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Pimco prevede una ripresa a U nei prossimi 6-12 mesi, ma non senza rischi e ostacoli. Mbs agency e Tips per mettersi al sicuro
L’economia e i mercati finanziari globali passeranno da una fase di crisi acuta di breve termine a un graduale recupero nel corso dei prossimi sei-dodici mesi, non senza ostacoli e senza uscirne cambiati. Ne è convinto Joachim Fels, consulente economico globale di Pimco, che sottolinea come quella che abbiamo di fronte sia una recessione senza precedenti storici, innescata per decreto governativo dal lockdown anti coronavirus.
Questa volta, come osserva Fels, sono differenti anche la rapidità e l’entità delle risposte di politica monetaria e di politica di bilancio da parte delle autorità, che sono senza precedenti e volte a impedire che la recessione si trasformi in una depressione duratura. “Alla luce delle imponenti misure di sostegno e dell’assenza di gravi squilibri nell’economia reale, ci attendiamo che l’economia mondiale passerà da una fase di crisi acuta di breve termine a un graduale recupero nei prossimi sei-dodici mesi, una volta che la diffusione del coronavirus verrà arginata e verranno meno le restrizioni – afferma -. Il nostro scenario di base resta tuttavia una ripresa a U piuttosto che a V poiché le restrizioni verranno verosimilmente rimosse in via graduale e a diverse velocità nei diversi settori e aree geografiche. Inoltre, il ripristino delle filiere produttive richiederà un po’ di tempo”.
Pertanto, dopo la caduta verticale dell’attività economica attualmente in atto (il tratto discendente a I della U), l’economista si aspetta un processo di stabilizzazione di qualche mese dopo che il virus sarà portato sotto controllo (il tratto che forma la L nella U) prima che la produzione e la domanda risalgano, con il sostegno della politica fiscale e della politica monetaria e l’allentarsi della fase acuta della crisi sanitaria.
I rischi però non mancano e Fels ammette che tale scenario di base potrebbe essere messo in discussione se la pandemia dovesse durare più a lungo del previsto o nell’eventualità di un incremento superiore alle attese delle insolvenze societarie. “Ravvisiamo due scenari di rischio di ribasso – chiarisce -: una traiettoria a L prolungata o una ripresa interrotta da una ricaduta, quest’ultimo scenario rappresentato graficamente da una W. Una ripresa a V è in teoria possibile, ma a nostro giudizio di remota probabilità. Un tale sviluppo sarebbe il risultato del combinarsi del successo delle politiche macroeconomiche, di novità di rilievo in ambito medico e dell’incremento della capacità dei sistemi sanitari e dei governi di gestire la crisi attuale”.
Quanto al futuro, per l’economista questa crisi lascerà tre cicatrici di lungo termine. La prima è la possibile deglobalizzazione, con le imprese che potrebbero voler ridurre la complessità e i rischi di filiere produttive globali e i governi limitare gli scambi commerciali, i viaggi e le migrazioni sulla scorta dei timori per la salute pubblica. Se così fosse, il modello economico di aziende, settori e paesi che dipendono largamente dagli scambi commerciali e dal turismo potrebbe subire pesanti conseguenze durature.
La seconda riguarda il maggior debito pubblico e privato. “Ciò potrebbe mettere a dura prova l’indipendenza delle banche centrali con il loro maggior coinvolgimento nel sostegno alle imprese (essenzialmente una misura fiscale), oltre a tenere i tassi di interesse bassi per supportare i maggiori deficit pubblici – spiega -. Se i governi continueranno a intraprendere politiche espansive anche dopo la crisi, il predominio fiscale sulla politica monetaria potrebbe comportare tassi di inflazione più elevati di quelli attualmente scontati dai mercati, ma con le banche centrali a limitare gli incrementi dei rendimenti nominali che normalmente conseguirebbero da una maggiore inflazione, i tassi reali tenderebbero a diminuire all’aumentare dell’inflazione”.
La terza conseguenza consister in un cambiamento nel comportamento di risparmio delle famiglie. Per l’economista, l’aumento della disoccupazione e dei livelli di debito personale potrebbe accrescere la cautela delle famiglie, incrementando la domanda di attivi a basso rischio come obbligazioni e liquidità. Inoltre, i mutuatari potrebbero voler accelerare i rimborsi dei mutui. Pertanto, in previsione di un probabile ulteriore aumento dell’eccesso di risparmio privato, gli investitori dovrebbero prepararsi a una nuova Neutralità 2.0 di tassi di interesse reali ancora più depressi nell’orizzonte di lungo termine
Che significa tutto questo per gli investimenti? Per Fels, gli investitori si devono preparare a un contesto di investimento assai differente per la vulnerabilità dei segmenti più deboli dello spettro creditizio globale nei prossimi mesi. “Ciò dovrebbe dar luogo a punti di ingresso più interessanti nei segmenti a rischio più elevato nell’universo d’investimento con il passare del tempo, ma per il momento manteniamo un approccio paziente e focalizzato sulle opportunità negli attivi di elevata qualità con rischio remoto di insolvenza. Riteniamo opportuno un approccio prudenziale volto a mettere al riparo il capitale da perdite di valore permanenti”, afferma.
“A nostro giudizio – prosegue -, un tale approccio comprende una focalizzazione sulla duration statunitense: nonostante la significativa sovraperformance relativa, ravvisiamo tuttora spazio di ulteriore discesa dei tassi Usa qualora la stabilizzazione dovesse richiedere più tempo di quanto previsto dal nostro scenario di base. Riteniamo che gli Mbs agency e i Tips statunitensi siano interessanti attivi di elevata qualità, nonostante la recente volatilità”.
Fels spiega poi di avere mantenuto da un po’ un approccio cauto sul credito societario, in parte per perplessità in merito alle valutazioni e all’operatività del mercato, ma di ravvisare ora alcune opportunità per aggiungere esposizione in titoli di elevata qualità sulle scadenze più lunghe che ritiene offrano remunerazione del rischio. “Nel credito privato prevediamo opportunità di premi di liquidità interessanti. Ci manteniamo cauti sui segmenti più deboli dei mercati dei titoli investment grade, high yield e dei prestiti”, precisa.
“Avremo un approccio cauto al debito sovrano europeo e continueremo a seguire attentamente l’evoluzione degli interventi monetari e fiscali – conclude -. I mercati emergenti stanno entrando in questa recessione con pochi importanti squilibri macroeconomici, ma anche con limitata capacità sui versanti monetario e fiscale. Ciò, oltre a uno shock negativo persistente sui prezzi del petrolio, impone un approccio cauto rispetto ai mercati emergenti pur continuando a valutare le opportunità in maniera selettiva”.