Il Covid ha accelerato la transizione verso l’approccio olistico. L’esperto illustra quali sono i problemi sul tavolo per il prossimo decennio
Massimo Scolari, presidente di Ascofind
Il Covid ha mutato le esigenze degli investitori o, meglio, ha accelerato il cambiamento già in corso verso un approccio olistico. In generale sono sempre più gli investitori che si rivolgono a questi professionisti del risparmio ma molti problemi restano sul tavolo: dai costi dei prodotti, alla trasparenza, temi che la prossima dirigenza Anasf dovrà affrontare in maniera decisa e di cui FocusRisparmio ha parlato con Massimo Scolari, presidente di Ascofind, l’associazione per la consulenza finanziaria indipendente.
Si può fare un “punto” sulla consulenza: a che punto siamo e come cambia da oggi in poi?
Dal nostro osservatorio notiamo che la domanda di consulenza finanziaria si sta ampliando. Gli investitori richiedono un servizio più ampio che deve estendersi alle diverse sfere della gestione del patrimonio. In questo senso ritengo che un banco di prova importante sarà l’evoluzione dell’attività di consulenza agli investimenti in fondi chiusi riservati che investono prevalentemente in Pmi non quotate. La revisione della normativa, recentemente posta in consultazione dal Mef, richiama l’importanza della consulenza come una delle condizioni d’accesso a questi strumenti da parte della clientela retail.
Quali sono i problemi ancora sul campo e quali invece le situazioni che nell’era Mifid sono migliorate?
Nel febbraio di quest’anno Esma ha avviato una “Common Supervisory Action” che si propone di uniformare le prassi di vigilanza tra i diversi Stati membri, con particolare attenzione al tema dei costi dei prodotti finanziari e come i costi dei prodotti sono presi in considerazione dalle imprese di investimento quando raccomandano un prodotto di investimento a un cliente. Il tema della valutazione di adeguatezza nel servizio di consulenza appare quindi come una delle principali preoccupazioni delle Authority europee e ci attendiamo che anche in Italia vi siano richiami di attenzione da parte di Consob e di OCF.
Un secondo tema sul quale stiamo lavorando riguarda l’applicazione del Regolamento Disclosures in materia di integrazione dei fattori Esg nell’attività di consulenza. Entro marzo 2021 i soggetti che svolgono la consulenza dovranno pubblicare il proprio approccio Esg sul sito internet e nella documentazione precontrattuale. Il tempo per prepararsi adeguatamente non è molto.
Ritiene che l’epidemia Covid-19 imponga una nuova forma mentis ai consulenti: più competenza, più digitalizzazione?
Anche su questo punto è opportuno partire dallo Statement di Esma dello scorso 6 maggio, con il quale l’Authority sollecitava a porre la massima attenzione al rispetto dei requisiti di product governance e di adeguatezza nel nuovo contesto venutosi a creare. È indubbio che le conseguenze dell’attuale crisi economica saranno rilevanti per moltissimi clienti che potrebbero essere costretti a ridefinire, alla luce dei cambiamenti economici e lavorativi, i propri obiettivi di investimento e la tolleranza verso il rischio. Non dimentichiamo che la valutazione di adeguatezza nella consulenza deve essere fondata su informazioni coerenti ed aggiornate sui propri clienti. Il lavoro che i consulenti finanziari dovranno svolgere è quindi sicuramente molto rilevante.
Il segretario generale di Efpa Italia loda il lavoro di Anasf per promuovere consulenti sempre più competenti. I rapporti tra le due associazioni? Di dialettica sui temi di formazione e certificazione