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“C’è del valore a lungo termine nel settore della ‘managed care’ Usa e l’attuale dislocazione dei prezzi delle azioni è un’opportunità di acquisto”. La view di M&G Investments
Il settore della ‘managed care’ statunitense è di nuovo sotto i riflettori e può dare soddisfazioni a lungo termine. Ne è convinto il team azionario di M&G Investments, che in un report spiega perché il comparto è sotto i riflettori. “Di recente – si legge -, le azioni delle società specializzate in assistenza sanitaria negli Stati Uniti hanno subito qualche contraccolpo a causa delle preoccupazioni circa le potenziali riforme della sanità del Paese che hanno influito sul sentiment. Mentre l’indice S&P 500 si è ripreso dai minimi del 2018 ed è in crescita di circa il 15% rispetto all’anno precedente, il settore delle assicurazioni sanitarie Usa è sceso quasi altrettanto dal febbraio di quest’anno”.
Non solo. Lo scorso dicembre la sentenza da parte di un giudice federale in Texas, secondo cui l’Obamacare (anche conosciuto come l’Affordable Care Act) sarebbe ‘incostituzionale’ (in quanto impone a tutti gli americani di acquistare un’assicurazione sanitaria) ha gettato un’ulteriore ombra sul settore sanitario del Paese. “Chi segue il settore – osservano gli esperti – saprà benissimo della stretta correlazione tra i cicli elettorali statunitensi e i prezzi delle azioni delle società del settore sanitario. Anche se la corsa alla Casa Bianca per il 2020 sembra ancora lontana, i candidati alla presidenza hanno già iniziato a rivelare le loro proposte di campagna elettorale e, soprattutto tra i Democratici, l’assistenza sanitaria universale è al centro dell’attenzione. Bernie Sanders, veterano dei Democratici, ha rilanciato la proposta di sostituire l’assicurazione sanitaria privata con un sistema federale universalistico, chiamato Medicare-for-All, che copra le cure primarie, i ricoveri ospedalieri e i farmaci da prescrizione”.
Una riforma radicale va oltre ciò che è stato attuato attraverso l’Obamacare: Sanders punta sul fatto che il suo piano progressista avrà una forte risonanza tra gli elettori. “Tuttavia – prosegue l’analisi -, a fronte di pochi dettagli su come il Medicare-for-All sarà finanziato, i Repubblicani, e persino alcuni Democratici, appaino poco convinti. Nonostante ciò, a giudicare dalla recente performance di alcune società di assicurazione sanitaria americane (‘managed care organisations’, MCOs), i cui profitti verrebbero fortemente impattati da tali cambiamenti, il sentiment ne sta risentendo. Negli ultimi mesi i principali operatori del comparto, United Healthcare e Anthem, hanno subito un sostanziale de-rating rispetto al più ampio mercato azionario statunitense”.
Le preoccupazioni degli investitori sono esagerate? Ci sono molti ostacoli da superare prima che il senatore Sanders possa attuare una revisione così radicale del sistema sanitario, rispondono gli esperti. “In primo luogo, dovrebbe vincere le primarie democratiche e poi raccogliere il sostegno al suo piano sanitario da parte dei democratici più centristi, un’impresa non da poco. In secondo luogo, supponendo che possa poi arrivare a vincere la corsa per la Casa Bianca, i Democratici dovrebbero mantenere la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti e vincere il Senato. Di solito, sono necessari 60 voti per far passare una legge in Senato. Attualmente, i Democratici hanno solo 49 voti, anche se Sanders vorrebbe utilizzare il processo di conciliazione di bilancio come meccanismo per far passare la sua proposta di legge, il che richiederebbe solo una maggioranza semplice, ovvero 51 voti”.
“Mentre un piano Medicare-for-All sembra essere bene accetto – è la precisazione -, la sua popolarità tende a soffrire quando vengono evidenziate due condizioni chiave dell’iniziativa, ovvero che implicherebbe un aumento del prelievo fiscale e che l’assicurazione sanitaria privata smetterebbe di essere opzionale. Un recente sondaggio della Kaiser Family Foundation ha mostrato che il sostegno alla copertura sanitaria universale scende da quasi il 70% al 37% quando si solleva una di queste due questioni . Dieci anni fa, i Democratici hanno dovuto rinunciare a spingere le persone a fare a meni dei piani assicurativi esistenti, cosa che rientrava nelle proposte originali dell’Obamacare, nonostante avessero il controllo sia del Senato che della Camera dei Rappresentanti. Per quanto riguarda la spesa, quando il Congressional Budget Office del governo valuterà questo piano, ne farà emergere il costo. Gli Stati Uniti spendono ogni anno 3.200 miliardi di dollari per l’assistenza sanitaria, circa la metà dei quali è finanziata da datori di lavoro e privati. Qualsiasi proposta di un piano di assistenza universalistica vedrebbe il governo assumersi una parte sostanziale di questo costo, che dovrebbe essere finanziato attraverso aumenti delle tasse”.
Il team azionario di M&G Investments rimanda allora all drammatico derating delle aziende sanitarie nel 2009, in reazione all’Obamacare. “Il timore principale legato all’attuazione della riforma sanitaria, rispetto a una possibilità teorica, era che i cittadini statunitensi si sarebbero spostati da un’assicurazione commerciale ad alto margine di profitto verso un’assicurazione sanitaria a basso margine, con gravi ripercussioni sulla redditività delle aziende sanitarie. La realtà si è rivelata piuttosto diversa: uno spostamento su larga scala verso l’assistenza sanitaria a basso margine non si è verificato, la redditività del settore è cresciuta significativamente e le aziende sanitarie hanno visto un re-rating. Con il senno di poi, il 2009 ha fornito una grande opportunità di acquisto per le aziende sanitarie. Negli ultimi 10 anni il settore ha registrato un rendimento annualizzato del 25,1%, rispetto al rendimento annualizzato del 15,3% per l’indice S&P 500 nello stesso periodo”.
Di qui, le conclusioni per gli investitori. “La riforma del sistema sanitario statunitense è necessaria dato il costo alto e crescente del sistema stesso. Al momento, rappresenta circa il 18% del Pil Usa contro la media Oecdp ari a poco più della metà di tale valore. In ogni caso, la probabilità che il sistema Medicare-for-All sia effettivamente introdotto nel 2021 sembra bassa, considerati i costi intrinsechi e gli ostacoli politici. Pur ritenendo che vi sia spazio per un’ulteriore riduzione dei costi di gestione nel brevissimo termine, sulla base di queste preoccupazioni, pensiamo che i fondamentali a lungo termine di queste società rimarranno intatti. Consideriamo le società di assicurazione sanitaria americane (MCOs)come un driver fondamentale per spostare il rimborso sanitario statunitense da un approccio ‘basato sul volume’ ad un approccio ‘basato sul valore’, il che porterà gli Stati Uniti a migliorare il rapporto costi/benefici della spesa sanitaria. Per questo motivo, crediamo ci sia del valore a lungo termine nell’investimento nel settore della ‘managed care’ statunitense e consideriamo l’attuale dislocazione dei prezzi delle azioni come un’opportunità di acquisto”.