Banche, chi vince con le ultime semestrali
I dati mostrano indicazioni positive per i bilanci degli istituti di credito italiani. Ecco i titoli più interessanti sui quali puntare in portafoglio
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A causa del Covid il Pil mondiale ha registrato la peggior contrazione dal dopoguerra, pari al 3,2%, ma ora c’è una prospettiva di ripresa globale del 6% per il 2021 e del 4,9% del 2022. In particolare, l’economia italiana crescerà del 4,9% (1.648 miliardi di euro) quest’anno e del 4,4% (1.721 miliardi di euro) il prossimo.
Si apre all’insegna dell’ottimismo la quarantasettesima edizione del Forum Ambrosetti che, sebbene ancora in modalità mista (in parte fisica e in parte digitale), vede la luce in fondo al tunnel della pandemia. E ottimista sulla forza della ripresa è anche uno degli ospiti di Villa D’Este, il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros Pietro, secondo cui nel nostro Paese c’è spazio per un terzo grande polo bancario tricolore.
L’iniezione di fiducia arriva proprio dalle previsioni di The European House Ambrosetti, presentate in apertura dell’appuntamento di Cernobbio, stando alle quali il Pil generato nel secondo trimestre 2021 ammonta a 413,6 miliardi di euro. Nel nostro Paese si è poi anche registrata una forte accelerazione dei consumi, soprattutto nel secondo trimestre 2021, trainata dall’acquisto di beni non alimentari (+4,4% rispetto al trimestre precedente). Tra marzo e maggio 2021 l’export è aumentato del 6,1% rispetto ai tre mesi precedenti, sia considerando l’export intra-Eu che quello extra-Eu (+6,1% per entrambi).
La robusta ripartenza del Pil sul 2021 per l’Italia ci fa “essere ottimisti sulle prospettive future, nonostante le polemiche no vax e le incertezze che permangono nel quadro sanitario”, segnala dunque il “termometro” del Club Ambrosetti, stando al quale la fiducia tra le imprese italiane è in decisa crescita, con un indice al massimo storico da quando, nel marzo 2014, sono iniziate le rilevazioni e più che raddoppiato rispetto alla valutazione di soli tre mesi fa (a 70,6 da 30,2 di giugno).
“Abbiamo superato le aspettative, e questo si riflette sulla fiducia delle imprese”, sottolinea il think tank commentando la ricerca sottoposta e 350 amministratori delegati e vertici delle principali società italiane e multinazionali operanti in Italia. “Rispetto al settembre 2020 (quando l’Indicator era pari a -21,1) siamo in un’era geologica diversa. Un’accelerazione di ottimismo simile non l’avevamo mai registrata prima”, viene evidenziato.
“I valori massimi non sono indice del fatto che siamo nel migliore dei mondi possibili. È chiaro che i problemi ci sono e che gli strascichi della crisi del 2020 non spariscono da un anno con l’altro. Nel 2020 più di due milioni di famiglie (7,7% del totale) erano in povertà assoluta, partendo dal 6,4% del 2019. I 22,3 milioni di occupati, ad aprile 2021, sono sicuramente un valore in crescita rispetto ai mesi precedenti (+0,6% rispetto ad aprile), ma sono comunque un milione in meno rispetto agli occupati ad aprile 2019 – sottolinea ancora The European House Ambrosetti – Insomma: non siamo nella situazione ideale, ma siamo in una situazione comunque migliore rispetto a quanto preventivato, e con tutte le carte in mano per avviare un percorso di crescita sostenuto”.
Vede rosa anche il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, secondo cui il Pnrr, la cui approvazione europea non era affatto scontata, “sta andando bene” e sta consentendo all’Italia di crescere “come non faceva da 20 anni”. “L’obiettivo deve essere quello di mantenere questa velocità”, sottolinea il top manager.
Quanto al sistema bancario tricolore, Gros-Pietro non entra nel merito delle trattative Unicredit-Mps, ma non ha dubbi che nel nostro Paese ci sia spazio per almeno una terza grande banca italiana, con azionariato italiano. “In generale possiamo dire che in Italia ci sono già due grandi banche, Unicredit e Intesa Sanpaolo – spiega a margine del Workshop Ambrosetti – e non dimentichiamoci che ci sono altre grandi banche che sono presenti in Italia e che non sono ad azionariato italiano, Bnp-Paribas e Credit Agricole”. A suo avviso “non c’è problema di concorrenza in Italia perché ci sono concorrenti forti italiani e non italiani, ma se i concorrenti italiani sono almeno tre e saranno forti, sicuramente quelli che ci guadagneranno saranno i clienti, perché la concorrenza rende tutti più efficienti”. “Noi – conclude – saremo contenti, perché essere più efficienti ci aiuterà a far concorrenza in Europa”.
Altro tema su cui il banchiere non ha dubbi e l’importanza della sostenibilità. “Chi investe nella lotta al cambiamento climatico e nell’economia sostenibile avrà il dominio dei mercati nei prossimi decenni. E’ importante che le imprese italiane vadano in quella direzione, e noi le sosteniamo non solo finanziariamente ma anche come appoggio ai rapporti tra le stesse imprese”, assicura da Cernobbio.
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