e consulenti finanziari, da parte della maggioranza che sostiene l’attuale governance di Enasarco”, attaccano in una nota i cinque consiglieri Luca Gaburro (Federagenti), Antonino Marcianò (Fiarc), Alfonsino Mei (Anasf), Davide Ricci (Federagenti) e Gianni Guido Triolo (Confesercenti), le cui sigle compongono la lista unitaria ‘Fare Presto!’, candidata alla guida della cassa per il prossimo quadriennio.
“Nonostante gli annunci roboanti di alcune sigle riferibili all’attuale governance, che sbandieravano e facevano intendere l’immediata disponibilità del 30% del Fondo indennità risoluzione rapporto (Firr) agli agenti, fino alla concorrenza di 450 milioni di euro, ieri, mercoledì 27 maggio, il Cda ha invece rinviato a una prossima seduta, fissata per il 9 giugno, ogni discussione in merito al Firr, come a ogni altro provvedimento in favore degli agenti colpiti dall’emergenza Coronavirus”, spiegano i cinque consiglieri.
“Dunque – concludono – per gli agenti niente anticipo Firr, che in tanti pensavano addirittura di poter richiedere fin da questa settimana, né tantomeno alcun altro tipo di sostegno in un momento di drammatica emergenza sanitaria, sociale ed economica per la nostra categoria professionale”.
Non solo. Gaburro, Marcianò, Mei, Ricci e Triolo fanno notare che “nel Cda di ieri sono stati forniti dati previsionali allarmanti sull’emorragia di iscritti per i prossimi anni, che non possono che destare preoccupazione”.
Preoccupazione che, evidentemente, si somma in maniera drammatica alle enormi difficoltà dei professionisti alle prese con la crisi economica, i quali per ora possono contare solo sulle misure previste dal governo.