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Dopo tanto tempo trascorso a comunicare dietro al monitor del pc, è inevitabile sentirsi un po’ disabituati al public speaking dal vivo. È arrivato il momento di riaccendere i motori
Partiamo dalle fondamenta. Ovvero da come si costruiscono un discorso o una presentazione efficace. Per spiegartelo userò proprio il mio metodo di lavoro, il Metodo Parlare Chiaro, nelle sue tre fasi: strategia, preparazione e allenamento.
Nella fase strategica, devi partire innanzitutto dal tuo obiettivo. Vuoi preparare una presentazione per un tuo evento promozionale dal vivo? Ebbene, scriviti a caratteri cubitali su un foglio che il tuo è un obiettivo persuasivo e che, nello specifico, vuoi “vendere” ai tuoi potenziali clienti l’opportunità di fare una consulenza con te. Scriverti l’obiettivo fa un’enorme differenza e ti evita di cadere in uno dei più tipici errori che vedo spesso fare dai tuoi colleghi: erogare tanta formazione. Non fraintendermi. Non sto dicendo che non devi parlare di educazione finanziaria nei tuoi eventi. Sto dicendo che la formazione deve essere il mezzo, non il fine del tuo intervento.
Una volta che avrai ben delineato il tuo obiettivo, trattieniti ancora un po’ in questa fase più strategica e chiediti: a chi parlerò? Da chi è composto il mio pubblico? Quali paure, dubbi, bisogni e convinzioni limitanti potrebbe avere? Metti tutto nero su bianco. Se possibile, prima dell’evento, sarebbe davvero utile inviare ai partecipanti un breve questionario/sondaggio con risposte a scelta multipla. Più informazioni hai sul tuo pubblico, meglio è. Sempre.
Tieni presente che la fase strategica non termina mai. Devi essere sempre pronto a cogliere nella tua quotidianità lavorativa degli spunti utili per i tuoi discorsi e le tue presentazioni in pubblico e annotarteli.
Dopo esserti soffermato sulla fase strategica, puoi passare alla fase di preparazione. È questo il momento in cui dai forma e struttura ai tuoi contenuti. Qui, ricordati, devi essere selettivo. Non devi cadere nella tipica trappola che ti sottende la mente e che ti porta a pensare di dover dire per forza tutto. Devi selezionare ciò che ti è indispensabile dire per incuriosire e devi renderti conto che, dicendo tutto, finiresti soltanto per stancare e confondere il tuo pubblico.
Parti dal presupposto che ogni presentazione deve avere un’apertura accattivante, un corpo e una conclusione. Un’apertura è accattivante quando sorprende il tuo pubblico sin dai primissimi istanti. Dunque, evita di aprire il tuo intervento con “Buonasera, benvenuti, sono…” Lascia questi convenevoli in seconda battuta e apri dicendo qualcosa che il tuo pubblico non si aspetta. Ad esempio, con una statistica della Consob, con una o più domande, con una breve storia.
Nel corpo del tuo discorso, che idealmente deve essere strutturato su tre sezioni tematiche, ti consiglio vivamente di inserire in prima battuta una parte dedicata ai falsi miti nel settore finanziario. Questo perché se andassi dritto a spiegare i tuoi contenuti, rischieresti che il pubblico non ti segua e inizi a pensare “Questa cosa non fa per me…”, “Ah, di questo se ne intende mio cugino.”, “Ah, questo vale soltanto per chi ha patrimoni quattro volte più elevati del mio” e così via. Verso la fine del corpo del tuo discorso, ti consiglio di inserire una sezione dedicata alle FAQ. Non temere di risultare ridondante. Così facendo, non solo rafforzerai i concetti nella mente del pubblico, ma stimolerai anche domande dirette dai presenti.
Ora che hai preparato un intervento davvero pensato ad hoc per il tuo pubblico, puoi passare alla fase tre del Metodo Parlare Chiaro: la fase di allenamento. In questa fase ti giochi di fatto gran parte della tua attrattività come oratore.
Voce, espressioni facciali, contatto visivo, gestualità e movimenti sul palco sono fattori di grande impatto. Ti consiglio di registrare il tuo intervento, di riguardarlo e di darti poi dei feedback costruttivi rispondendo a queste domande:
-Com’è la tua voce? La moduli in tono e velocità oppure è monocorde? Tieni presente che una voce monocorde stanca il pubblico. La voce deve trasmettere emozioni e servirti per rafforzare i concetti che esponi.
-Com’è la tua gestualità? È naturale oppure tendi a fare gesti ripetitivi, rigidi o auto-protettivi? Ricorda che tanto più sei in simbiosi con ciò che stai dicendo e proiettato sul pubblico, tanto più la tua gestualità sarà spontanea.
-Come sono i tuoi movimenti sul palco? Tendi a stare impalato come un soldatino di piombo o a muoverti come un leone in gabbia? Nel primo caso annoi il pubblico, nel secondo lo innervosisci. L’ideale è muoversi secondo criteri precisi nello spazio.
-Dove dirigi il tuo sguardo? Guardi solo le prime file? Guardi solo le persone che ti fanno sentire più a tuo agio? Tendi spesso a distogliere lo sguardo dal pubblico e a guardare per terra o in alto? L’ideale è sviluppare la capacità di mantenere un eye contact panoramico, che abbracci tutti i partecipanti.
-Com’è il tuo livello di energia? Trasmetti entusiasmo per quello che dici oppure sei il primo ad essere annoiato e dunque a trasmettere poca credibilità? Difficilmente potrai vendere il tuo servizio a qualcuno se non sei tu il primo a cui brillano gli occhi quando ne parla.
Proprio così. Parlare in pubblico è un’arte che presuppone metodo, allenamento e feedback. Il bello è che l’apprendimento di quest’arte potenzialmente non finisce mai, è paragonabile alla scalata di una montagna che non ha una vetta. E non è forse questo il bello?!
* Founder Chiara Alzati Srl – Public Speaking Training & Coaching Campionessa Europea di Public Speaking 2020 e 2021
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