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Fabio Fois, head of Research di Anima Sgr: “Ciò che è successo durante il 2022 era quasi impossibile da prevedere, ma ci aspettiamo un cambio di rotta nel 2023”
Il 2022 lascia l’amaro in bocca a gestori e investitori, ma il 2023 potrebbe essere l’anno della svolta. Ad affermarlo è Fabio Fois, head of research di Anima Sgr, che sottolinea “la lezione per il 2023 è che, al netto di altri shock esogeni, – non impossibili, ma difficilmente fattorizzabili in un quadro macro – il prossimo anno dovrebbe vedere un indebolimento sia della crescita che dell’inflazione, dando così modo alle banche centrali di allentare l’azione di contrasto all’inflazione”. Filippo Di Naro, chief investment officer della società, avvisa: “L’outlook sulla situazione europea risulta più fumoso, ci vuole prudenza”.
Cambio di marcia
Tutto lo scenario complesso vissuto dai mercati a più livelli nel 2022, “era quasi impossibile da prevedere a inizio anno” afferma Fois, che poi spiega: “Lato inflazione, la guerra fra Russia ed Ucraina ha modificato in modo netto le aspettative degli operatori. Tutto questo in un contesto di crescita che, nella sua componente di domanda domestica, ha mostrato come, all’indomani delle riaperture post-Covid, il desiderio di rivalsa dei consumatori sia stato più forte dell’inflazione stessa”.
Per il 2023, al netto di eventi imprevedibili come l’inasprimento del conflitto Russia-Ucraina, l’attesa è quella di un cambio di marcia, anche se lieve. Infatti, i rischi non scompaiono e anzi, come ricorda il Filippo Di Naro, cio di Anima Sgr, ci vuole comunque prudenza perché quello europeo è “comunque un outlook fumoso”. “ A livello macro” aggiunge Fois, “i rischi rimangono gli stessi, nei protagonisti e nelle dinamiche: che l’inflazione scenda meno del previsto, e la crescita si riveli più solida delle attese”.
Implicazioni allocative
“Al netto di una fase di volatilità che accompagnerà il consolidamento del trend di rallentamento di inflazione e crescita, e del tempo che occorrerà sia alle banche centrali che agli investitori per acquistare fiducia nel loro cambio di direzione” spiega Fois, “gli sviluppi macro da noi attesi dovrebbero in primo luogo favorire i comparti obbligazionari, specie quelli meno vulnerabili all’indebolimento del ciclo economico”. Durante l’anno, poi, si profileranno “opportunità importanti anche sulle asset class rischiose. Sarà auspicabilmente un anno meno complesso e imprevedibile, un anno in cui con un approccio misurato ed equilibrato si potrà tornare a estrarre valore dai mercati finanziari”.
Per l’obbligazionario governativo dei paesi sviluppati, “le prospettive per l’asset class appaiono più favorevoli” fa sapere l’esperto. “Grazie all’interruzione del ciclo di rialzi da parte delle banche centrali nel secondo trimestre, siamo più costruttivi sui treasury che sui bund”. Per l’obbligazionario governativo dei paesi emergenti, “il 2023 si presenta sulla carta come un anno non particolarmente propizio”, ma opportunità si potrebbero affacciare, afferma Fois, a metà anno “quando l’economia americana dovrebbe uscire dalla recessione tecnica”.
Mentre per le obbligazioni corporate, “ i primi mesi dell’anno potrebbero restare complessi, ma successivamente le obbligazioni societarie beneficeranno tanto del calo di volatilità e pressioni al ribasso sui tassi governativi, quanto della prospettiva di una ripresa economica”. Infine, “dopo un anno in cui il dollaro è stato protagonista indiscusso dei mercati valutari, nel 2023 la fine del ciclo di rialzi della Federal Reserve permetterà il riemergere di trend valutari meno univoci”.
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