Bce, i tassi negativi non sono una panacea. Ecco perché
Secondo Dws, l'impatto delle politiche Nirp nella zona euro è stato nella migliore delle ipotesi marginalmente positivo. L’analisi
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Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, è stata nominata come successore di Mario Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea, battendo l’attuale capo della banca centrale tedesca, il ‘falco’ Jens Weidmann, dato per favorito. “Sono onorata di essere stata nominata alla presidenza della Bce”, è stato il primo commento della Lagarde, la quale ha aggiunto che “lascerà temporaneamente il ruolo di direttore generale del Fmi durante il periodo che precede la nomina”. “Se dovesse essere confermata la nomina di Christine Lagarde alla Bce sarebbe un’ottima scelta. E’ una persona di grande valore”, ha detto il ministro dell’Economia italiano, Giovanni Tria.
Ma per gli investitori è una buona notizia? “L’ampio coinvolgimento di Lagarde nella crisi del debito sovrano in Grecia nel corso del suo mandato al Fmi è una dimostrazione chiara della sua posizione a favore dell’integrazione europea. Sebbene non abbia esperienza diretta nella gestione della politica monetaria, Lagarde ha espresso in passato la sua opinione sul fatto che i tassi di interesse negativi in Europa e Giappone sono stati nettamente positivi per l’economia globale. Sulla base di questo, riteniamo che Lagarde sarà un governatore ‘colomba’ e ciò dovrebbe rappresentare una notizia abbastanza positiva per gli investitori”, commenta Piya Sachdeva, economist di Schroders, secondo cui, le solide capacità comunicative dell’ex ministro francese delle Finanze saranno certamente utili nel fornire le forward guidance, che grazie al suo predecessore, sono diventate uno strumento efficiente delle politiche dell’Eurotower.
“Lagarde ha anche espresso la necessità di utilizzare tutti gli strumenti in termini di politiche nel corso del prossimo rallentamento, probabilmente quindi la sua nomina faciliterà il dibattito sull’utilizzo delle politiche fiscali in Europa per supportare la crescita – prosegue Sachdeva -. Per quanto riguarda l’attuale posizione in termini di politica monetaria, la Bce ha dichiarato che se le cose non dovessero migliorare, è possibile che sarà necessario introdurre ulteriori stimoli, compresi un cambiamento della forward guidance, tassi di interesse inferiori o un maggiore quantitative easing”.
“La sfida per la Bce – aggiunge inoltre l’economista di Schroders – è capire se queste iniziative sulle politiche possano modificare sufficientemente l’outlook, soprattutto in un contesto di bassa inflazione, e se una politica più accomodante possa essere vista a livello internazionale come una mossa “beggar-thy-neighbor” che mira all’indebolimento dell’euro”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Dave Lafferty, chief market strategist di Natixis Investment Managers. “Anche se Christine Lagarde potrebbe mettere in atto delle modifiche marginali, ci aspettiamo che prosegua la politica super-accommodante intrapresa dalla Bce – afferma -. La nomina di Lagarde è stata alquanto sorprendente, considerato che pochi economisti scommettevano su di lei. Ciò dà un’idea di quanto siano stati complessi i negoziati per le nuove nomine Ue”.
“Lagarde è più una policy maker, piuttosto che una tradizionale economista. Alcuni ne faranno una grande questione, anche se dubito che questo abbia importanza. Con un’inflazione bassa, una crescita lenta e riforme strutturali difficili da trovare, Lagarde non dovrà creare un nuovo manuale di politica monetaria”, osserva lo strategist, secondo cui Lagarde avrà il compito non soltanto di accreditare la politica della Bce, sia verso i Paesi della zona euro sia verso gli investitori globali, ma anche di impostarla. “Il suo background e le sue capacità negoziali affinate al Fmi entreranno certamente in gioco nel sostenere le riforme fiscali e strutturali in tutto il continente, in un contesto in cui gli strumenti monetari hanno perso gran parte della loro efficacia”, conclude.
