Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Giu – Lug 2018 |
L’entrata in vigore della Mifid II porterà a un’accelerazione delle operazioni di M&A. Con l’incremento dei costi e l’abbassamento dei prezzi dei prodotti ci sarà una compressione inevitabile dei margini. Per stare sul mercato bisognerà stringere alleanze
Pioneer-Amundi è solo uno dei tanti deal che ha spostato gli equilibri nel mondo del risparmio gestito. Negli ultimi anni si sono susseguite diverse operazioni di M&A. E non solo in Italia. Basti pensare alla doppia operazione di Anima, che a fine 2017 ha prima sottoscritto un accordo con Poste Italiane per accaparrarsi gli oltre 70 miliardi di euro di attivi sottostanti ai prodotti assicurativi di Ramo I di Banco Posta Fondi Sgr, per poi chiudere a inizio 2018 l’acquisizione di Aletti Gestielle. A livello internazionale, invece, hanno fatto parlare le fusioni Standard Life-Aberdeen e Janus-Henderson. Un processo di consolidamento che ha riguardato anche il mondo della distribuzione e del wealth management, con Indosuez Welath Management che si è aggregata con Banca Leonardo ed Ersel che ha acquisito Banca Albertini Syz.
Mauro Panebianco, partner di PwC e Awm Consulting Leader Italy
E ora che la Mifid II è entrata nel vivo potrebbe esserci un’ulteriore accelerazione delle operazioni di fusione e acquisizione. “È un processo inevitabile, per la Mifid II, ma anche per un tema di competitività – spiega Mauro Panebianco, partner di PwC e Awm Consulting Leader Italy – Il recepimento della direttiva comunitaria di secondo livello (è entrata ufficialmente in vigore a inizio gennaio, ndr) porterà a un incremento dei costi e a una maggiore trasparenza, che si concretizzerà a sua volta in una riduzione dei prezzi di mercato. L’effetto della RDR (Retail Distribution Review, ndr) in Inghilterra ne è una testimonianza. L’incremento dei costi, accompagnato da un abbassamento dei prezzi dei prodotti, porterà inevitabilmente a una compressione dei margini, che non potrà far altro che favorire un’aggregazione dei player sul mercato. Il fattore scala – aggiunge – diventa fondamentale, così come l’avere masse critiche per andare a competere con operatori che offrono prodotti a prezzi inferiori”.
Stefano Gatti, professore di finanza presso l’Università Bocconi di Milano
Sulla scia di quanto si è manifestato fino a oggi con le operazioni di M&A, il mercato continuerà a polarizzarsi su due grandi categorie.”Da un lato ci saranno gli operatori domestici o di prossimità, con masse decisamente più piccole – argomenta Stefano Gatti, professore di finanza presso l’Università Bocconi di Milano – Dall’altro lato ci saranno quelli che vorranno fare il salto di qualità e avere centinaia di centinaia di miliardi di euro in gestione, così da raggiungere economie di scala importanti e aggredire una massa di clientela molto più allargata rispetto ai confini domestici. Ma per fare il salto di qualità è necessario fare alleanze. Amundi, per esempio, si è comprata Pioneer per raggiungere una dimensione tale da poter competere a livello europeo”. Ma potrebbero svilupparsi anche modelli di business alternativi, come quello di Natixis e Nordea, fatto di piccole boutique specializzate su nicchie differenti di mercato. “Un modello che riesce a realizzare grandi masse”, puntualizza Gatti.
Ma quale sarà l’impatto sui risparmiatori? “Ci sarà un duplice effetto – fa notare Panebianco – Uno positivo, legato a una riduzione dei prezzi di mercato e a una minore dispersione dell’offerta prodotti. Si punterà di più su efficienza e qualità. L’altro effetto, però, sarà, o potrebbe essere, negativo: il consolidamento riduce la concorrenza e quindi ci potrebbe essere il rischio di formazione di cartelli. La presenza di pochi player potrebbe portare alla formazione di oligopoli. È un rischio che va monitorato”, conclude l’esperto di PwC.
La società di consulenza americana Boston Consulting Group offre un quadro completo delle performance del settore nel 2017 in un rapporto dal titolo «The Hidden Pressures on Asset Managers».
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