S&P500 lancia la sua versione Esg
S&P DowJones Indices presenta S&P500 Esg Index, primo di una serie di indici sostenibili. E Ubs prepara un Etf basato sul nuovo paniere
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I criteri Esg possono avere un impatto sui rating di credito. Tanto che S&P Global Ratings li ha di recente integrati nelle proprie analisi. Non solo. Per rendere più affidabile la corretta valutazione della sostenibilità aziendale nel lungo termine, la società internazionale di rating ha elaborato uno strumento che risponde al nome di Esg Evaluation. Sono stati questi i due temi centrali della recente “Italy Sustainable Finance Conference 2019”, che si è svolta a Milano. FocusRisparmio ha raccolto le opinioni degli esperti di S&P Global Ratings a margine dell’evento.
Integrazione dei fattori Esg
A partire dallo scorso gennaio, S&P ha incluso nelle analisi sui rating creditizi una nuova sezione dedicata all’analisi Esg per dare evidenza della rilevanza di questi fattori, intesi sia come rischio sia come opportunità, ai fini della determinazione dei rating. Inoltre, l’agenzia ha pubblicato circa 20 report card dedicate all’analisi dei fattori Esg nei diversi settori, come utility, automotive e construction. Il numero di azioni di rating dovute a fattori Esg è ancora modesto (3% nel periodo 2015-2017), ma si tratta di valori in crescita rispetto al passato, e comunque destinati ad aumentare esponenzialmente nel futuro.

“Diversi elementi hanno guidato gli sforzi di S&P per comunicare in maniera più trasparente l’influenza Esg sulle metriche di credito – commenta Renato Panichi, country lead italian corporate ratings di S&P Global Ratings – Questi elementi sono la maggiore rilevanza che i fattori Esg hanno acquisito come driver delle azioni di rating, la spinta regolamentare da parte di autorità come Esma, ma anche il crescente interesse da parte degli investitori, che chiedono alle aziende un impegno maggiore verso strategie di crescita sostenibile”. Dunque, i fattori Esg possono avere un impatto sui rating, a condizione che siano materiali e visibili: “in questo caso interagiscono con altri fattori di rating, quali liquidità, politica finanziaria, politica di crescita, per determinare il rating. Al contrario, quando i requisiti della materialità e della visibilità non sono presenti, i fattori Esg non producono normalmente effetti sui rating”, spiega Panichi.
Non solo. Può accadere che effetti negativi prodotti da rischi Esg vengano compensati da fattori positivi relativi ad altri elementi del rating, quali la posizione competitiva o un bilancio solido: è il caso di Volkswagen, che dopo il Dieselgate è riuscita tramite una solida generazione di cassa a far fronte alle richieste di risarcimento e transazioni. Può anche accadere che i fattori Esg si traducano in opportunità di business, che si riflettono poi positivamente sul rating di un’azienda.
Inoltre, “non tutti i fattori Esg hanno lo stesso peso sul rating – dice ancora Panichi – La governance, per esempio, è un elemento che spesso ha una valenza neutrale o negativa ai fini del rating, come nel caso di Telecom Italia, che vede precluso il ritorno all’investment grade in mancanza di un miglioramento della sua governance e del suo profilo finanziario. E non tutti i settori sono uguali: è intuitivo come l’oil & gas sia più impattato dai rischi ambientali rispetto a settori come consumer o business services”.
Esg Evaluation

Ma come si valuta la sostenibilità aziendale, al di là della potenziale correlazione tra Esg e merito di credito? S&P ha risposto a questa istanza con un nuovo strumento di valutazione, Esg Evaluation, che coniuga analisi qualitativa e quantitativa per esprimere un punteggio su base relativa in una scala da 0 a 100, confrontando la società con i peer del suo settore. “L’analisi in questo caso ha valenza previsionale e coniuga la valutazione Esg con la capacità di una società di far fronte nel lungo periodo ai rischi legati agli Esg, ma anche di coglierne le opportunità, anticipando e adattandosi rispetto a potenziali cambiamenti dirompenti”, argomenta Michael Wilkins, managing director, sustainable finance, di S&P Global Ratings.
Uno strumento che ha raccolto consensi nel mondo imprenditoriale, tanto che Enel ha accettato di essere pilot del progetto. “Ma anche in questo caso, l’analisi è sempre calata nel contesto specifico in cui le aziende operano. Se è vero che i 12 fattori alla base della valutazione sono comuni, è altrettanto vero che la materialità varia a seconda del tipo di settore di riferimento: ciò che rileva per un settore potrebbe non avere nessun impatto in un altro ambito e l’analisi di S&P tiene conto di queste specificità”, conclude Wilkins.
