Per Guy de Blonay di Jupiter AM ci sono ancora ampi margini da sfruttare per consentire a tutti di avere accesso ai servizi finanziari. L’esempio dei prodotti di PayPal e Square, che stanno facendo faville in Borsa
Guy de Blonay, head of Global Financials and Financial Innovation strategy di Jupiter AM
Un megatrend su cui puntare per trovare opportunità di crescita strutturale sull’azionario? Secondo Guy de Blonay, head of Global Financials and Financial Innovation strategy di Jupiter AM, e il suo collega Antoine Hucher, Financial Innovation Analyst, è l’inclusione finanziaria, ovvero ciò che consente alle persone di avere accesso ai servizi finanziari di base. Si tratta, spiegano i due esperti, di un fattore chiave per raggiungere alcuni dei diciassette Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDN) delle Nazioni Unite, come lo sradicamento della povertà, la riduzione del divario di genere e delle disuguaglianze. L’importanza dell’inclusione finanziaria è stata ufficialmente riconosciuta nel 2015 quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che sottolinea la necessità di “un accesso pieno e paritario ai servizi finanziari formali per tutti”.
“Resta però ancora molto da fare per rendere l’inclusione finanziaria una realtà”, spiega de Blonay. “Nel 2017, in tutto il mondo 1,7 miliardi di persone non avevano un conto bancario (World Bank). E questa situazione colpisce in modo sproporzionato i gruppi più vulnerabili nei mercati emergenti come le famiglie a basso reddito, le donne e i giovani”.Tutto questo significa anche che ci sono molti spazi di crescita.
Ma qual è il motore dell’inclusione finanziaria? Storicamente, questo ruolo era svolto dalle filiali delle banche, che però sono spesso antieconomiche al di fuori delle grandi aree urbane e dei mercati sviluppati. “In Africa, un rapporto di Accenture e Standard Bank stima che il 70% delle persone non bancarizzate dovrebbe spendere più di un intero mese di stipendio per raggiungere la filiale più vicina”, spiegano da Jupiter. Ma la digitalizzazione sta cambiando le cose. L‘aumento della penetrazione di Internet e l’emergere dell’online e del mobile banking hanno creato nuove opportunità per promuovere l’inclusione finanziaria, senza fare affidamento sulle vecchie reti di filiali. La finanza digitale è ora vista come “la via primaria per l’inclusione finanziaria” dal Fondo di Capital Development delle Nazioni Unite.
“La finanza digitale e i portafogli virtuali hanno già svolto un ruolo fondamentale nel mitigare l’impatto della pandemia di quest’anno. In Togo, i lavoratori occasionali hanno potuto iscriversi via telefono per ottenere i trasferimenti di denaro governativi”, osserva de Blonay. In questo contesto, un ruolo da apripista è svolto dalla Cina, che con le sue piattaforme virtuali sta offrendo un enorme contributo su questo fronte. “Applicazioni di pagamento mobile come AliPay di Ant e WeChat di Tencent hanno guadagnato un ampio consenso negli ultimi 10 anni, poiché i codici QR e i pagamenti elettronici hanno eliminato il contante nei punti vendita. La quasi unicità di AliPay di Alibaba e WeChat di Tencent ha fornito a queste aziende una piattaforma per la distribuzione di servizi finanziari in un paese in cui si stima che nel 2017 circa 224 milioni di persone non avessero un conto corrente bancario”.
La fallita (in realtà sospesa) Ipo di Ant Financial ha comunque puntato i riflettori degli investitori di tutto il mondo su una società che ora vende anche prodotti di credito, assicurativi e di asset management a una base di utenti di oltre 1 miliardo di individui e 80 milioni di piccoli commercianti. “Questo nuovo business è cresciuto a una velocità doppia rispetto al business tradizionale dei pagamenti e ha rappresentato il 56% dei ricavi della società nel 2019. A un certo punto, il fondo per il mercato monetario di Ant era il più grande al mondo, con oltre 1.000 miliardi di renminbi di asset in gestione”, ricordano da Jupiter.
E proprio la sospensione di quella che sarebbe stata una Ipo storica indica che adesso la Cina intende regolamentare in maniera più puntuale il settore, per garantire la stabilità del sistema finanziario ed evitare gli errori commessi con le piattaforme peer-to-peer, che sono state travolte dagli scandali e hanno fatto perdere ingenti quantità di denaro agli investitori. “Le autorità stanno ora cercando di regolamentare la massiccia crescita del credito online e dei microprestiti e, in particolare, stanno prendendo in considerazione regole che richiederebbero ad aziende come Ant di assumere più prestiti sui propri bilanci. L’obiettivo finale sembra duplice: livellare il campo di gioco con le banche e rendere gli operatori fintech responsabili dei rischi sui prestiti che facilitano”.
Per de Blonay c’è una chiara opportunità intorno all’inclusione finanziaria, ma bisogna essere consapevoli dei rischi normativi. In Cina, Alibaba (che possiede una partecipazione del 33% in Ant) e Tencent potrebbero subire degli effetti negativi dai cambiamenti del quadro normativo. “Ma con un business diversificato, un forte ecosistema e un’ampia potenzialità finanziaria, i rischi sono gestibili”.
Nei mercati sviluppati, le dinamiche sono leggermente diverse. Da una parte le piattaforme di pagamento non godono dello stesso livello di ubiquità che AliPay e Tencent hanno in Cina, dall’altra le banche tendono ad essere più radicate. Ma per Jupiter c’è comunque margine anche nei Paesi più sviluppati per promuovere l’inclusione finanziaria. “La Federal Deposit Insurance Corporation ha stimato che, nel 2017, il 6,5% delle famiglie statunitensi non aveva un conto corrente bancario (una percentuale che ha raggiunto il 21% e il 18% per le comunità afroamericane e ispaniche). Un ulteriore 18,7% delle famiglie statunitensi è stato considerato sotto-bancarizzato”. Le società di innovazione finanziaria si stanno muovendo per sfruttare questa parte di mercato non ancora colonizzata e crescere.
Per esempio, Paypal – che da inizio anno a oggi ha più che raddoppiato il proprio prezzo in Borsa, e viaggia sul Nasdaq sopra i 240 dollari – ora propone Venmo, un’applicazione di pagamento e un portafoglio digitale per millennials, e Xoom, una soluzione di portafoglio digitale che è diventata molto diffusa tra gli emigrati negli Stati Uniti – che non hanno tutti un conto in banca – e utilizzata per inviare denaro ai parenti nei loro Paesi d’origine. Mentre Square – che ha quadruplicato il suo valore di mercato, portando il titolo intorno a 240 dollari – fornisce servizi di accettazione dei pagamenti ai micro commercianti che spesso sono poco serviti dalle banche, oltre a un portafoglio per i pagamenti simile a Venmo, chiamato CashApp. Questi sistemi di pagamento sono letteralmente esplosi quest’anno, e sono stati perfino usati dal governo statunitense per fornire sussidi ai singoli individui e alle piccole imprese colpite dalla pandemia. La Venmo di Paypal e la CashApp di Square hanno già oltre 60 milioni e 30 milioni di utenti rispettivamente.
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